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Alitalia: la responsabilità e la strana storia della consultazione

Considerata una volta la compagnia di bandiera italiana, oggi l’Alitalia è il simbolo della discutibile riforma del mondo del lavoro, realizzata negli ultimi anni. (Editoriale a cura della Usb)

di Redazione Lavoro - mercoledì 26 aprile 2017 - 4305 letture

Uno dei temi più evocati di questi giorni di consultazione (vorremmo ricordare che un referendum è un’altra cosa e regolato da precise regole) è quello dell’assunzione di responsabilità, in molti casi in modo sbagliato e strumentale. AlitaliaProviamo ad andare per gradi:

Primo
 All’origine di tutto questo dramma c’è il piano industriale frutto della mediazione tra azionisti: completamente sbagliato, valutato da tutti non credibile, teso solo a tirare a campare per altri due anni, condito dal solito ultimatum ai lavoratori e basato esclusivamente su tagli salariali e occupazionali giudicati da tutte insostenibili.

Secondo
 Quindi, Cgil-Cisl-Uil-Ugl, a cui poi si sono aggiunte Anpav e Anpav, hanno deciso di entrare comunque nel merito di una negoziazione eccessivamente condizionata, senza molte vie d’uscita e senza cercare percorsi alternativi. Com’era purtroppo prevedibile, l’esito di un confronto così viziato all’origine è stato disastroso; per questo motivo i massimi livelli sindacali in Italia si sono inventati la via d’uscita della “consultazione”, pensata proprio per scaricare le responsabilità sui lavoratori e su chi si è rifiutato di sottoscrivere l’intesa, qualunque fosse l’esito del voto.

Terzo
 Non avevamo mai visto una consultazione di questa importanza preceduta da un tale mancanza e confusione di informazione da parte dei firmatari: nessuna assemblea, non una minima spiegazione riguardo i dettagli sui contenuti della pre-intesa, mentre singoli delegati o intere strutture delle sigle sindacali hanno cominciato a dare indicazioni di voto “in ordine sparso”. L’unica vera propaganda l’hanno fatta dei veri professionisti come i Ministri Delrio e Calenda e per ultimo il capo del governo Gentiloni, con il loro “prendere o lasciare” oppure “o accettate i sacrifici o scegliete la liquidazione della Compagnia”.

Quarto
 Senza un’informazione accettabile, senza che fosse stato spiegato quanto “pesa” ogni singolo intervento concordato, senza che sia stato detto cosa faranno i sindacati per rappresentare le legittime posizioni dei lavoratori nel caso passasse il NO (il mandato dovrebbe essere bi-univoco mai univoco…), con la propaganda governativa, aziendale e sindacale in pieno atto (stanno ancora dicendo che il sacrificio sui salari dei naviganti è solo dell’8% quando sappiamo che arriva al 30%), con il tentativo di mettere ancora una volta una categoria contro l’altra, si sono aperte le urne e i lavoratori hanno cominciato ad andare massicciamente a votare. E questa loro la chiamerebbero assunzione di responsabilità!

L’unica organizzazione sindacale entrata al Ministero dello Sviluppo Economico e uscita senza firmare la pre-intesa è stata USB, perché noi il mandato l’abbiamo discusso PRIMA con i lavoratori, attraverso 7 assemblee e 4 scioperi, e non DOPO. Questa dalle nostre parti si chiama assunzione di responsabilità. Perché la responsabilità, quella vera, un Sindacato la deve assumere INSIEME ai lavoratori, non CONTRO di loro e non scaricargliela addosso con strane e maldestre consultazioni capestro, tanto più in una situazione così complessa.

A nostro avviso, era già ben chiaro da venerdì 14 aprile che questa pre-intesa era insostenibile per gli stessi lavoratori oltre che dannosa e inutile per il futuro di Alitalia.

Qualunque sia l’esito finale della consultazione, la reazione negativa dei lavoratori e la loro richiesta di un futuro migliore rispetto gli ultimi 9 anni di ristrutturazione è del tutto legittima e comprensibile: questo deve essere il primo vero atto di responsabilità che chiediamo adesso agli altri sindacati e a tutti gli attori di questa vertenza.


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