“LAPIDE”, HANNO UN NOME I DUE QUERELATI DALLA CLERICI PER DIFFAMAZIONE


Il “fattaccio” sarebbe accaduto venerdi 19 settembre. Ma fu reso pubblico il giorno seguente. Un tam tam di voci che si sono succedute per tutto il giorno...


di Letizia Tassinari pubblicato il 19 octobre 2008

Il “fattaccio” sarebbe accaduto venerdi 19 settembre. Ma fu reso pubblico il giorno seguente. Un tam tam di voci che si sono succedute per tutto il giorno davano la notizia che la presidente del Centro Congressi Principe di Piemonte Manuela Clerici avrebbe chiesto a un dipendente di togliere la lapide alla memoria dei 560 morti nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. E che, al rifiuto del lavoratore, sarebbe stata la stessa a svitare le viti. Tre su quattro, che poi furono ritrovate in un cassetto della scrivania dentro l’ufficio della stessa presidente.

Da quel pomeriggio, e per svariati giorni, il caso lapide, o “caso Clerici”, sono stati l’argomento principe di stampa e tv, compreso il mondo web, e di ben due consigli comunali. Manuela Clerici, dopo aver rilasciato a caldo dichiarazioni di “equivoci”, si è trincerata dietro a un “sono estranea ai fatti”, con tanto di missiva al sindaco Luca Lunardini, datata 21 settembre, dove annunciava che avrebbe “sporto querela per diffamazione nei confronti di chi si era inventato fatti e circostanze mai accaduti”. Assicurando il sindaco di fornirgliene copia nell’immediato. A distanza di giorni la notizia fu che la presidente aveva dato mandato a un legale del Foro di Firenze, Gabriele Melani, per la predisposizione della querela stessa. Un altro tam tam di voci, frutto di un’affermazione “ufficiale”, fu che la querela avrebbe coinvolto decine di persone, forse settanta. Ossia tutti coloro che avevano espresso la propria opinione in merito, accusandola del fatto o difendendo i lavoratori che che l’avevano accusata. E tra i querelati sembrò che dovessero essere inclusi sia i giornali che avevano pubblicato i commenti e i blog e i siti dove numerosi sono stati gli interventi dei cittadini.

Habemus papam, la querela è stata finalmente presentata. Ratificata, presso la Caserma dei Carabinieri di Viareggio, lunedi 13 ottobre. I querelati, almeno quelli identificati con nome e cognome, solo due. Ossia i due dipendenti del Versilia Centro Congressi Franco Polacci e Roberto Mencarini, “ rei” di aver accusato pubblicamente la loro presidente. Quanto a tutti gli altri potenziali “rei” sarà il Pubblico Ministero assegnatario delle indagini preliminari a decidere se chiedere il rinvio a giudizio. Ammesso e non concesso che una richiesta in tal senso venga mai fatta, anche nei confronti dei due querelati per nome e cognome.

Effettuate le indagini preliminari di rito, il magistrato inquirente, valutate tutte le circostanze, potrebbe anche decidere di chiedere l’archiviazione della querela presentata. In questo caso, ma forse anche prima, si potrebbe profilare l’ipotesi di una controquerela per il reato di calunnia. Ipotesi questa che i legali dei due lavoratori stanno già valutando.

“Piena solidarietà e sostegno ai lavoratori del Centro Congressi del Principe di Piemonte - sono le parole espresse dall’assessore provinciale Emiliano Favilla. “Prima volgarmente offesi ed ora anche querelati, quei dipendenti sono conosciuti come persone serie ed onesti lavoratori - sottolinea Favilla - e questo porta a credere nel loro disinteressamento sulla versione della vicenda della lapide”.

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