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IMPASTATO-MORO: In morte della democrazia

Un anniversario che rappresenta ancora una ferita per il nostro paese

di Emanuele G. - lunedì 8 maggio 2023 - 1445 letture

Il 9 maggio del 1978 si sarebbe compiuto il destino di due uomini che non si conoscevano affatto. Peppino Impastato fu ucciso a Cinisi mediante un falso suicidio, mentre Aldo Moro fu posto a morte dalle Brigate Rosse.

In quel giorno si incrociano i destini di due uomini che per molti versi si rassomigliano proprio perché credevano fortemente nella democrazia e nella libertà. E questo loro amore ne determinò il destino finale. Ossia la morte violenta.

Peppino Impastato era un rivoluzionatore. Lui con un pugno di amici aveva messo su un gruppo di opposizione al potere mafioso di don Tano Badalamenti padrone assoluto di Cinisi e territori viciniori. Era una lotta del tutto personale. Non violenta. In possesso di un humour imperdibile. Fu un innovatore perché utilizzava la parola in senso ironico, la sua radio - la leggendaria Radio Aut-Aut - era un coarcevo di pensieri i ntitale libertà a dimostrare che la libertà di espressione è la base di una versa democrazia. Peppino Impastato era un genio nell’imbastire azioni contro la mafia. Azioni graffianti, corrosive, simboliste e paradossali. Non si muoveva per gloria personale, ma per affrancare la popolazione di Cinisi dallo strapotere della mafia. Un meraviglioso combattente per la libertà e la possibilità di una società aperta e tollerante.

Aldo Moro, su un altro lato, aveva sentito con profondo anticipo la crisi della società italiana. Lui veniva a conoscenza di questo fatto perché aveva continuato ad esercitare la funzione di professore all’Università di Roma. Pertanto, era in contatto con i giovani e ne aveva raccolto i timori e la voglia di cambiamento. Per tutti gli anni settanta Moro cercò di porre la politica più a contatto con la gente e la cittadinanza. Arrivando persino a intraprendere seri e profondi dialoghi con Enrico Berlinguer segretario del PCI. Entrambi preoccupati su alcune criticità della società e della politica italiana e quindi intenzionati ad aprire una nuova stagione politica di riformismo e riforme. Stagione interrotta con il sequestro dello stesso Moro e del suo successivo assassinio 55 giorni dopo il sequestro.

Quel 9 maggio l’Italia ha perso due persone fondamentali per la nostra democrazia in quanto avevano in mente una società giusta e tollerante. Una perdita drammatica poiché Impastato e Moro avrebbero prodotto effetti a lungo termine in fatto di innovazione e trasformazioni per l’intero nostro paese.

Una perdita di cui si sente ancora il peso atroca. Come ha fatto l’Italia a privarsi in maniera violenta di due cittadini esemplari che volevano solo il bene di tutto. Anzi l’interesse generale come avrebbe chiosato Berliguer in una celebre intervista a La Repubblica.

Pertanto, Peppino Impastato e Aldo Moro vadano sempre ricordati come esempi imperituri. Loro hanno combattutto la giusta battaglia per il bene comune. Ogni giorno il migliore modo di ricordarli è quello di impegnarsi ogni giorno per costruire una vera democrazia in Italia.


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