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Emigrazione: amnesie collettive europee

Articolo pubblicato sul blog di VISION (Roma - Italia) in data odierna
di Emanuele G. - lunedì 14 settembre 2015 - 1389 letture

Quando finirà la “via crucis” dell’Europa e, di conseguenza, dell’Unione Europea? E’ proprio il caso di porsi tale domanda. L’Europa – attenzione Europa e non solo Unione Europea – appare sempre un buon passo indietro rispetto alle mille novelle dinamiche storiche imposte dal “mondo liquido” in cui viviamo. Prendiamo ad esempio il doloroso e lacerante fenomeno dell’emigrazione. Invece di comprendere l’Europa che è venuto il momento di cambiare registro, ci si rifugia nel più bieco populismo. Orban su tutti. Vogliamo finalmente essere per davvero quel “faro di civiltà” come crediamo essere da diversi secoli?

Iniziamo dal fare un’operazione di verità sui numeri. Guarda caso nessuno parla di codesto argomento. Vorrei sapere perché? Per coprire l’insussistenza delle proprie posizioni politiche? Cerchiamo di fare un po’ di luce in tale direzione. I populisti, per non dire filo-fascisti e filo-nazisti, ci intimoriscono affermando che siamo investiti da una marea di profughi che non ha pari nella storia europea. Falso! Gli attuali profughi nel corso degli ultimi anni raggiungono a malapena la cifra di 2 milioni di persone. Lo sapete quanti lo furono negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale? Più di 16 milioni di persone nel nostro continente furono obbligate ad abbandonare il proprio territorio di residenza per trasferirsi o dentro la nazione di riferimento oppure in altri paesi europei od ancora nelle Americhe. Converrete che c’è una certa differenza fra 2 milioni e 16 milioni…

Andiamo avanti. Fra il 1870 e il 1970 se ne andarono dall’Italia ben 27 milioni di nostri connazionali. Una marea di gente che la famigerata Bossi-Fini definirebbe profughi per motivi economici. Per uno strano gioco della storia questi 27 milioni di italiani non avrebbero mai potuto far rientro in patria perché…profughi per motivi economici! I paesi dell’Est si stanno distinguendo per una loro totale chiusura nei confronti dell’ipotesi di accogliere dei profughi. Ad esempio, la Polonia si è rifiutata in maniera più che categorica. Le dichiarazione del Presidente Duda e del Premier Kopacz sono esemplari al riguardo. Bisognerebbe ricordare loro che l’Europa ha accettato ben volentieri – almeno così sembra – ben 2 milioni di polacchi che abbandonarono il paese fra il 1980 e il 2000. Cari Duda e Kopacz mi pare che si abbia la memoria corta dalle vostre parti, o sbaglio? Sempre questi paesi dell’Europa dell’Est (anche se tale denominazione non è più corretta dal punto di vista geografico e geopolitico) tengono nascosto un dramma demografico al dir poco inquietante. Secondo uno studio dell’Unesco l’Ungheria vedrà decurtata del 16 % per la propria popolazione entro il 2050! La Croazia addirittura del 35 %! Quindi come la mettiamo?

La sintesi di questa sfilza di numeri e percentuali vuole essere solo una: Europa ed Unione Europea non sarebbe venuto il momento di ragionare piuttosto che buttare benzina sul pericolo fuoco del populismo e della demagogia? E’ davvero venuto il momento di dare piena attuazione a direttive europee riguardanti sia la Cittadinanza europea che il Diritto d’Asilo. Si deve partire da qui perché se si riuscirà a costruire un diritto alla Cittadinanza europea univoco e condiviso da tutti avremmo compiuto un decisivo passo in avanti verso la costruzione di quell’Europa voluta fermamente dai padri fondatori settant’anni fa. Un diritto alla Cittadinanza europea che fa dei principi della Solidarietà e della Sussidarietà le basi portanti di una politica sociale europea che abbia l’uomo al centro di tutto. E non le fisime dei tanti capi-popolo nazionalisti che affollano il nostro continente da un bel po’ di anni a questa parte. Amnesie collettive? Basta!

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