Georg Simmel

di Pina La Villa - venerdì 21 marzo 2008 - 5874 letture

Georg Simmel (Berlino 1858 – Strasburgo 1918)

Filosofo e sociologo

(Neokantismo, filosofia dei valori, fenomenologia, filosofia della vita.)

Georg Simmel, nato a Berlino nel 1858 e morto a Strasburgo nel 1918, fu professore straordinario all’Università di Berlino dal 1901 e nel 1914 divenne professore ordinario all’Università di Strasburgo. La sua opera influenzò notevolmente autori della statura di Gyorgy Lukàcs, Max Scheler, Ernst Bloch e Karl Mannheim. Fra i suoi lavori pubblicati in Italia ricordiamo: Filosofia del denaro, Kant, I problemi della filosofia della storia, Saggi di Estetica, Sociologia, Il volto e il ritratto.”

Malgrado la sua professione, Simmel non fu un autore sistematico, anche nel trattato, anzi , come dice Marc Bloch: “Simmel ha certamente la mente più acuta tra tutti i suoi contemporanei. Ma al di là di ciò è completamente vuoto e privo di mete, desideroso di tutto tranne che della verità. Egli è un collezionista di punti di vista, che raccoglie tutti intorno alla verità senza mai desiderare o essere capace di raggiungerla”.

In pratica Simmel è un autore frammentario anche perché la sua è un’analisi puntuale, di tipo fenomenologico. Questo aspetto è da ricondurre al concetto di verità di Nietzsche e di Hegel.

Scritti, divisi in tre fasi:

fase kantiana, evoluzionismo positivistico:

1890: Sulla differenziazione sociale

1892: I problemi della filosofia della storia

1892-93: Introduzione alla scienza morale

1900: Filosofia del denaro

fase del neokantismo e della filosofia dei valori, relativismo

1904: Kant: sedici lezioni

1906: Kant e Goethe

1906: La religione

1907: Shopenhauer e Nietzsche

1908: Sociologia. Ricerca sulle forme di associazione

1910: Problemi fondamentali della filosofia

1911: Cultura filosofica

1913: Goethe

1916: Rembrandt

Fase della filosofia della vita

1918: L’intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici

1918: Il conflitto della cultura moderna

Da La metropoli e la vita dello spirito, conferenza tenuta da Simmel nel 1903

“l’individuo è sempre meno all’altezza dello sviluppo lussureggiante della cultura oggettiva. Forse meno nella coscienza che nei fatti, e nei confusi sentimenti che ne derivano, l’individuo è ridotto ad una quantité negligeable, ad un granello di sabbia di fronte a un’organizzazione immensa di cose e di forze che gli sottraggono tutti i progressi, la spiritualità e i valori, trasferiti via via dalla loro forma soggettiva a quella di una vita puramente oggettiva” “Da una parte la vita le viene resa infinitamente facile, poiché le si offrono da ogni parte stimoli, interessi, modi di riempire il tempo e la coscienza[...]. Dall’altra però la vita è costituita sempre più di questi contenuti e rappresentazioni impersonali, che tendono ad eliminare le colorazioni e le idiosincrasie più intimamente singolari; così l’elemento più personale, per salvarsi, deve dar prova di una singolarità e una particolarità estreme: deve esagerare per farsi sentire, anche da se stesso”.

“Il segreto e la società segreta”, Tasco, 1992.

“Pubblicato per la prima volta nel 1906 e poi entrato a far parte del grande trattato di sociologia (Soziologie) di Simmel questo saggio non è un pamphlet sulle sette e non mira a colmare facili aspettative esoteriche. Al contrario, esso fornisce un materiale geniale per una riflessione autonoma sui meccanismi che regolano il rapporto della “normalità” quotidiana, mostrando come il segreto, la menzogna, il silenzio, possano avere un significato positivo [nel senso di scientifico, di fenomenologico]. Fondamentale infatti non è per Simmel la trasmissione oggettiva di informazioni, salvo in ristretti ambiti lavorativi, ma la ricerca di un riconoscimento da parte dell’altro. In questo senso il segreto - e il suo organizzarsi in strutture mentali, così come in sette o altre organizzazioni coperte – è una componente essenziale dei rapporti umani” [Dall’introduzione del curatore, Andrea Zhok]

La tendenza alla menzogna viene analizzata a partire dai rapporti interpersonali ma in vista della struttura della società. Per esempio: tutti i nostri rapporti sono basati sulla fiducia, precondizione della comunicazione è infatti avere dei dati (dalla presentazione in poi) sulla parsona con la quale stiamo parlando. Mentre nelle società primitive sono poche le cose sulle quali dobbiamo dare fiducia, nelle società complesse le cose si complicano.

“Ogni menzogna, per quanto il suo oggetto sia di natura obiettiva, induce essenzialmente in errore sul soggetto che mente, poiché fa sì che il bugiardo nasconda all’altro la vera rappresentazione in suo possesso. La specifica natura della menzogna non nasce dal fatto che la persona ingannata si fa un’idea sbagliata della cosa (questo la equiparerebbe a un semplice errore), ma dal fatto che viene mantenuta in errore sull’intima opinione della persona che mente. Veridicità e menzogna sono quindi della massima importanza per i rapporti interpersonali. Le strutture sociologiche si differenziano fra loro nel modo più caratteristico per la quantità di menzogne che vi vengono attivate. In primo luogo nei rapporti molto semplici la menzogna è moto più innocua per la sussistenza del gruppo che non nei rapporti più complicati. L’uomo primitivo, che vive all’interno di un ambiente ristretto il quale soddisfa le sue esigenze con la propria produzione o con la cooperazione diretta, che riduce i propri interessi intellettuali alle proprie esperienze o alla tradizione unilineare, ha una panoramica e un controllo più facili e più completi sulla propria esistenza che non l’individuo appartenente a una cultura superiore. [....] La nostra esistenza moderna si fonda molto più di quanto si creda - dall’economia che si trasforma sempre più in economia fondata sul credito, alla scienza in cui la maggioranza dei ricercatori deve avvalersi di innumerevoli altrui che non possono essere direttamente controllati – sulla fiducia nella sincerità degli altri. Noi basiamo le nostre più importanti decisioni su un complicato sistema di rappresentazioni, la maggior parte delle quali presuppone che ci si fidi di non essere ingannati. Ne consegue che nelle relazioni moderne la menzogna diventa qualcosa di molto più catastrofico, che mette molto più in questione i fondamenti della vita, di quanto non avvenisse prima. Se ancora oggi tra noi la menzogna sembrasse un peccato assolutamente veniale come lo era per gli dei greci, i patriarchi ebrei o gli insulani dei mari del Sud, se la suprema severità del comandamento morale non tenesse lontani da essa, la strutturazione della vita moderna che è un’”economia creditizia” in senso molto più ampio di quello economico sarebbe completamente impossibile. Questo rapporto di epoche si ripropone nelle distanze esistenti in altre dimensioni. Quanto più i terzi sono lontani dal nucleo della nostra personalità tanto più facilmente siamo in grado di rassegnarci praticamente, ma anche intimamente, alla loro insincerità; quando però ci ingannano quelle due o tre persone che ci sono più prossime, la vita diventa insopportabile. Eppure a questa banalità deve venir dato rilievo sociologico perché rivela che la quantità di sincerità e di menzogna compatibile con l’esistenza dei rapporti forma una scala da cui si può dedurre l’intensità dei rapporti stessi.” (pp. 23-25)


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