Il Serpente e il Sacro

Un matrimonio in India

di Alberto Giovanni Biuso - sabato 3 giugno 2006 - 5079 letture

Su Repubblica leggo la seguente agenzia:

«INDIA: SPOSA UN RETTILE, AMMALIATA DAL SUO FASCINO

Una donna indiana ha sposato un cobra, rapita dal suo fascino. Lo sposalizio è stato celebrato mercoledì davanti a duemila invitati, con una cerimonia tradizionale indù nel villaggio di Atala, nello Stato indiano di Orissa, non distante dal capoluogo Bhubaneswar. I sacerdoti hanno suggellato l’unione cantando mantra, ma il rettile, che vive in un formicaio non distante, non si è presentato al rito. Al suo posto, accanto alla sposa esitante nel suo sari di seta, è stato sistemato un cobra in ottone. “Sebbene i serpenti non parlino né capiscano, noi comunichiamo in un modo particolare”, ha raccontato Bimbala Das, 30 anni, all’agenzia Press Trust of India, “Ogni qual volta metto del latte vicino al formicaio, il cobra viene fuori e lo beve. Si fa sempre vedere quando mi avvicino alla tana. Non mi ha mai fatto del male”. È stata festa grande per gli abitanti del villaggio, convinti che questa insolita unione porti fortuna: i serpenti, e soprattutto il cobra reale, sono venerati in India come simboli di Shiva, il dio della distruzione. Das, che appartiene alla casta inferiore, si è convertita alla setta dei Vaishnav, vegeteriani e animalisti, e ha dovuto chiedere il permesso agli anziani del villaggio per sposare il cobra. Dopo la cerimonia, si è trasferita in una capanna costruita vicino al formicaio. Nei mesi scorsi, alla periferia di Bhubaneswar, fu celebrato uno sposalizio tra una ragazza di una tribù e un cane».

Ogni reazione improntata all’ironia sarebbe prova di razzismo culturale e di profonda ignoranza. Da ironizzare ci sarebbe, invece, sulla immensa distanza che separa la festa per il legame tra un umano e un animale in India e il divieto che le nostre leggi frappongono a ogni matrimonio che non sia eterosessuale...

Altrettanto superficiale sarebbe interpretare l’episodio sotto la categoria della «superstizione». Come se queste persone fossero in attesa di una razionalità superiore (anche tecnologico-economica, naturalmente) che le liberi da oscure credenze.

Si tratta, invece, di un fatto splendido, che testimonia come ci siano ancora nel mondo culture e concezioni dell’essere che non separano l’antroposfera dalla zoosfera; che non vedono negli altri animali delle specie da sfruttare, divorare e vivisezionare; che sono permeate di saggezze millenarie e profonde, per quanto ai nostri occhi di europei incomprensibili.

Uno sposalizio come quello celebrato ad Atala dimostra soprattutto il permanere della potenza del Sacro, la continuità delle forze profonde della Zoé e del Bìos, della nuda vita dalla quale scaturisce ogni singolo vivente, la cui esistenza è legata a quella del Tutto. Per queste culture la vera divinità è la Terra che ci nutre, ci sovrasta e ci possiede, quella Terra che anche la Grecia profonda -con Sofocle- riconosce quale «suprema fra gli dèi» (Antigone, 428). Tanto che un rettile può diventare un segno di benedizione, un affascinante simbolo d’amore.

www.biuso.it


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Il Serpente e il Sacro
3 giugno 2006, di : JoeSerpe

condivido pienamente questo articolo.

Vorrei fare solo un’osservazione, pedante ma, spero, non inutile:

"Si tratta, invece, di un fatto splendido, che testimonia come ci siano ancora nel mondo culture e concezioni dell’essere che non separano l’antroposfera dalla zoosfera; che non vedono negli altri animali delle specie da sfruttare, divorare e vivisezionare; che sono permeate di saggezze millenarie e profonde, per quanto ai nostri occhi di europei incomprensibili."

Il fatto che gli abitatni del luogo considerino il matrimonio tra la donna e il serpente un evento capace di portare fortuna, e il rettile un "segno di benedizione" mi fa riflettere su un dato: se da una parte hanno un profondo rispetto per l’animale e un senso del "Sacro" in merito, dall’altra quel distacco tra "antroposfera" e "zoosfera" è presente, in modo molto diverso se confrontato all’"occidente", ovviamente, ma comunque presente.

E’ possibile riunificare insieme queste due "sfere" in una concezione unica?

    Il Serpente e il Sacro
    4 giugno 2006, di : Alberto Giovanni Biuso

    L’osservazione non è affatto pedante ma anzi molto pertinente.

    È chiaro che ogni specie animale possiede caratteri suoi propri, anche la nostra. E quindi una totale identificazione tra zoosfera e antroposfera è non solo impossibile ma neppure auspicabile. Si deve aggiungere, piuttosto, che anche il termine “zoosfera” è puramente indicativo, in quanto all’interno del mondo animale le differenze sono enormi e costituiscono una ragione di ricchezza ontologica ed ecologica.

    Riunificare le due sfere, come chiede lei, non significa quindi confonderle, mescolarle, annullarle ma rispettarle tutte nella loro identità e soprattutto nel loro diritto a...esistere (un’altra motivazione per diventare vegetariani).

    Il Serpente e il Sacro
    4 giugno 2006, di : rosy

    Come sostiene il prof. Biuso identificare antroposfera e zoosfera è inpossibile,ma forse non è detto che è inauspicabile.Sostengo questo sulla base di una semplice osservazione d’origine,forse anche ingenua.In questo stadio dell’evoluzione umana, con un enorme sforzo intellettuale, l’uomo sta risalendo la china del suo antropocentrismo culturale,può farlo perchè ha la predisposizione biologica per farlo,ma mostra di avere difficoltà maggiore nell’uscire dal suo antropomorfismo che è la causa dell’antropocentrismo.In questo stadio dll’evoluzione della vita non può quindi ancora uscirne,ma forse fra secoli o millenni l’evoluzione biologica umana può riuscire a portare lo stesso sviluppo biologico in una direzione che si avvia al superamento dell’antropomorfismo e di conseguenza ad avvicinare la distanza culturale fra l’antroposfera e la zoosfera.Sembra fantascienza,ma se riflettiamo, oggi l’uomo riesce ad ottenere cose che poco più di un secolo fa non si sarebbe mai immaginato.Accorciare la distanza fra antroposfera e zoosfera forse è il modo o il luogo in cui l’uomo riuscirà a viversi senza farsi simbolo,senza icone,ma senza violenza.