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Carlentini: i cimiteri raccontano l’uomo

Breve viaggio nella storia di Carlentini cammindo lungo i viali del suo cimitero
di Emanuele G. - venerdì 7 ottobre 2016 - 4506 letture

PREMESSA

La civiltà sulla terra è comparsa quando l’uomo iniziò ad avvertire un sentire religioso. Ossia la possibilità che ci fosse nella sua vita una dimensione immateriale e magica. In quel momento preciso nasce "le coté spirituel" del nostro essere. E’ presente nella vita di ogni essere vivente un motore che in seguito sarà definito "anima". La spiritualità dell’essere si indirizza su due momenti fondanti: la religione per l’appunto e la riflessione filosofica. A ben guardare tali momenti non sono affatto differenti e aprioristici. Sono, viepiù, due modalità con cui l’uomo cerca di indagare la dimensione immateriale e magica della sua vita. La religione è guidata dalla fede, mentre la "ratio" è lo strumento principe della riflessione filosofica. Fede e "ratio" nell’antichità non sono mai state entità scisse, anzi...

L’uomo, allora, inizia a materializzare tale sentimento religioso mediante l’elaborazione di alcune pratiche e la costruzione di monumenti atti allo svolgimento di cerimonie religiose. Una delle pratiche più significative e che con il tempo è diventata una costante della storia dell’uomo afferisce alla sepoltura dei propri defunti. Pertanto, si sviluppano cerimonie conseguenti alla morte che prenderanno il nome di funerali. Parimenti ai funerali, vengono allestiti i primi cimiteri. Cimiteri che non erano allocati fuori dagli abitati come oggi, bensì si trovavano sotto le case. Un modo con cui l’uomo continuava a credere che i propri defunti erano ancora in vita e vicini. Significativa, poi, la forma di tali tombe. Le tombe dette "ad utero". Come dall’utero noi nasciamo così noi ritorniamo dentro ad esso nella speranza di rinascere. La credenza della rinascita e della reincarnazione si origina a causa di simile tipologia tombale.

Il cimitero - per via di quanto affermato sopra - diventa uno dei manufatti più significativi per conoscere la storia dell’uomo, le sue usanze e, sans va sans dire, la propria spiritualità. Possiamo affermare che il cimitero è una modalità di materializzazione della storia del genere umano. Non per nulla il cimitero in sé è uno dei manufatti del genio umano che archeologici e storici studiano con massima intensità. Infatti, dallo studio di un cimitero si possono trarre conclusioni di estrema importanza afferenti alla vita di una comunità.

Da qui mi è venuta l’idea di compiere un "viaggio" in seno al cimitero di Carlentini dove abito al fine di ottenere alcune informazioni sulla storia locale del mio paese. Il cimitero è il luogo che rappresenta la storia di Carlentini in quanto è la rappresentazione icastica dell’avvicendarsi delle generazioni che ivi sono vissute.

Iniziamo, dunque, il nostro "viaggio" alla scoperta del cimitero di Carlentini e della sua storia.

L’INGRESSO

- simbolo fascista Siamo sul piazzale d’ingresso e a sinistra del secondo portale di ingresso si nota uno scavo nelle mura di cinta del cimitero. Tale scavo delinea la forma di un fascio littorio di epoca fascista (foto 1). Si vede che è stato tolto allorquando si verificò il crollo del regime fascista. A mio modesto avviso non avrebbe dovuto essere tolto in quanto testimonianza di una fase storica della nostra comunità. Cancellare testimonianze storiche significa sempre privare una comunità di strumenti di conoscenza della sua storia.

- targhe In seguito, ci dirigiamo verso il portale principale di ingresso (foto 2). Ai lati in alto vi sono due targhe di notevole consistenza (foto 3 e foto 4). Con un linguaggio volutamente "pomposo" ed "aulico" a metà strada fra Carducci e D’Annunzio si descrive il cimitero come ultima dimora per noi mortali. Un sacello amorevole. Dimora dove i nostri cari ci seppelliscono e si ricordano di noi addolorati. Nel medesimo istante, si coglie quasi carsicamente un’aspirazione, legittima fra l’altro, alla reincarnazione.

Riportiamo per completezza il testo completo delle due iscrizioni monumentali.

Quella di sinistra:

"Nel seno oscuro di quest’ermo colle che passar vede i secoli e le genti finché la terra contro il sole spinta non ritorni in vapore all’infinito pietosamente Carlentini raccoglie i suoi caduti e all’oblio li contende mentre la specie avanza e s’infutura nei vari mondi colle stesse leggi".

A destra, invece:

"Il divenire eterno della specie che la natura come fin ci assegna alla gloria dei morti forza attinge coll’immanente ereditaria legge rinnovi la cittade i suoi istituti ma la virtù degli avi è certa guida che i saggi ispira al sacrificio accende al fato acerbo a rassegnarci insegna".

LA VISITA

- antonino licciardello Siamo nel settore denominato "vecchio". Sul lato sinistro rispetto al viale centrale e vicino a una cappella di color verdino/azzurro appartenente alla famiglia Materazzi Orazio vi è una tomba (foto 5) che ha attratto la mia attenzione.

L’epigrafe funeraria recita:

"Qui giace LICCIARDELLO ANTONINO del signor DON CIRINO e della signora DONNA GIUSEPPA CASSARINO chierico intelligente vero vocato al sacerdozio caritatevole verso i poveri nato addì 7 luglio 1873 immatura morte gli troncò i giorni addì 22 aprile 1895 lasciando inconsolabili la famiglia e la intiera cittadinanza che aspettava in lui il sacerdote modello".

Nella Carlentini ottocentesca e della prima metà del secolo scorso la famiglia Licciardello era una famiglia molto importante. Il che spiega l’ondata di commozione che colse l’intera cittadinanza carleontina al momento della dipartita del giovane Antonino Licciardello. Anzi, sempre la medesima cittadinanza poneva notevole aspettative nei suoi confronti per via di evidenti qualità morali ed etiche.

- carmelo sellato Proseguendo sullo stesso lato ed in direzione della cappella cimiteriale costruita da Monsignor Giovanni Maria Sortino ci imbattiamo in una tomba a forma di piramide bassa (foto 6).

Leggiamo l’epigrafe:

"Tomba di Carmelo Sellato fabbro veterinario di anni 83 morto il dì 28 dicembre 1898 e consorte Maria Crocifissa Balsamo 1891"

Anticamente non era infrequente che le persone avessero più lavori. Il suddetto Carmelo Sellato era allo stesso tempo fabbro e veterinario. Come non ricordare - a tal proposito - i barbieri di paese che eseguivano piccole operazioni chirurgiche come l’estrazione dei denti? Un esempio di come la nostra città sia cambiata profondamente nelle professioni nel senso che gli artigiani carlentinesi erano molto rinomati per la perizia che dimostravano nel loro lavoro, mentre ora sono quasi del tutto scomparsi.

- lucia carveni Ritornando verso il viale centrale c’è un’epigrafe funeraria che utilizza un linguaggio per lo meno originale quanto singolare. La tomba (foto 7) si trova sul lato destro della cappella di famiglia dei Beneventano della Corte. Eccone il testo:

"Fulgida luce di amore materno GENTILE SIGNORA LUCIA CARVENI spentasi a 86 anni il 3 aprile 1932 riunitasi alle ceneri adorate del MARITO GIUSEPPE FAILLA morto a 38 anni nel 1888 unito alle sacre spoglie della MADRE MATARAZZO MARIA dormono in celestiale amplesso nella calma pia della morte".

E’ un modo, anche commovente, per raccontare il riunirsi all’interno di una tomba di una famiglia dopo che l’incedere inclemente del tempo ha imposto mentre essi erano in vita. Da notare il termine "amplesso". Infine, non era raro che a Carlentini fra le più importanti famiglie si organizzassero matrimoni per lo più di interesse.

- giovanna nifosì Oltrepassiamo il viale e notiamo la cappella di famiglia Matarazzo (altro cognome molto diffuso nella Carlentini che fu). La cappella (foto 8) si trova subito dopo l’Ossario. In questa cappella è sepolta una persona che ha speso la sua vita nella carità e nell’amore nei confronti dei bambini.

L’epigrafe ci spiega chi fosse e perché la si deve ricordare in maniera perpetua:

"SIGNORA NIFOSI’ GIOVANNA VED. MATARAZZO FONDATRICE DELLA CASA DEL FANCIULLO N 10 2 1890 M 27 5 1961."

La signora Giovanna Nifosì è, pertanto, una benefattrice del nostro paese e andrebbe ricordata con maggiore forza ed enfasi.

- giuseppe matarazzo Fra la cappella di famiglia Matarazzo e la balaustra che da sul muro di cinta esterno contenente moltissimi loculi abbiamo la tomba di famiglia dove si trova sepolto il carlentinese più vetusto per nascita.

La tomba (foto 9) appartiene ancora a una famiglia denominata Matarazzo e lì è sepolto:

"MATERAZZO DOTT. GIUSEPPE 26.5.1799 15.8.1885."

Il Dott. Giuseppe Matarazzo è un nostro concittadino nato ben 217 anni fa e che ha vissuto quasi un secolo assistendo al passaggio dal regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia. Ci piacerebbe sapere in cosa fosse laureato, che tipo di professione esercitasse e se ha esercitato in Carlentini.

- sebastiano mangiameli Proseguendo sul viale centrale, a destra e un pò più in là della cappella della famiglia Matarazzo notiamo una tomba (foto 10) che racconta il tristissimo destino di un nostro concittadino. Era emigrato come tanti carlentinesi in America e lì fu ucciso.

L’epigrafe funeraria racconta con rimarchevole sintesi il drammatico evento occorso in Omaha:

"Colpito dal piombo di un folle mentre in terra straniera cercava fortuna SEBASTIANO MANGIAMELI a soli 30 anni moriva in Omaha Nebr.U.S.A. la famiglia depose la salma perché quanti lo conobbero apprezzandone la virtù di padre di lavoratore e cittadino preghino per la sua anima N. 15-3-1893 M. 21-4-1923"

Mi sono subito ricordato che nei primi decenni del secolo scorso mio nonno Alfio e suo fratello Vincenzo erano anche loro partiti per l’America alla ricerca di un lavoro in un’epoca dove gli italiani in quel paese erano considerati alla stregua degli schiavi. Anzi non era infrequente assistere ad omicidi collettivi e singoli di nostri compatrioti negli Stati Uniti Uniti d’America.

Fra l’altro sotto la lastra di marmo è collocato il simbolo della c.d. "American Legion" ossia l’associazione di veterani che combatterono nel corso della Prima Guerra Mondiale in Europa. Presumo, pertanto, che SEBASTIANO MANGIAMELI era un soldato americano.

- salvatore bonfiglio Ritornando sul lato destro del settore "vecchio" del cimitero una tomba (foto 11) ci offre l’occasione per una riflessione singolare. Alcuni nostri concittadini hanno avuto la fortuna di vivere sotto tre regimi: il borbonico, il sabaudo e quello repubblicano. Notate, infatti, le date vitali del nostro concittadino Salvatore Bonfiglio:

SALVATORE BONFIGLIO

N. 12 4 1856 M. 15 3 1949

Un concittadino testimone di profondi e fondamentali cambiamenti dell’Italia a partire di un piccolo paese della provincia di Siracusa.

- alfiello e teodoro bandiera Ci spostiamo ora sul muro esterno del cimitero dante sulla vallata. Lì è allocata una filiera impressionante di loculi. Due dei quali hanno ritenuto la nostra attenzione (foto 12 e foto 13).

Vi è un loculo (n. 943) che ci svela una storia triste, anzi tristissima. Il 19 dicembre del 1944 morivano a Carlentini due fratelli in giovane età. Potevano avere 12/14 anni. I loro nomi: ALFIELLO e TEODORO BANDIERA .

Non so nulla di loro. Qualcuno mi ha riferito di essere morti perché avevano trovato una bomba inesplosa ed armeggiando con essa trovarono un’orrenda fine.

Posso solo immaginare lo strazio indicibile dei loro genitori. Vedere i propri figli morire prima del tempo è per i genitori la massima delle pene e il dolore più atroce.

- vita pavano Risalendo il corridoio dei loculi sulla destra vi è un loculo (n. 312) che ci presenta la tragica storia di una moglie e madre carlentinese. Ecco il testo dell’epigrafe funeraria:

"Q.R. PAVANO VITA VEDOVA MADRE ESEMPLARE DEDICO’ TUTTA SE STESSA AL BENE DEI FIGLI ANSIOSA DI RIABBRACCIARE IL FIGLIO DISPERSO N. 6.11.1898 / M. 4.5.1947"

Non solo vedova. E soffriva in maniera indicibile in quanto un suo figlio era disperso in guerra. Nei tempi antichi si diceva che una persona era morta per "crepacuore".

- salvatore rizza Abbandoniamo il corridoio dei loculi e ci dirigiamo sul primo ripiano del cimitero collocato a sinistra rispetto al viale centrale del cimitero.

Anche qui abbiamo la tomba (foto 14) di un giovinetto morto ad appena 15 anni. Così recita l’epigrafe funeraria:

"RIZZO SALVATORE ASPIRANTE DI AZIONE CATTOLICA A SOLI TRE LUSTRI LASCIAVA LA TERRA PER IL CIELO CAMBIANDO L’INSIDIATA GIOVINEZZA DELL’ESILIO CON L’ETERNA GIOVINEZZA DELLA PATRIA I GENITORI ADDOLORATISSIMI POSERO N. 19.09.1932 M. 09.08.1947"

Notare il fatto che essere aspirante di Azione Cattolica nella Carlentini del passato fosse motivo di orgoglio e di vanto.

- luigia casini Salgo di un ripiano per osservare la tomba (foto 15) che contiene le spoglie mortali di una signora che si chiamava LUIGIA CASINI in MATARAZZO. Nata nel 1854 e deceduta il 17 maggio del 1935 alla veneranda età di 81 anni.

Perché questo interesse?

Questa signora era nata a Cosenza in Calabria, ricevette un’appropriata educazione in quel di Napoli e venne a vivere a Carlentini. Nacque che c’era ancora il Regno delle Due Sicilia. Cosenza allora apparteneva alla c.d. "Calabria Citeriore" ossia la Calabria latina per distinguerla dalla Calabria c.d. "ulteriore" o greca. Per intenderci la Calabria Citeriore era un territorio che racchiudeva le attuali province di Cosenza e il nord di quelle di Catanzaro e Crotone. La Calabria Citeriore era nota per il brigantaggio, mentre quella Ulteriore per la presenza della ’Ndrangheta. Chissà come mai dove c’era il brigantaggio non c’era la ’Ndrangheta e viceversa?

Si trasferì, dunque, a Napoli capitale del Regno delle Due Sicilie. Napoli non era soltanto la capitale di uno Stato, ma era una delle principali città del Mediterraneo. Ad esempio, ospitava la terza marina mercantile europea dopo quelle inglesi e russe! Ma non c’era solo questo a Napoli. Era sede della prima ferrovia italiana inaugurata nel 1839 e che collegava Napoli con Portici. Centro culturale di primissimo livello europeo attirava uomini di cultura da ogni dove del vecchio continente.

Poi, si trasferisce, perché ha sposato un nostro concittadino, a Carlentini. Mi piacerebbe immaginare cosa avesse significato per una donna vivere in tre differenti realtà: una ricca città di provincia, la capitale di un regno e un paesetto siciliano. Una donna - questa LUIGIA CASINI MATARAZZO - che ha viaggiato molto. Fenomeno piuttosto raro per una donna del Meridione in quel periodo.

Vorrei capire come si è adeguata a vivere in un paese agricolo e povero. Lei che aveva vissuto in città di prestigio e dai nomi altisonanti. Il marito cosa ha fatto per renderle la vita serena? Ha avuto figli? Che storia ha avuto la sua famiglia? Quali erano le sue occupazioni giornaliere? Andava spesso fuori Carlentini? Che vita sociale aveva a Carlentini? Ecco mi garberebbe tanto poter trovare una risposta a questi interrogativi.

Come gradirei molto che finalmente a Carlentini ci si occupasse in maniera meno pittoresca della storia patria. Insomma, vorrei una maggiore coscienza e contezza storica per capire che storia abbiamo avuto. Una comunità che non si interroga su queste cose appare sempre come una comunità monca. La storia completa molto la personalità di ogni essere umano e l’identità di un gruppo sociale e/o territorio.

- sebastiano manzitto La stessa riflessione ho maturato andando fra il settore "nuovo" e quello "nuovissimo" (foto 16) del nostro cimitero. Lì c’è il loculo (n. 234) che contiene i resti mortali del grande poeta dialettale Sebatiano Manzitto. L’epigrafe funeraria è sintetica:

MANZITTO SEBASTIANO

N. 20 12 1871 M 17 6 1961

La foto è sbiadita e mi inalbero non di poco quando penso che Carlentini non ha mai resto i giusti onori all’illuste concittadino che allietava le giornate dei suoi coevi in Piazza Diaz con poesie, filastrocche, motti e altre forme di comunicazione orale di tipico stampa contadinesco.

Come mai neanche una strada intitolata a Sebastiano Manzitto? Perché non si intitola il Museo dei Mestieri e delle Tradizioni proprio a lui? Perché non si fonda una fondazione per studiare la storia locale? A parte una targa in Piazza Cavallotti sul davanti della casa dove abitò, a Carlentini sembriamo averlo dimenticato.

CONCLUSIONI

Il nostro viaggio alla scoperta del cimitero di Carlentini giunge al termine. Un viaggio che non ha la pretesa di essere antropologicamente corrispondente ai canoni di una ricerca scientifica. Piuttosto si tratta di una modalità inusuale per scoprire alcuni avvenimenti coperti dall’indifferenza generale e dalla coltre del "tempus fugit".

Carlentini non ama molto la sua storia e ciò lo si riscontra nel settore c.d. "vecchio" dove parecchie tombe e/o cappelle di famiglia rivelano i segni di una totale mancanza di manutenzione. Eppure quelle tombe raccontano la nostra storia e ci permettono di ottenere preziose informazioni sull’identità della comunità carleontina.

Un progetto di recupero di tale patrimonio architettonico e monumentale sarebbe opportuno in quanto potremmo scoprire notizie e fatti essenziali per ricostruire il cosa è stato il nostro paese. Troppe tombe nel settore "vecchio" sono in fase di totale dissolvimento. Similmente si dissolve il senso della storia carlentinese.

Altrove i cimiteri sono ben più curati ed, anzi, diventano occasione per creare ulteriori percorsi turistici. Infatti, si potrebbero creare vari percorsi tematici. Il percorso degli uomini illustri. Oppure quello delle famiglie importanti. Od ancora quello delle professioni. In breve, il cimitero come libro aperto dove è scorsa e scorre la storia della nostra comunità.

Il prof. Carlo Trigilia, ex Ministero nel Governo Letta, punta da sempre sull’attivazione delle c.d. "risorse locali" per ingeenrare dinamiche di sviluppo del territorio. Orbene, anche una rivalutazione storica e turistica del cimitiero di Carlentini contribuirebbe a mettere in atto un progetto di rilancio del territorio. Per il semplice motivo che il cimitero è una "risorsa locale".

CREDITI FOTOGRAFICI: La foto di copertina e le altre foto sono dell’autore dell’articolo.


Rispondere all'articolo - Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Carlentini: i cimiteri raccontano l’uomo
17 gennaio 2017, di : L. Carlentini

Non ricordo per cosa, ma sicuramente un nesso con la matrice carlentinese mi ha portato, ancora in vita, al cimitero di Carlentini. Ho letto con interesse e piacere l’articolo che, finalmente, non ha rimarcato pomposamente, ancora una volta, “Carlentini, la Città di Carlo V”. Il merito della nostra storia e sopravvivenza è riposta in quei nomi che, mirabilmente, sono stati citati nel loro passaggio terreno e in ciò che loro stessi o le loro famiglie, per renderli grandi, immortali e a ricordo perenne, avevano fatto incidere nell’epigrafe. Eccellente l’approfondimento mistico della fu vita e seconda faccia della stessa medaglia: La vita e la morte.
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