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Il ’68, gli anni di piombo, "Dallas" e la marcia dei quarantamila di Torino

La "restaurazione morbida" è stata una delle caratteristiche della storia italiana del secondo dopoguerra
di Emanuele G. - mercoledì 11 giugno 2014 - 1628 letture

C’è qualcosa che non mi torna nella storia italiana dal ’68 in poi.

Il ’68 e i successivi anni di piombo avrebbero dovuto spingere l’Italia verso una democrazia più matura ed evoluta. A me pare che tale "step" non sia stato raggiunto in nessun settore della vita nazionale. Non si spiegherebbe, altrimenti, lo stato di estrema prostrazione in cui si dibatte oggi il nostro paese.

Alché sorgono dei dubbi che cercherò di esplicitare nel proseguo.

Il ’68 - almeno così ci è sembrato capire - non era un movimento teso a rendere maggiormente protagonisti i giovani in seno alla società italiana? Una società, è bene ricordarlo, velata da una forte gerontocrazia. Nonostante innumerevoli manifestazioni, fiumi di parole e kilometri di pagine i risultati consolidati sono stati piuttosto miseri. Agli inizi si voleva dare una ventata di gioventù al paese. Con il senno del dopo ci si è accorti che le cose non stavano come accennato poc’anzi. E’ successo un fenomeno paradossale. I giovani del ’68 che intendevano combattere con tutte le forze "il vecchiume" non hanno fatto altro, in realtà, che mediare dai vecchi modalità, pensieri, comportamenti e riflessioni. I giovani del ’68 sono diventati rapidamente vecchi. Qualche volta più vecchi dei vecchi che essi combattevano. Ma poi siamo sicuri che il ’68 era un movimento non governato da "menti raffinatissime" che hanno utilizzato giovanotti borghesi e gracili sui fondamenti per eternalizzare quella "restaurazione morbida"? Categoria non di poco conto per rileggere la storia italiana degli ultimi decenni. A parole il ’68 professava tutta una serie di finalità condivisibili, ma la realtà ha dimostrato l’esatto contrario. Quegli eventi sono stati, in realtà, speculari al mantenimento dello "statu quo". Ossia la naturale tendenza conservatrice insita nelle dinamiche della società italiana.

Poi sono venuti gli anni di piombo. Conseguenza del ’68? In opposizione al ’68? Oppure una nuova pagina di quella famosa "restaurazione morbida"? Conoscendo come vanno le cose nel nostro paese si può ardire di pensare che tutte le tre succitate condizioni si siano manifestate. Sapete come vanno le cose in Italia. Abbiamo - allo stesso tempo - il fatto denominato "x", il suo esatto opposto e l’esatto opposto del suo esatto opposto. Viviamo in una realtà non univoca e a geometria variabile. Se mi è consentito usare tale definizione. Mi lascia perplesso che la drammaticità degli eventi occorsi dalla strage di Piazza Fontana in poi fino ai primissimi anni ottanta abbiano originato la "Milano da bere" divenuto lo slogan per eccellenza di quella decade. Anche qui una realtà di comodo che nasconde una realtà subliminale? Gli anni di piombo non volevano corrodere alle radici lo Stato Imperiale delle Multinazionali? Spiegatemi, dunque, perché si è finiti nelle fauci di un Bettino Craxi. Per caso gli anni di piombo non sono stati manovrati per riportare indietro l’orologio della storia italiana? Difficile comprendere come una palingenesi marcatamente di sinistra possa aver sortito effetti così esiziali per l’Italia. Gli anni di piombo dovevano rivoltare il paese a guisa di un calzino. Però ci hanno lasciato in eredità - eredità pesante è bene ammetterlo - il Caf! Che anche le Brigate Rosse sono state il prodotto di qualche laboratorio politico occulto? I dubbi non si assottigliano, anzi... Va ricordato che Renato Curcio era un fascista negli anni sessanta. C’è qualcuno che è in grado di renderci partecipi sulla reale storia italiani degli ultimi decenni?

Inoltre, sono da inquadrare due eventi in apparenza non legati fra di loro: la trasmissione del telefilm "Dallas" e la marcia dei quarantamila di Torino. Eppure un minimo di riflessione è dovuta. Se l’Italia anela a un futuro migliore è viepiù necessario avere un maggiore grado di contezza sulla sua storia. Se non ci incanaliamo per questa strada si rischia di far pesare in maniera accentuata malafede e ipocrisia.

Nel 1981, prima sulla Rai e poi su Canale 5, viene trasmesso il celebre teelfilm americano "Dallas". Racconta - senza troppi peli sulla lingua - la vita di una famiglia di petrolieri texani che per mantenere le loro posizioni di potere e prestigio non si fermano a nulla. A ben guardare questo telefilm è il manifesto del futuro berlusconismo. E’ l’immagine icastica di un liberismo estremo, senza più remore morale e perfettamente amorale. Come sono lontani i tempi del liberalismo etico di Piero Gobetti o Luigi Einaudi! Il fatto che Silvio Berlusconi ne abbia acquistato i diritti la dice lunga sul suo (e di altri) progetto di "restaurazione morbida" in Italia. Tutto era già in nuce nel 1981. Ciò che è successo dopo è una grottesca messinscena tesa a nascondere una verità effettuale ineccepibile. In e con "Dallas" nasce "l’uomo berlusconiano".

Un anno prima - siamo nel 1980 - la "restaurazione morbida" lancia un segnale di sfida nei confronti del PCI di Berliguer. Una sfida, bien sure, vinta dalla "restaurazione morbida". L’occasione è lo sciopero dei metalmeccanici che blocca la Fiat nel corso del mese di settembre di quell’anno. Enrico Berlinguer parla agli operai in sciopero il 26 settembre. Il 14 ottobre si tiene un’assemblea dal "Coordinamento dei capi e quadri FIAT" presso il Teatro Nuovo di Torino, sotto la leadership di Luigi Arisio. Da lì inizia la lunga e strisciante crisi del movimento sindacale italiano che di fatto comincia ad essere emarginato dalle scelte di politica del lavoro ed economica. Ma l’aspetto ancora più grave è l’intimidazione nei confronti del PCI. Da quel 14 ottobre perde il senso della sua storia dando corpo alla devastante crisi della sinistra italiana i cui sinistri bagliori si avvertono tutt’oggi. Dopo la morte di Enrico Berlinguer nel 1984 la sinistra che aveva già sofferto di dolorosissime scissioni da vita a un ulteriore giro di vite di scissionismo non acnora terminato. Scissionismo come sinonimo di totale cecità politica. Scissionismo che alla fin fine è stato il miglior alleato del montante berlusconismo.

Quindi non c’è un legame fra il ’68, gli anni di piombo, "Dallas" e la marcia dei quarantamila? Cerchiamo di riflettere in maniera non ideologica su tutti questi fatti in modo da far riprendere il filo del discorso a un paese infiacchito da decenni di "restaurazione morbida". Forse da tale riflessione potrà originarsi un rilancio della sinistra. Ammesso che ci sia ancora una sinistra in Italia. Con il 4% non si va da nessuna parte e non si ha alcun peso specifico.


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