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Le guerre si fermano, non si festeggiano

Un intervento di Paolo Ferrero (Il Fatto quotidiano) sulla manifestazione del 4 novembre 2023.

di Redazione - sabato 4 novembre 2023 - 758 letture

Sabato saremo in piazza a Roma con una semplice parola d’ordine: il 4 novembre le guerre si fermano, non si festeggiano! Invitiamo tutte e tutti a partecipare perché fermare le guerre è il vero obiettivo politico di chiunque abbia a cuore il futuro dell’umanità.

Per questo la manifestazione ha messo al centro della propria piattaforma il cessate il fuoco su ogni fronte, a partire dallo stop del genocidio in corso a Gaza ai danni del popolo palestinese. Conseguentemente la manifestazione chiede lo stop all’invio di armi per la guerra in Ucraina, il riconoscimento dello Stato Palestinese, la revoca dell’accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele, il taglio delle spese militari, l’uscita dell’Italia dalla Nato.

Una manifestazione chiara negli obiettivi che si pone l’obiettivo di dare voce alla maggioranza del popolo italiano che è contro la guerra, per la trattativa, contro l’invio di armi in Ucraina ma che non viene in alcun modo ascoltata dal mondo politico.

La mobilitazione di sabato prossimo è quindi una mobilitazione politica: contro la guerra senza se e senza ma e proprio per questo alternativa a quel mondo politico di centrodestra e centrosinistra che – con diversi accenti – continua a mettere al centro la “vittoria”. Chi vuole la vittoria vuole la guerra, chi vuole il cessate il fuoco – a Gaza come in Ucraina – vuole la pace. Noi sfileremo per la pace.

Se il cessate il fuoco e il blocco dell’invio di armi è il primo passo, la richiesta dell’uscita dell’Italia dalla Nato è il secondo passo per la pace. Oggi infatti l’organizzazione atlantica è il principale strumento di organizzazione della guerra a livello mondiale. Non a caso la spesa militare dei paesi occidentali è enormemente più alta degli altri paesi del mondo (siamo ben oltre i mille miliardi di spesa all’anno a fronte dei 3-400 miliardi spesi complessivamente da Cina, Russia, India, etc). Non a caso la Nato si è trasformata da strumento di contrasto dell’Unione Sovietica – che è scomparsa 30 anni fa – a strumento di intervento globale contro chiunque venga considerato un ostacolo da parte degli Stati Uniti: dalla ex Jugoslavia all’Iraq, dall’Afghanistan alla Libia, per arrivare ai bersagli grossi oggi identificati come nemici, Russia, Cina, Iran e chissà chi altro in futuro. In un tempo in cui l’unica prospettiva per l’umanità è quella di una convivenza multipolare fondata sulla cooperazione, la Nato è lo strumento militare con cui le élite occidentali cercano di evitare che questa grande trasformazione possa avvenire. La Nato non difende il mondo libero dal rischio di oscurantismo ma difende i privilegi – economici e finanziari – delle élite occidentali e in particolare statunitensi dalle legittime rivendicazione che emergono dai diversi popoli del mondo.

La manifestazione è quindi una manifestazione per il disarmo. Contro un sistema politico controllato dalla Nato che sotto il governo Draghi ha deciso di raddoppiare le spese militari. Contro un governo che in due anni spenderà 7 miliardi di armamenti in più e li pagherà distruggendo il sistema previdenziale pubblico e il welfare. Una manifestazione contro l’economia di guerra in cui ci hanno fatto precipitare le classi dominanti.

La manifestazione è anche un grande atto di solidarietà e vicinanza al popolo palestinese, vittima di genocidio da parte dello stato israeliano. Oltre alla quotidianità dell’apartheid, il popolo palestinese subisce oggi, sotto gli occhi di tutto il mondo, un vero e proprio genocidio con un fine preciso: espellere tutta la popolazione palestinese da quella che fino al ‘45 era la Palestina per permettere di insediare su tutto il territorio lo stato israeliano occupante. Siamo a fianco del popolo palestinese e chiediamo l’instaurazione di uno stato palestinese con il proprio territorio e i propri confini riconosciuti, perché solo questa strada può porre le basi per una soluzione pacifica della situazione attuale.

La mancata costruzione dello stato palestinese con un suo territorio congruo, riconosciuto e inviolabile – impedita da Israele e dagli Stati Uniti – è alla base del conflitto e delle enormi sofferenze di cui siamo testimoni. La responsabilità politica dei morti palestinesi come di quelli israeliani ricade per intero sui governi israeliani che si sono opposti negli ultimi 50 anni ad applicare le risoluzioni delle Nazioni Unite. Anche per questo è vergognosa la posizione del governo italiano che non solo non appoggia le risoluzioni che chiedono il cessate il fuoco a la fine del massacro della popolazione di Gaza, ma collabora militarmente con Israele, contribuendo a peggiorare la situazione della regione, giorno dopo giorno.

Vi invitiamo quindi a partecipare alla manifestazione di sabato, perché il 4 novembre le guerre si fermano, non si festeggiano!

(Paolo Ferrero, Il fatto quotidiano)


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