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I mille particolarismi che tengono prigioniera l’Italia

Un pericoloso pensiero antidemocratico e antiliberale si annida nelle pieghe della società italiana

di Emanuele G. - lunedì 18 agosto 2014 - 2251 letture

A che punto è la democrazia in Italia?

La domanda è più che lecita e legittima perché nutro in merito parecchi timori. La realtà di tutti i giorni ci fornisce, purtroppo, molteplici spunti per una riflessione che non è certamente foriera di un roseo avvenire. Non noto, cioé, l’affermarsi di modelli di dinamiche sociali improntate ai valori della democrazia e del rispetto della libertà.

Viviamo un periodo transitorio. Transitorio nel senso di insussistenza di valori e modelli condivisi. Forse perché veniamo dal c.d. "secolo breve" durante il quale le ideologie giocarono un ruolo al dir poco fondamentale? Con tutti i loro limiti le ideologie svolgevano un egregio ruolo di stabilizzazione delle dinamichge sociali. Fungevano da fattore di equilibratura. Fornivano un obiettivo da perseguire e raggiungere. Programmavano gli strumenti e le fasi per raggiungere l’obiettivo prefissato. Il risultato più evidente fu un generale progresso della democrazia e una diffusione senza precedenti nella storia del genere umano del progresso.

Le ideologie - come già accennato sopra - ospitavano nel loro Dna limiti evidenti. Aspetti che alla fin fine hanno sconfitto le ideologie. E’ come se ogni ideologia si fosse creata avendo già "in corpore vile" i virus della propria sconfitta. Le ideologie nel volgere di pochissimi lustri hanno iniziato ad appalesare tutte le loro contraddizioni e sono crollate. Prima avevamo dei molossi che sovritendevano alla vita del genere umano. Ora ci troviamo in un ordine mondiale sì liqueforme da non avere punti di riferimento condivisi con gli altri. Prima eravamo parti di un sistema. Ora siamo delle monadi che veleggiano solitarie.

A un sistema - certe volte asfittico - se n’è sostituito un altro estremamente parcellizato. Che si è andato aggregando su mini-sistemi. Anzi su sporadi che non hanno interesse a che l’altro viva. Infatti, queste sporadi hanno sviluppato un fortissimo senso di sopravvivenza. Capirete che se l’obiettivo è il sopravvivere non è assolutamente pensabile che sia in esso presente alcun valore democratico e liberale. L’obiettivo di tali sporadi è sì sopravvivere, ma a scapito di tutto il resto. Questo è il quadro che si nota analizzando la società italiana di questi ultimi anni.

Questa parcelizzazione - poiché l’obiettivo delle sporadi è la sopravvivenza - implica la continua demonizzazione dell’ "autrui". Con l’altro l’unica dinamica possibile è quella del conflitto. Un conflitto da cui io devo uscire vivo e vittorioso, mentre l’altro deve essere morto ed annichilito. In questa situazione come può esserci l’affermazione dei valori della democrazia. Il cui valore principale è il riconoscimento dell’avversario e una dialettica improntata al rispetto affinché il sistema tenga. Tutte queste sporadi si muovono come se detenessero la verità rivelata. Solo esse possono decidere chi è nel giusto e cosa è giusto. Naturalmente chi è nel giusto è rappresentato da loro stessi. Idem per il cosa è giusto.

In quest’ottica - ca va sans dire - chi si permette di avanzare dubbi o cerca di far capire che la verità è multiforme è attaccato ed esposto al pubblico ludibrio. Ma chi è costui che ardisce in tale ardimento? E’ uno stolto. Uno da eliminare. Chi è diverso ha da soccombere. Perché mette in dubbio l’esistenza delle sporadi. Soprattutto i loro interessi. Interessi spesso illeciti e illegittimi. Il quadro che si ricava non è confortante. Anzi... Si fa largo uno stato di assoluta povertà etica e morale della democrazia italiana prigioniera di mille e mille particolarismi che vogliono una sola cosa: continuare ad avere una loro visibilità al fine di continuare a gestire il proprio fazzoletto di interessi e potere.

L’Italia non può continuare ad essere prigioniera di mille particolarismi che stanno distruggendo i valori cardini di una democrazia matura, condivisa, forte e solidale come i Padri Costituenti avevano espressamente postulato vergando le pagine immortali della Costituzione Repubblicana.


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