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La grande truffa della privatizzazione delle ferrovie inglesi

Una ricerca indipendente ha dimostrato che le privatizzazioni non sono quella panacea per curare i mali dell’economia. Senza dubbio un campanello d’allarme per noi italiani.

di Emanuele G. - martedì 16 dicembre 2014 - 4334 letture

Tutti nel nostro paese stanno parlando delle privatizzazioni come del toccasana per i mali di un’economia che non esprime fondamentali soddisfacenti. Possono esserlo le privatizzazioni, ma dipende come sono realizzate.

Ecco perché è importante confrontarci con l’esperienza di altri paesi che hanno preceduto il nostro paese nel campo della privatizzazione di importanti asset strategici. Ad esempio l’Inghilterra che all’alba degli anni novanta del secolo scorso decise una privatizzazione massiccia delle sue leggendarie ferrovie.

Ma come è andata in realtà questo processo di privatizzazione? Ha permesso al sistema ferroviario britannico di migliorare la qualità del proprio servizio? I cittadini sono stati maggiormente invogliati a prendere il treno piuttosto che la macchina? Lo Stato inglese ha realizzato significative performance di risparmio a seguito della privatizzazione dello strategico comparto infrastrutturale?

A queste domande ed altra ha cercato di rispondere una ricerca indipendente condotta da esperti del settore appartenenti ad università e centri di ricerca inglesi.

Il titolo già inquadra alla perfezione l’oggetto dell’analisi: "The Great Train Robbery". Ossia "Il Grande Furto delle Ferrovie". Un titolo che indica in maniera inequivocabile che il risultato complessivo del processo di privatizzazione è scarso e inquietante.

Scarso perché la qualità del servizio in sé non è migliorato. Anzi è peggiorato in molti casi. I cittadini inglesi hanno viepiù prescelto l’automobile rispetto al treno. Infine, lo Stato non ha registrato alcun sensibile risparmio di esercio. Tutt’altro...

Inquietante perché in realtà le privatizzazioni sono servite alle società private che hanno preso in gestione parti del sistema ferroviario britannico per incamerare lauti sussidi statali. E succede perfino che attualmente non si riesca a capire di chi è realmente la proprietà di stazioni, materiale mobile, binari, strutture logistiche e rete elettrica!

Il gruppo di lavoro che ha prodotto questa importante e significativa ricerca ha compiuto uno sforzo notevole rileggendo in maniera puntale nonché precisa la storia delle privatizzazioni delle ferrovie inglesi.

E’ stata compiuta un’analisi a 360 gradi che ha preso in considerazione tutti i parametri necessari. Parametri normativi. Parametri organizzativi. Parametri economici. Parametri di servizio. Parametri finanziari. In breve, non si è tralasciato alcunché.

L’esito che viene fuori dalla lettura delle 170 pagine della ricerca è la fotografia di una svendita da parte dello Stato inglese di un asset strategico a favore di gruppi economici pseudo-privati che non hanno messo nessun capitale proprio per intascare sussidi statali. Con risultati operativi deludenti e preoccupanti.

Una ricerca che dovrebbe esser ben letta da quanti in Italia vogliono che le Ferrovie dello Stato siano quasi del tutto privatizzate. Una privatizzazione ha senso quando sono i privati ad investire loro risorse finanziarie. Che senso ha definirsi "privato" quando aspetti che sia lo Stato a darti quelel risorse che tu non hai messo?

Proprio perché la ricerca è valida e piena di molti spunti di riflessione ho deciso di renderla disponibile mediante apposito download. Buona lettura e riflessione!

Documento accluso: AA.VV. "The Great Train Robbery" (CRESC)


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