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Il paese degli anniversari

D’accordo ricordare, ma poi?

di Emanuele G. - mercoledì 18 maggio 2022 - 1091 letture

Da settimane siamo in piena ricorrenza per qualsiasi tipo di evento o persona uccisa. Moro. La Torre. Tortora. Pasolini. Falcone. Basile. Tanti altri ancora. Purtroppo, l’elenco è lungo e dei più vari per tipologia. Certo il dovere di ricordare è sacrosanto. Il ricordare fonda il senso della memoria e costituisce una prodigiosa colla per l’integrità sociale di un paese. Senza ricordo la storia non ha senso. Anzi noi stessi non abbiamo senso. Il ricordare date o persone aumenta il grado di compassione ed empatia fra i membri di una medesima comunità sociale. Come si direbbe in senso cristiano...è la sequela che crea il nostro io singolo e il nostro io collettivo. Ricordare tutte queste vicende dolorose per il nostro paese provoca stupore, commozione, tristezza e lacrime. Mettere in seguenza eventi che ci hanno colpito nel prodondo causa uno sbandamento e mancamento terribili. Con la coscienza che il male disgregatore è fra noi. Spesso anche sotto forme più velate e soffuse. Ma c’è. Eccome se c’è cari lettori e care lettrici.

Tuttavia, a me pare, non me ne vogliate, che nella maggior parte dei casi ci si fermi al solo momento di celebrazione. Lo ripeto un diritto e dovere sacrosanti. Tuttavia se volgiamo che quegl ieventi luttuosi abbiano ricevuto la giusta elaborazione dobbiamo fare di più. Chi è morto, è morto per noi. Lo capiamo questo? E da quelle morti angoscianti e drammatiche deve pur sorgere un fiore che faccia capire che chi ha amazzato è il vero sconfitto e non la persona uccisa. Il capire che Moro, La Torre, Pasolini, Tortora, Falcone, Basile ed altri sono morti per assicurarci una vita migliore deve spronarci a non fermarci al solo momento del ricordo. Quelle tragiche morti devon spingerci a un reale processo di palingenesi della nostra società e di noi stessi. Senza attendere che altri decidano e facciano per noi. La gente - ossia noi - dobbiamo ritornare a un protagonismo sociale, etico e politico.

Moro, La Torre, Tortora, Pasolini, Falcone, Basile ed altri sono morti affiché potessimo attuare auelle riforme per rendere la nostra Democrazia più giusta e radicata. In soldoni cosa significa ciò? Attuare una riforma della giustizia che renda il diritto alla giustizia certo ed efficace. Farsi che il Meridione non sia un’eterna palla al piede e diventi, nel contempo, un modello virtuoso di crescita e giustizia sociali. Che la lotta alle Mafia non sia appannaggio di pochi eletti, ma diventi una rivoluzione di popolo. Operare un cambio di passo in riferimento alle morti sul lavoro e ai femminicidi. Le persone uccise o morte con la loro forte testimonianza di verità e fede ci hanno voluto indicare la strada da proseguire e gli obiettivi da perseguire. Questo sarà il modo più opportuno e meraviglioso di ricordarle. Costruiamo, pertanto, una vera Democrazia.


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