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Formaldeide e composti tossici: i deodoranti dei marchi più noti sono un disastro

Un articolo di Roberto Demaio (L’Indipendente).

di Redazione - giovedì 30 maggio 2024 - 640 letture

Formaldeide, fragranze problematiche, composti PEG, dietilftalato e polimeri sintetici: sono queste le criticità riscontrate in alcuni prodotti di marchi noti tra cui Vichy, Dove, Nivea e Avéne. Lo riporta una nuova analisi di laboratorio commissionata da ÖKOTEST, rivista tedesca per i consumatori che classifica i prodotti in base a numerosi criteri. Il test ha coinvolto 39 deodoranti roll-on con la dicitura “senza alluminio” e ha scoperto che, contro ogni aspettativa, ad essere classificati come “insufficienti” sono stati proprio i prodotti dei marchi più noti. Inoltre, alla richiesta di presentare studi che certificassero la durata di efficacia promessa, dieci produttori non hanno mandato documentazione o quella presentata è stata giudicata insufficiente e infine – riporta ÖKOTEST – è stata trovata la presenza di alluminio in un prodotto con dicitura “senza sali di alluminio”.

Secondo l’analisi, la maggior parte dei prodotti ha ottenuto il massimo dei voti ma molti non risultano confezionati in imballaggi costituiti da materiale riciclato e ben 5, appartenenti ai marchi più noti, non hanno superato il test. Tali prodotti sono, in ordine dal peggiore: il deodorante minerale 48H di Vichy, il roll-on “flower fresh” 48h di Rexona, il Dove Original 48h, il Nivea Original Care 0% e il deodorante body 24 h di Avène. Il test ha verificato e rilevato la presenza di sostanze come la formaldeide, ovvero il più semplice delle aldeidi considerata un allergene da contatto e inserita dall’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per la specie umana. Anche nell’Unione Europea poi, dal 1° gennaio 2016, è stata classificata a sostanza che può provocare cancro. Attualmente, l’uso di formaldeide pura come conservante nei cosmetici è stato vietato anche se è ancora consentito l’uso di sostanze che possono rilasciarla.

Inoltre, l’analisi ha rilevato la presenza di altri ingredienti indesiderati. Tra questi, vi sono i PoliEtilenGlicoli (PEG) – composti derivati dalla polimerizzazione dell’ossido di etilene (che è classificato come cancerogeno dall’AIRC) utilizzati anche come emulsionanti e tensioattivi nei prodotti per pulire i forni e negli schiumogeni – riscontrati in alcuni deodoranti Dove, Rexona e Nivea, il dietilftalato (DEP) – estere che si presenta come liquido incolore attualmente sotto analisi per il sospetto che possa influenzare l’equilibrio ormonale umano – e alcuni polimeri sintetici che possono finire nell’ambiente e sono difficilmente biodegradabili, riscontrati nel deodorante del marchio Avène. È stata rilevata poi la presenza di Isoeugenolo – considerato uno degli allergeni più potenti tra le fragranze – trovato nel Dove Original, l’allergene Idrossicitronellale e il Cashmeran, fragranza sintetica caratterizzata da un odore diffusivo, speziato e muschiato e difficilmente biodegradabile. Un altro problema – riporta ÖKOTEST – è stato trovare la dicitura generale “ipoallergenico”, in quanto ciò risulterebbe «fuorviante per i consumatori perché nel prodotto possono comunque essere contenute sostanze allergeniche». Inoltre, è stata scoperta la presenza di alluminio all’interno di un deodorante etichettato “senza sali di alluminio” e, contattato dalla rivista, il produttore ha risposto che tale sostanza potrebbe provenire dall’argilla minerale utilizzata perché contiene naturalmente silicato di alluminio. Infine, è stato chiesto di fornire studi che dimostrassero l’efficacia promessa dalle pubblicità e ben 10 produttori non hanno fornito alcuna documentazione o l’hanno fornita “inadeguata”.

Il problema degli effetti dell’alluminio presente negli antitraspiranti è una questione che divide ancora a metà la comunità scientifica: se da una parte esistono scienziati come la microbiologa inglese Philippa Darbre che hanno ipotizzato che alcuni sali possono ostruire i canali sudoripari e bloccare alcuni condotti di sudore adiacenti al seno e studi italiani che mostrano un livello di alluminio più elevato nei fluidi prelevati da pazienti con carcinoma mammario rispetto ai soggetti sani, dall’altra esistono ricercatori che non condividono tali ipotesi e tra questi vi è la stessa AIRC, che ha affermato che dagli studi epidemiologici “non emergono dati consistenti” che confermino la correlazione tra sali di alluminio e tumore al seno. Tuttavia, i sali di alluminio risultano presenti in tantissimi prodotti antiaspiranti (elencati in maniera completa qui) tra cui anche in quelli più noti come Borotalco, Breeze, Dove e Nivea.


Questo articolo di Roberto Demaio è stato diffuso da L’Indipendente.



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