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viaggiatori in Sicilia

A proposito del "Viaggio in Sicilia verso Librino", alcune suggestioni da Goethe e altri viaggiatori.

di Pina La Villa - mercoledì 14 gennaio 2004 - 5395 letture

Dal "Viaggio in Italia" di Goethe riprendo alcune descrizioni relative alla Sicilia e in particolare a Palermo.

"Non ho intrapreso questo viaggio meraviglioso per illudermi su me stesso, ma per imparare dagli oggetti a conoscermi".

Verso la Sicilia: In traversata, giovedi 29 marzo 1787

"Stavolta non soffiava, come l’ultima volta che partì il postale, un fresco e benigno vento di nord-est, bensì, all’opposto, il caldo e ostilissimo sud-ovest; sperimentammo così quanto il navigante sia soggetto al capriccio del clima e del vento. [Il bastimento]: Di costruzione americana, ben veleggiato, munito all’interno di eleganti cabine e di cuccette separate; cortese e gioviale la comitiva dei viaggiatori, cantanti d’opera e ballerini scritturati a Palermo". Domenica 1° aprile 1787 Burrasca violenta alle tre del mattino. Nel sonno e nel dormiveglia io portai innanzi il progetto del dramma, mentre una grande agitazione regnava sul ponte[…] Allo spuntar del giorno si calmò la tempesta, e il cielo si rasserenò. Ora avevamo Ustica decisamente a sinistra. Ci mostrarono una grossa tartaruga che nuotava in distanza; coi cannocchiali potevamo distinguerla, come un punto in movimento. Verso mezzogiorno fu ben visibile la costa siciliana, con i suoi promontori e le insenature[…] Al pomeriggio eravamo già più presso a riva; la costa occidentale, dal promontorio Lilibeo a Capo gallo, era tutta perfettamente visibile, nel cielo sgombro e nello splendido sole. Una frotta di delfini scortava il vascello ai due lati della prora, precedendolo costantemente. Era un’allegria vedere come a volte nuotavano in linea retta, coperti dalla trasparenza dell’onda, a volte spiccavano balzi sopra i flutti, dandosi slancio con le pinne del dorso e del ventre e con i fianchi dalle smaglianti tinte verde e oro[…] Io facevo ogni tanto una scappata sopra coperta, senza però lasciarmi distogliere dai miei intenti poetici, e mi sentivo ormai sufficientemente padrone dell’intero dramma. Nel cielo annuvolato splendeva chiara la luna e il riflesso sul mare era infinitamente bello. Palermo, lunedi 2 aprile 1787 Alle tre del pomeriggio, con sforzo e fatica, entrammo finalmente nel porto, dove ci si presentò il più ridente dei panorami. Mi sentivo del tutto rimesso, e il mio godimento fu grande. La città situata ai piedi di alte montagne, guarda verso nord; su di essa, conforme all’ora del giorno, splendeva il sole, al cui riverbero tutte le facciate in ombra delle case ci apparivano chiare. A destra il Monte Pellegrino con la sua elegante linea in piena luce, a sinistra la lunga distesa della costa, rotta da baie, penisolette, promontori. Nuovo fascino aggiungevano al quadro certi slanciati alberi dal delicato color verde, le cui cime, illuminate di luce riflessa, ondeggiavano come grandi sciami di lucciole vegetali davanti alle case buie.Una chiara vaporosità inazzurriva tutte le ombre. Non cedemmo all’impazienza di scendere a terra, ma rimanemmo sul ponte finché non ci cacciarono; dove avremmo potuto, altrimenti, sperare un simile punto di vista, un momento così esaltante? Per la bizzarra porta fatta di due enormi pilastri [Pitré dirà che si tratta della porta della Legna, oggi non localizzabile] - e che non può essere chiusa in alto perché nel giorno della celebre festa vi passa il gigantesco carro di S. Rosalia - entrammo in città, e subito ci guidarono verso una grande locanda posta a mano manca. L’albergatore, un simpatico vecchio abituato da tempo a vedere forestieri d’ogni paese, ci condusse a una spaziosa camera, col balcone che dava sulla rada, sul monte di S. Rosalia [Monte Pellegrino] e sul mare; di lì potemmo scorgere la nostra nave e valutare il nostro precedente osservatorio. Soddisfattissimi della posizione di quella camera, quasi non notammo nel fondo una grande alcova rialzata a nascosta da corinaggi, entro la quale, sotto un pomposo baldacchino di seta, si allargava un letto smisurato, assolutamente in armonia col resto della mobilia massiccia e vecchiotta. Al vedere un appartamento così sontuoso ci sentimmo un po’ in imbarazzo, e secondo l’uso chiedemmo di stabilire le condizioni. Nessun bisogno di condizioni, replicò il vecchio: quello che gli premeva era che ci trovassimo a nostro agio; potevamo pure servirci dell’anticamera immediatamente attigua, fresca, aerata e rallegrata da diversi balconi. Di lì si godeva un’infinità di vedute, che ci studiammo di ritrarre a una a una in disegni e in pitture; davvero illimitata era la messe che lì si offriva all’artista. Verso sera il chiaro di luna ci attrasse di bel nuovo sulla rada, e ci trattenne ancora a lungo sul balcone quando fummo tornati. La luminosità era stupefacente, grandiose la bellezza e la quiete. Palermo, martedì 3 aprile 1787 Nostra prima cura fu quella di studiare bene la città, assai facile da osservarsi superficialmente ma difficile da conoscere; facile perché una strada lunga alcune miglia l’attraversa dalla porta inferiore a quella superiore, ossia dalla marina sino al monte, ed è a sua volta incrociata da un’altra pressappoco a metà, dimodoché ciò che si trova su queste due linee è comodamente visibile; la città interna, al contrario, disorienta lo straniero, che può dirigersi in tale labirinto solo con l’aiuto d’una guida . Al crepuscolo dedicammo la nostra attenzione alla fila di carrozze conm le quali i notabili compiono la loro famosa passeggiata a mare fuori cinta,per godere l’aria fresca, far conversazione e darsi a ogni sorta di corteggiamenti. Due ore prima di notte era spuntata la luna piena,diffondendo sulla sera un incanto indicibile. L’orientamento verso nord di Palermo produce un singolarissimo rapporto della città e della riva con le luci del cielo, non lasciandone mai scorgere il riflesso nei flutti. Così fu che anche oggi, quantunque la giornata fosse del più bel sereno, il mare ci apparve di un color azzurro cupo, severo e opprimente, mentre a Napoli, da mezzodì in poi, esso brilla sempre più sereno, più ridente, più vasto[…]

Palermo, 3 aprile 1787

Com’essa ci abbia accolti, non ho parole bastanti a dirlo: con fresche verzure di gelsi, oleandri sempre verdi, spalliere di limoni ecc. In un giardino pubblico c’erano grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L’aria era mite, tiepida, profumata, il vento molle. Dietro un promontorio si vedeva sorgere la luna che si specchiava nel mare; dolcissima sensazione, dopo essere stati sballottati per quattro giorni e quattro notti dalle onde! (Da una lettera, riassunto dell’arrivo a Palermo)

Palermo, mercoledì 4 aprile 1787. Nel pomeriggio visitammo la valle ubertosa e ridente, percorsa dal tortuoso fiume Oreto, che scendendo dai monti a sud costeggia Palermo. Anche per ricavare un’immagine da questo paesaggio è indispensabile un occhio pittorico e una mano esperta; e Kniepp seppe appunto scovare un osservatorio adatto, là dove l’acqua imbrigliata defluisce da uno sbarramento semidistrutto, all’ombra d’una ridente macchia d’alberi, avendo a sfondo l’ampio panorama della valle in salita, disseminata di case rustiche

Un altro libro, altri viaggiatori

Wolfgang Krönig, Vedute di luoghi classici della Sicilia. Il viaggio di Philipp Hackert del 1777, Sellerio, 1987

Il viaggio viene computo insieme a due inglese, Gore e Knigth. Il 27 maggio i tre viaggiatori intraprendono, partendo da Nicolosi, l’ascensione dell’Etna, la descrizione è di Knigth).

"comincia qui una regione boscosa che si estende per circa sei miglia fino alla Grotta delle Capre…L’aria era molto fredda e tagliente; in quella piccola caverna accendemmo un fuoco e ci riposammo fino a mezzanotte, per poi dirigerci verso la vetta attraverso un desolato paesaggio di cenere e lava. Dopo una cavalcata di quasi otto miglia, il pendio diventò così ripido da costringerci a lasciare i muli e a compiere il rimanente percorso a piedi. Facemmo sosta per contemplare la scena che ci stava davanti: la notte era serena e abbastanza chiara per consentirci di vedere le forme degli oggetti, ma non i loro particolari… Il cratere si distingueva per un tenue chiarore rossastro che filtrava tra le grosse nuvole di fumo; l’insieme formava lo spettacolo più pauroso che abbia mai visto, e a cui certamente nulla al mondo può essere paragonato. Sui questo versante della montagna incontrammo poca neve, ma il freddo era così intenso che ci era quasi impossibile sopportarlo…" 1

Il viaggio siciliano di Hackert e dei suoi compagni ebbe termine a Messina. Il contrasto fra la magnifica posizione geografica della città e lo squallore causato dalle epidemie, dai terremoti e dalle condizioni politiche è il tema predominante delle considerazioni che Knight dedica a Messina nel suo diario. Esse si chiudono con queste parole:

"Quando s’imbocca lo stretto di mare chiamato faro, la vista è molto bella e romantica: le coste sono alte e rocciose, popolate di città e di villaggi disposti l’uno dietro l’altro a quote diverse. Ancora più straordinario è l’ingresso del porto: lo specchio d’acqua è contornato su un lato da una lunga fila di case uniformi, di costruzione piuttosto scadente, ma che nel loro insieme compongono una veduta magnifica".


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