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Carlo Puca “Il Sud deve Morire” (Marsilio)

Il Sud deve morire? E’ già morto…
di Emanuele G. - lunedì 5 dicembre 2016 - 3480 letture

Possibile che quando si affronta il problema – eterno ed atavico – del Meridione bisogna esprimersi solo in termini negativi e pessimistici? Vorremmo tanto parlarne in modo positivo ed ottimista, ma come? Se facciamo la storia di quanto è successo negli ultimi secoli da Roma in giù ci accorgiamo che abbiamo creato un disastro. Un disastro che aumenta ogni giorno. A vista d’occhio. Oggi a riflettere sul Sud è il giornalista Carlo Puca.

Chi è Carlo Puca? Napoletano di Sant’Antimo, dal 2008 lavora al settimanale «Panorama». Per la carta stampata ha scritto inchieste «on the road» tradotte in tutto il mondo. Autore di libri, docufilm, pièce teatrali, è opinionista di numerosi programmi tv di informazione. Per Raiuno è stato anche inviato di Petrolio (2014), conduttore di Buono Brutto Cattivo (2015) e autore di Cose nostre (2016). Conduce periodicamente Prima pagina su Radio 3. È autore di Tengo famiglia. L’Italia dei parenti (2011). A luglio 2016 gli è stato assegnato il Premio internazionale di giornalismo Cristiana Matano per il reportage La maledizione di vivere a Lampedusa.

L’autore si è sobbarcato un viaggio di parecchie migliaia di kilometri per il Sud in modo da constatare di prima mano le enormi criticità del Meridione. Il giornalista Carlo Puca ha seguito uno schema/indice esemplare in modo da evitare di cadere nei soliti luoghi comuni che in riferimento al Meridione abbondano. Da notare il sottotitolo “Esecutori, mandati e complici di un delitto (quasi) perfetto”. Un sottotitolo già di per sé esaustivo ed esplicativo.

In primis, l’autore rende conto dei luoghi che ha visitato. Significativi: Lampedusa, Castel Volturno, Papasidero, Barletta, Viaggiano e L’Aquila. Luoghi dove per diversi motivi sitocca con mano questa “via crucis” denominata Meridione. Esempi eclatanti di un delitto (quasi) perfetto.

Ma chi ha commesso questi delitti e che i succitati luoghi rappresentano purtroppo “degnamente”? Un po’ tutti. Si distinguono in mandanti ed esecutori. Alla prima categoria appartengono i politici, i mafiosi e i nordisti. Ognuno nel Sud si è fatto i propri affari alle spalle del Meridione che spesso è stato complice del delitto (quasi) perfetto. Alla seconda, invece: imprenditori, sindacalisti, l’Europa, i burocrati e gli antimafiosi in carriera. Anche loro si sono fatti i cavoli propri al fine di approfittare della situazione. Incapaci di andare oltre alla lunghezza del loro naso proprio perché dovevano “mangiare” o essere consenzienti a un disegno strategico che doveva determinare la morte del Meridione.

Infine, ci siamo noi. I complici, ecco… E qui il giornalista Carlo Puca inizia un elenco alfabetico di tutti i difetti congeniti di noi meridionali. Difetti che ci hanno portato alla morte del Sud d’Italia. Difetti che hanno aiutato chi ha deciso la sua morte. Difetti che rappresentano il nostro contributo alla causa della morte dei nostri territori.

In breve, un viaggio attraverso il Sud senza speranza di uscirne vivi.

Lascio la conclusione all’autore medesimo. Il quale verga in modo magistrale il finale del suo libro-denuncia:

Il Sud deve morire

La morte odora di resurrezione Eugenio Montale

Al Sud ho incontrato il Bene.

L’ho visto sulle facce di migliaia di persone, rintracciato nei sentimenti civici, verificato nei comportamenti di intere comunita. Sono consapevole, dunque, che nelle viscere del Mezzogiorno – il mio Mezzogiorno – circolano copiose le stille cristalline della giustizia.

Tali lacrime di purezza sono esemplari. Resistono da secoli alle metastasi del malgoverno, diffusesi nel corpo del Meridione nelle forme piu eterogenee: monarchia (sia essa borbonica o savoiarda); dittatura fascista; Repubblica (Prima, Seconda, Terza, fa lo stesso). E pacifico, infatti, che, pur cambiando l’Italia periodicamente leader, idee e ideologie, poco o nulla di questi rivolgimenti produce effetti sulla condizione del suo Sud. Anzi, se possibile, ogni pseudorivoluzione politica diffonde ulteriormente il Male in un corpo gia martoriato.

D’altronde, le analisi sono impietose. Dati, indici e percentuali svelano una diagnosi assai amara: il Meridione d’Italia e ridotto allo stato vegetativo; le membra sono inerti, gli occhi spenti, i sensi avviliti dalla malattia. Il respiro ancora persiste, ma e artificiale, indotto dall’accanimento terapeutico di persone spesso in malafede, talvolta no. Pero il risultato non cambia: tutti, consciamente o meno, speculano sulla sua agonia.

Ho cercato di spiegarlo nelle pagine di questo libro. Dietro il paravento della cosiddetta ≪questione meridionale≫, in tanti si costruiscono carriere, fortune, potere. E se al Sud non viene staccata la spina, e soltanto perche tenerlo in vita conviene a troppa gente.

Ai politici, per cui il Mezzogiorno e un serbatoio di voti.

Ai mafiosi, per cui e un territorio da depredare.

Ai nordisti, per cui e un mercato da sfruttare.

A imprenditori, sindacalisti e burocrati, per cui e un bancomat dal plafond infinito.

Agli antimafiosi, per cui e un lavoro occasionale (a volte ben pagato).

Quanto a noi, che il Sud lo abitiamo, siamo una concausa della malattia. Vittime del coma, invece di reagire e combattere, ci limitiamo esclusivamente a chiedere. Confondendo, per esempio, il sacrosanto diritto al lavoro con il diritto a un reddito, cioe’ a una prebenda pubblica, unico collante di un popolo, il nostro, altrimenti diviso per campanili.

Il guaio e che le presunte classi dirigenti hanno piu che assecondato questa tendenza. Noi sudisti ci siamo accontentati e abituati. Seppur indotti, abbiamo scelto di vivere in controluce rispetto agli splendori del Nord produttivo. Ed ecco perche, ancora oggi, ≪essere meridionali≫ per molti rappresenta soltanto uno status grazie al quale recriminare diritti evidentemente negati, omettendo pero di praticare i doveri imposti dalla democrazia, dal libero mercato e dal vivere civile.

Questo nostro atteggiamento ci ha condotto alla rinuncia piu grave: abbiamo abbandonato l’ambizione di costruire un futuro straordinario. Purtroppo, pensando in piccolo, investendo la nostra speranza sulla mediocrita di un presente assistito dallo Stato, mai e poi mai potremo spezzare le clientele politiche, le arroganze nordiste, le brutalita mafiose, i maneggi di certi imprenditori, sindacalisti e burocrati. Fatto piu grave, ci verra ancora e sempre negata la soglia minima di dignita garantita a qualsiasi cittadino occidentale.

Percio, date le condizioni, e persino naturale che la nostra terra continui a spopolarsi. I figli migliori del Sud cercano fortuna altrove, in luoghi dove praticano il coraggio della ricerca e della sperimentazione. Mentre tra noi c’e ancora chi chiede risarcimenti (cioe stipendi pubblici piu che infrastrutture) per i presunti danni causati dall’Unita d’Italia, nel mondo avanza la quarta rivoluzione industriale. Prevede la digitalizzazione dei processi produttivi, l’uso delle stampanti 3D, lo scambio di informazioni su reti velocissime e interconnesse. Ecco dunque una proposta su quello che spetterebbe fare a noi meridionali: invece di lamentarci per il passato, dovremmo pretendere, urlando, di investire sul futuro.

Il Sud s’affaccia sul Mediterraneo, dispone di una discreta tecnologia e garantisce un eccellente know-how; con una pianificazione seria potrebbe imporsi quale ponte digitale dell’Europa verso l’Africa. Ma niente, i governi di Roma e le Regioni del Mezzogiorno preferiscono assistere masse di parassiti di varia natura, continuando a elargire prebende di ogni tipo. Una stortura, uno scempio, un assassinio dell’avvenire, perpetrato nell’indifferenza piu totale di noi meridionali.

Ci siamo distratti anche sul primo, storico discorso di fine anno da capo dello Stato di Sergio Mattarella, nel 2015, dove si e pronunciato sul Sud con un passaggio deciso e ammonente: ≪Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l’intero Paese restera indietro≫. Carta stampata e tv, quasi tutti nordisti, hanno ovviamente titolato su altre questioni. Ma colpisce che anche i social networker piu appassionati se ne siano disinteressati.

Come se nel Sud non credessero piu neanche i meridionali, figurarsi i governi nazionali.

Sotto silenzio e passato pure il suggerimento di un’icona della contemporaneita, il ≪banchiere dei poveri≫, premio Nobel per la Pace, Muhammad Yunus. Dopo una visita nel Mezzogiorno del maggio 2016, Yunus ha invitato l’Italia a finanziare con il microcredito le startup dei ragazzi piu volenterosi. Sembrera singolare, ma in Bangladesh il microcredito costituisce la prassi, da noi un’eccezione. Non e affatto un dettaglio marginale. Persino un paese terzomondista come il Bengala sta rialzandosi (anche) grazie a medicine semplici ma strutturali. Al Mezzogiorno d’Italia, invece, tocca la solita cura, l’assistenzialismo, peraltro esercitato con sempre minore vigore per causa di forza maggiore (la crisi economica). Ecco, e inutile illudersi: alle attuali condizioni, non rimane alcuna speranza di vederlo finalmente in salute; il Meridione rimarra eternamente allettato.

Allora tanto vale farlo crepare, il mio Sud, per risolvere le sue pene e affinche dal suo ricordo possano almeno rigenerarsi le sue energie piu sane, svincolate dalle catene della mediocrita, del malaffare e del pregiudizio.

Certo, i primi tempi sarebbero durissimi, bisognerebbe stringere la cinghia, rimodulare la nostra economia, questuare gli aiuti internazionali. Ma un precedente esemplare esiste: la Germania uscita devastata dalla seconda guerra mondiale e dagli orrori perpetrati da Adolf Hitler. In meno di due decenni i tedeschi sono riusciti a imporsi come potenza economica mondiale grazie a due forze: la disperazione e la liberta.

Al Sud siamo gia grandi esperti di disperazione. Dobbiamo soltanto imparare a gestirla per ribaltarla, per camminare sulle nostre gambe senza assistenzialismi e prebende, lavorando ≪ventre a terra≫ per costruirci un futuro decente.

Quello che piu manca al Mezzogiorno e la liberta. Qui da noi un Furher non c’e, ma tanti dittatorelli, piccoli e grandi, si. Messi assieme, compongono il Male assoluto che infesta le nostre esistenze. E da loro che dobbiamo affrancarci se vogliamo riprendere la via della fiducia.

Ed ecco perche il Sud deve morire. Per la locuzione latina del simul stabunt, simul cadent (insieme staranno, insieme cadranno), il Sud trascinerebbe con se nella tomba l’associazione a delinquere che costituisce appunto il Male, ovvero mandanti, esecutori e complici del suo (quasi) assassinio.

E vorrei proprio vederla l’Italia intera che implode senza il suo Mezzogiorno; e i politici che perdono voti e clientele; e i mafiosi indotti a traslocare per non fare la fame; e i nordisti con i loro capannoni pieni di merci invendute; e certi imprenditori, sindacalisti e burocrati costretti a lavorare, ammesso che un lavoro lo trovino; e noi meridionali obbligati a farcela da soli, a entrare nella contemporaneita, a pianificare l’avvenire.

Gia cosi, soltanto per questo, da inferno il Meridione diventerebbe almeno un purgatorio, perche, se non altro, avrebbe fatto piazza pulita di cialtroni, criminali e ipocriti.

Chissa, magari qualcuno di quei ragazzi che stanno abbandonando il Sud resterebbe a casa per gustarsi la liberta. Forse troverebbero pure il Bene a governarla, a scommettere sulla quarta rivoluzione industriale, a investire finalmente sul futuro.

E allora si che scopriremmo tutti la gioia del paradiso.

LINK UTILI:

https://www.facebook.com/carlo.puca.79

http://www.marsilioeditori.it/

CREDITI ICONOGRAFICI: La foto della copertina ci è stata fornita dalla casa editrice.


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