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Decreto Bollette regala a infermieri e ostetriche doppio lavoro e cottimo

Perché in effetti solo di cottimo e doppio lavoro si può parlare quando - per sopperire alla mancanza di infermieri che garantiscano il funzionamento delle strutture territoriali previste dal Pnrr – si induce il personale, dopo turni massacranti nei reparti, a svolgere ulteriori attività per portare a casa uno stipendio finalmente dignitoso.

di Redazione Lavoro - mercoledì 5 aprile 2023 - 1554 letture

L’abolizione del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche, contenuta nel Decreto Bollette, è uno specchietto per le allodole, la condanna a inseguire qualcosa di inesistente. Per le professioni sanitarie è il miraggio di aver conseguito la libertà dai vincoli mentre, in realtà, si è ottenuto solo orario di lavoro senza limiti e paragonabile al cottimo.

Perché in effetti solo di cottimo e doppio lavoro si può parlare quando - per sopperire alla mancanza di infermieri che garantiscano il funzionamento delle strutture territoriali previste dal Pnrr – si induce il personale, dopo turni massacranti nei reparti, a svolgere ulteriori attività per portare a casa uno stipendio finalmente dignitoso.

Viene inoltre eliminato il vincolo delle 8 ore per l’attività intramoenia e si alzano le tariffe incentivando così il personale a sottoporsi a un vero e proprio tour de force, alla faccia del concetto di benessere psico-fisico, con rischi concreti per la sicurezza propria e dei pazienti.

Si palesa in tutta evidenza, a dispetto della malriposta esultanza, da una parte l’incapacità dei sindacati corporativi di ottenere aumenti contrattuali tali da permettere che non venga intaccata la qualità della vita e dall’altra, in nome di un distorto concetto di crescita e sviluppo professionale, la assoluta mancanza di tutela dall’Ordine degli Infermieri, che si è guardato bene dal richiedere aumenti retributivi tali da adeguarsi alla media Ocse.

Il Decreto Bollette nasconde anche altro e cioè la possibilità di affidare a terzi i servizi medici ed infermieristici in ambito ospedaliero, per ora limitatamente ai servizi di emergenza-urgenza. Non a caso Confcooperative Sanità ha subito attivato insieme alle federazioni dei medici e degli infermieri un gruppo di lavoro per trovare e proporre soluzioni alla mancanza di personale prevedendo, con occhio interessato anche alla gestione di attività territoriali e assistenza domiciliare, aggregazioni e organizzazione degli operatori in cooperativa.

Insomma, mentre da una parte si tenta di applicare una stretta sulle costose prestazioni a gettone dei medici, di contro si spalanca la porta a nuove massicce esternalizzazioni e a nuovi e imponenti trasferimenti di risorse dal pubblico al privato.

Un Decreto Bollette che rischia di mandare definitivamente in “bolletta” quel poco che rimane del Servizio sanitario nazionale. Quello che c’è di positivo, come ad esempio la possibilità di procedere d’ufficio contro chi aggredisce il personale sanitario e l’anticipo della indennità per chi opera nei pronto soccorso, non servirà davvero a fermare l’emorragia di medici e infermieri e a risolvere la drammatica carenza di personale.

Il Servizio sanitario nazionale è allo stremo e, come non mai, c’è il rischio concreto della sua definitiva implosione. La continua sottrazione di risorse ha completamente stravolto i suoi principi fondanti e cioè che la salute si tutela “senza distinzioni di condizioni individuali o sociali e secondo le modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”.

È necessario tornare allo spirito originario del SSN e non c’è altro modo se non quello di garantire un incremento costante del fondo sanitario, togliere il tetto alla spesa per il personale, garantire stipendi che facciano tornare appetibili le professioni sanitarie, impedire ulteriori esternalizzazioni di servizi e l’espansione del privato.

USB Pubblico Impiego


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