Avanti Savoia: il ritorno



mercoledì 10 maggio 2006, di Edoardo Baraldi - 1102 letture









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Avanti Savoia: il ritorno
25 novembre 2007

E’ una Vergogna che il Popolo Italiano e i Politici abbiano concesso il ritorno dei Savoia. Non solo sono tornati ma ora hanno il coraggio di chiedere dei soldi alla Stato e si tratta di MILIONI DI EURO. SAVOIA Vergognatevi, a calci nel sedere dovete andare via da Questo Paese.Lo Stato appartiene al Popolo Italiano, ma invece gli Italiani stanno a guardare le partite di pallone, fanno casino agli stadi, mentre i Savoia chiedono soldi a TUTTI Noi, non facciamo niente. Siamo una massa di PECORONI, NOI ITALIANI SIAMO UNA MASSA DI PECORONI, SVEGLIATEVI! Siamo Plagiati dai Politici roby
Avanti Savoia: il ritorno
25 novembre 2007

Hai ragione roby, I SAVOIA devono abbandonare l’Italia.

L’italia non appartiene ai SAVOIA Altro che risarcimento danni, devono ritornare in esilio fino alla loro Morte. Manu.

Avanti Savoia: il ritorno
25 novembre 2007

I Savoia chiedono danni all’Italia "Rivogliamo indietro beni sequestrati" I Savoia chiedono i danni allo Stato italiano. La richiesta complessiva è di 260 milioni: 170 da parte di Vittorio Emanuele, 90 dal figlio Emanuele Filiberto. Inoltre, secondo la redazione del programma "Ballarò" che ha diffuso la notizia, la famiglia chiede la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica. La richiesta, come comunica il portavoce di Casa Savoia, non è stata però ancora depositata.

IL POPOLO ITALIANO RISPONDE:

SAVOIA ANDATE VIA DALL’ITALIA NON VI VOGLIAMO

Avanti Savoia: il ritorno
3 dicembre 2007

IL GIORNO 2 DICEMBRE 2007 ALLA TRASMISSIONE TELEVISIVA SULLA RAI CANALE 1 (RAI1) CHIEDEVANO AGLI ITALIANI TRAMITE TELEVOTO QUALE NOME PREFERIAMO TRA I DUE SAVOIA ...E’ UNA VERGOGNA CHE LA RAI TRASMETTA QUESTE TRASMISSIONI, LEGGETE ....

I Savoia e il fascismo: 20 anni di complicità

Nonostante quanto affermato da molte biografie assolutorie, Vittorio Emanuele III fu sempre complice, anche talvolta solo passivo, del regime fascista. Lo fu di fronte alla marcia su Roma, quando le sue indecisioni furono determinanti per il successo del colpo di stato di Mussolini, lo fu poi di fronte alla crisi provocata dal delitto Matteotti, probabilmente l’ultima occasione per impedire al regime di consolidarsi definitivamente. Lo fu infine con l’avallo alle infami leggi razziali del regime, e con il sostegno alla decisione di trascinare in guerra il paese. Salvo poi fuggire, al primo segnale di pericolo, lasciando l’Italia alla mercé dell’occupante.

Al momento del delitto Matteotti il re si trova in Spagna, ma quando rientra in Italia delude le speranze che in lui avevano posto alcuni settori delle opposizioni ritiratesi dal Parlamento in segno di protesta. "Io sono cieco e sordo" dirà commentando il dossier del Ministero degli interni. E di fronte alle sollecitazioni di Bonomi, risponderà così "Non sono giudice io, non sono competente".

In realtà il re non vuole liquidare il fascismo, di cui riconosce e apprezza la capacità di restaurare e mantenere l’ordine. Come nel 1922, anche in questo caso la passività della monarchia agevola la strategia mussoliniana. Il 3 gennaio 1925 il duce si presenta alla Camera e chiude la vicenda Matteotti: "Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere". È il trionfo definitivo dello Stato totalitario, sanzionato di lì a poco da alcune modifiche allo Statuto che trasformeranno l’Italia in regime.

Da quel momento in poi il re abdica a qualsiasi ruolo politico attivo, riceve Mussolini due volte alla settimana, sottoscrive decreti e provvedimenti, partecipa alle cerimonie ufficiali legittimando il regime con la sua presenza. Non si fa mai diretto promotore delle iniziative politiche del Ventennio, ma le avalla tutte con la sua autorità: dalle leggi fasciste restrittive della libertà alle imprese coloniali, dalla partecipazione alla guerra civile spagnola alle leggi razziali, dall’alleanza con la Germania hitleriana all’entrata in guerra. Le responsabilità storiche del fascismo diventano così anche le responsabilità storiche della monarchia.

L’8 settembre rappresenterà il capitolo finale, il tentativo di sganciarsi da Mussolini e dalle sue colpe in nome di un progetto di restaurazione monarchica e della difesa dell’assetto sociale costituito, in un quadro desolante e tragico di caserme abbandonate e comandi dissolti. In meno di una settimana, anche grazie alla fuga del re e dei vertici militari, l’Italia è chiamata a pagare un costo altissimo: due terzi dell’Italia sono occupati dai tedeschi e centinaia di migliaia di militari italiani catturati dai tedeschi.

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