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Il male francese

Un paese - diviso alla prova drammatica del terrorismo jihadista - in crisi da diversi decenni
di Emanuele G. - martedì 9 agosto 2016 - 2037 letture

Che la Francia sia un paese in difficoltà non lo scopro certamente io ed ora. E’ un processo che inizia decenni orsono. Cerchiamo di dare una visione storica a tale stato carsico che attraversa da generazioni la Francia.

I primi shock sono databili nel corso degli anni cinquanta allorquando il paese transalpino dovette gestire un processo di decolonizzazione pesante e molto violento. Qui ci si riferisce, soprattutto, all’ Algeria e all’ Indocina . Avviene una rottura epocale nel senso che il senso della "grandeur" francese riceve un colpo mortale. La Francia non è più evidentemente il centro del mondo e la perdita delle colonie lascia strascichi dolorosi nella popolozione francese. Da qui inizia il c.d. "male francese". Appena appena mitigato dal decisionismo di Charles de Gaulle .

Negli anni sessanta è il mondo culturale/universitario che rende evidente codesto "male". Ricordiamoci Jean-Paul Sartre ... E’ il decennio del ’68 . Un decennio dove la gioventù francese cerca di scardinare una società fin troppo chiusa e conservatrice. Purtroppo, non ci riusciranno. A ciò aggiungasi l’azione di riflessione e discernimento di filosofi appartenenti al "pensiero critico" come Jacques Derrida e Alain Badiou . Fra gli anni cinquanta, altresì, e la decade successiva - a mò di trait-d’union - abbiamo l’opera di Albert Camus che sintetizza il "male francese" nella reazione negativa al processo di decolonizzazione da parte della Francia avvenuta a seguito di sanguinarie violazioni dei diritti dell’uomo.

La regalità presidenziale da Georges Pompidou in avanti ha cercato di nascondere il "male francese" senza riuscirci. Sotto quella regalità covava un "male" carsico che è durato fino ai giorni nostri. Non per nulla escono due libri che faranno storia.

Ne "Le mal français" pubblicato nel 1976 Alain Pyerfitte denuncia per la prima volta il fatto che esiste un "male francese". Un "male francese" declinato dalle regole asfittiche dell’amministrazione dello Stato, l’eccesso di burocrazia, la centralizzazione, la mancanza di fiducia da parte degli imprenditori, uno Stato fin troppo dirigista e una certa staticità sociale.

In breve, una diagnosi impietosa della Francia a cui in questi 40 anni nessuno è riuscito a porre un rimedio od argine.

Nel 1983 Jean-François Revel pubblica un altro testo fondamentale ossia "Comment Les Démocraties Finissent" . Lui parte dal presupposto liberale che ci deve essere separazione fra il potere politico e l’economia. Solo quando accade tale stato virtuoso allora si vive in un periodo di "felicità". Ma quando questa divisione etica non è più ed è a favore del potere economico, allora il pericolo è che le democrazie possano morire. Come sta avvenendo oggi.

La Francia ha accumulato negli ultimi anni ulteriori problemi.

Prima di tutto, una politica estera fin troppo aggressiva da parte dell’ex Presidente Nicolas Sarkozy che ha incrinato fortemente il concetto della Francia quale faro della civiltà. Di fatto le varie campagne militari poste in essere dall’ex Presidente hanno inimicato ampi strati del mondo africano e arabo che sentivano uno speciale trasporto nei confronti della Francia patria del mondo moderno e della democrazia.

Inoltre, alcune riforme sociali - scuola e lavoro in primis - hanno messo a nudo le fragilità di una società francese dove anche qui è visibile il crollo dei ceti operai e medi a favore delle classi più abbienti espressioni della finanza globalizzata. Lo Stato non più attore di ricomposizione delle diseguaglianze sociali ed economiche, bensì fautore delle medesime. Con un’aggravante senza precedenti. tali riforme vengono messe in atto da un Presidente socialista: François Hollande . Per studiare la Francia di oggi sono consigliabili gli scritti, lucidi e significativi, di due sociologi francesi: Michel Pinçon e Monique Pinçon-Charlot . La loro riflessione si articola sul ruolo devastante delle c.d. "elite" che si sono comprate la democrazia a detrimento della stessa democrazia per i propri fini.

L’imminenza delle Presidenziali non depone certamente a favore di una risoluzione delle decennali difficoltà francesi. Anzi... Il quadro degli sfidanti appare di scarsissimo valore politico con l’estrema destra che rischia di esplodere. In più, non esiste quella coesione fra le forze politiche, sociali, economiche e culturali che permisero, ad esempio, all’Italia nel corso dei pesanti anni settanta di affrontare e vincere la sfida mortale del terrorismo sia di destra che di sinistra. Si aggiunga, inoltre, una situazione economica piuttosto statica e debilitata che può rappresentare un fattore di demoltiplicazione di situazioni di conflittualità e disagio.

La Francia è un faro di civiltà dai piedi di argilla ed immobile. Purtroppo... Come appaiono lontani i tempi dell’immortale canzone di Charles Trenet "Douce France"...

Suggerimenti per la lettura (le edizioni dei libri sono in originale francese):

- Alain Pyerfitte, Le Mal français, Paris, Plon, 1976;

- Jean-François Revel, Comment Les Démocraties Finissent, Paris, Grasset, 1983

Crediti fotografici: l’immagine è stata presa dal sito https://static01.nyt.com.


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