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Il declino ambientale della Sicilia

Come la Sicilia distrugge il proprio patrimonio ambientale. Un altro sintomo della nemesi complessiva che attanaglia la nostra isola.
di Emanuele G. - lunedì 9 febbraio 2015 - 1387 letture

Uno dei sintomi del più generale declino della Sicilia è rappresentato dalle profonde e drammatiche ferite che l’uomo ha provocato all’ambiente della nostra isola.

Non passa giorno, infatti, che si apprende notizia dell’ennesimo sfregio in materia ambientale perpetrato a un tratto di costa, ad un’ansa golenale di un fiume, a una pendice collinare, a un bosco e a tutta una serie infinita di luoghi che rappresentano la straordinaria diversità e biodiversità della Sicilia.

In breve, ci stiamo mettendo di ottima lena per distruggere quanto la natura e le civiltà passate ci hanno consegnato in dono. Un dono prezioso sintomo della meravigliosa storia millenaria della Sicilia. Ma il dato che dovrebbe farci preoccupare - ed indignare (ma siamo ancora in grado di indignarci?) - è un altro. Stiamo distruggendo noi stessi. Distruggendo ciò che ci circonda in realtà distruggiamo la nostra identità.

Cosa resterà alla fine di tale processo di nemesi? Il nulla. Non saremmo più in grado di comprendere chi siamo. Proprio perché ci siamo "dilettati" ad annichilire le componenti identificative rappresentanti le caratteristiche peculiari e precipue del nostro essere Sicilia. Un microcosmo unico al mondo.

Due i fatti - fra i tanti - hanno ritenuto la mia attenzione.

In provincia di Enna è in atto il disboscamento di ben 10.000 ettari di bosco per alimentare un impianto di biomasse al costo di 1 euro ad albero abbattuto! Si tratta di un accordo fra la Regione e un’aziena privata (la Sper Spa). Qui si tocca la follia. Per alimentare un ritrovato tecnologico per produrre energia pulita si commette un crimine ambientale: la distruzione di una foresta. La filosofia ambientale che diventa essa stessa fautrice di distruzione ambientale. Ripeto, follia.

In concomitanza con quanto sta accadendo in provincia di Enna, si è verificato un altro gravissimo attentato all’ecosistema siciliano. Vicino a San Vito lo Capo (provincia di Trapani) sono andate distrutte ampie estensioni della scogliera di Maccari. Come mai? Chi ha commesso l’ennesimo atto di pura distruzione? Sembra che nessuno abbia visto. Eppure l’azione distruttrice sembra essersi protratta per almeno due giorni... Da ciò si deduce che siamo così assuefatti al vandalismo ambientale da non accorgercene. Inquietante. Più che inquietante.

E pensare che la Sicilia era considerata sia dai Greci che dai Latini dimora di Cerere dea dell’agricoltura. Per i nostri padri - Greci e Latini - la Sicilia era il simbolo della natura e, pertanto, avevano deciso che la divinità tutelatrice dell’agricoltura e dell’ambiente avesse dimora proprio qui da noi. Come una miriade di divinità minori ed entità preposte agli svariati aspetti del mondo agricolo e ambientale.

Come possiamo noi - eredi scellerati di contante civiltà - trovare una ragione al fine di accampare una scusa plausibile per tali scellerate azioni?


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