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L’Europa che vogliamo

Discorso inaugurativo presidenza del semestre francese

di Emanuele G. - mercoledì 19 gennaio 2022 - 1042 letture

Oggi il Presidente francese Emmanuel Macron ha presentato al Parlamento europeo (orfano per la recente scomparsa del suo Presidente David Sassoli) le linee guida della Presidenza francese del semestre appena iniziato.

Ci permettiamo di enunciare alcune annotazioni su tale discorso e in generale sull’Europa che vogliamo.

A nostro parere è mancato del tutto un progetto per una seria politica di riduzione delle povertà e marginalità diffuse in Europa. Se vogliamo un’Europa "faro di civiltà" dobbiamo partire dai deboli. Altre strade non ce ne sono. E’ lì che si sostanzia il progetto di unificazione europea iniziato negli anni cinquanta con la firma degli Accordi di Roma del 1957. E’ la povertà la vera e autentica frontiera europea. Se non si capisce questo l’Europa non compirà nessun passo in avanti.

Ci si è dimenticati del tutto del dramma cdei flussi migratori che a cadenza programmata si porpendono presso le coste greche e italiane. Come si fa a costruire un’Europa unita e solidale se ci si dimentica degli ultimi della terra? La lotta per l’eguaglianza fra gli esseri umani parte da una politica di inclusione che parte da una vera accoglienza dei disperati che circolano per il mondo e che vedono nell’Europa il loro faro. Un’Europa solidale è un obblogo morale per noi tutti europei sedicenti detentori del segreto della civiltà.

Il discorso di Macron è un discorso fin troppo orientato verso un’Europa tecnocratica e in mano a pochi potentati. Queella tecnocrazia che ha distrutto l’idea stessa dei padri fondatori del sogno di un’Europa unita e coesa. L’Europa è prima un’Europa dei popoli e delle minoranze. Senza questa semplice constatazione l’Europa di oggi tradisce gli ideali fondatrici risalenti a vari decenni ordono. Prima i popoli, deinde i potentati. Noi vogliamo un’Europa sociale e non di aristocrazie che impongono alla maggiornanza di noi scelte per nulla condivise e frutto di dinamiche non democratiche.

Finalmente l’Europa sembra aver scoperto l’Africa. Fatto positivo, ma a patto di due considerazioni basilari. Che non sia il solito gichetto geopolitico per ostacolare l’avanzata della Cina in quel continente. Che non sia la scusa per favorire i potentati economici europei nel fare affari nel continente situato a sud del Mar Mediterraneo. L’incontro con l’Africa deve avvenire su basi egualitarie e non in base a una visione neocolonialista come da diversi settori si auspica. Il dialogo Europa-Africa deve avvenire su basi paritarie. Se no diventa una presa in giro tragica per l’intero continente nero che non ha bisogno di questi mezzucci per lanciare la sua sfida nei confronti del suo avvenire.

Insomma noi vogliamo un’Europa sodiale, unita realmente e che sia democratica e popolare. Se non avrà, possederà tali caratteristiche costitutive non andrà da nessuna parte e rimarrà schiacciata dalla guerra in atto fra Usa, Russia e Cina. Noi vogliamo un’Europa protagonista di civiltà e solidarietà.


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