Numero chiuso: inaccessibilità alla conoscenza


Ogni anno milioni di studenti e studentesse di tutta Italia provano i test per l’ammissione alle varie Università del Paese. Ogni anno la maggior parte di questi speranzosi candidati viene respinta.


di Ivonne Carpinelli pubblicato il 18 settembre 2008

Il sogno di una vita può terminare nell’arco di pochi secondi con un click e la ricerca di un codice troppo in basso in una graduatoria troppo lunga.

Ogni anno milioni di studenti e studentesse di tutta Italia provano i test per l’ammissione alle varie Università del Paese. Ogni anno la maggior parte di questi speranzosi candidati viene respinta tramite la valutazione di quesiti a risposta multipla, considerati da molti una vera e propria offesa all’intelligenza e al buonsenso.

La legge 264/99 che sancisce l’esistenza di questi test a numero chiuso è al tempo stesso incostituzionale: viola, infatti, gli articoli 33 e 34 della Costituzione sul diritto allo studio nonché l’articolo 3 riguardante il pieno sviluppo della persona umana. A quanto pare la nostra Repubblica non svolge correttamente il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona umana, bensì sembra aggiungere inutili impedimenti. Appare come un’offesa al Ministero dell’Istruzione da parte del Ministero dell’Università quello di voler ancora verificare il possesso dei “requisiti minimi” degli studenti dopo che questi hanno trascorso tredici anni sui banchi di scuola e sostenuto un esame di Maturità.

Non sembra inutile che si faccia una selezione ancora prima che questi ragazzi comincino a studiare? Come si può veramente capire tramite domande a risposta multipla se sono effettivamente preparati? Non saranno esclusi coloro che ragionano in grande perchè queste imbrigliature non permettono loro di esprimere il proprio pensiero?

In questo oscurantismo culturale, in cui il desiderio di studiare sembra dare fastidio al governo italiano, solo una piccola élite riesce a prendere il potere e a sedersi sulle più alte cariche del sapere. Nel mentre gli esclusi cadono in depressione, trascinando con sé l’intero nucleo familiare, o arrivano a compiere gesti assurdi che distruggono la felicità di chi li circonda.

Il numero chiuso non è solo un freno per i giovani che ambiscono alla laurea: lo è anche per coloro che dopo una, due o tre lauree cercano di ottenerne un’altra per il proprio arricchimento personale e non possono avere accesso al sapere. Un quadro antidemocratico e dittatoriale quello che si vive oggi nel nostro paese. Uno schiaffo alla democrazia e al diritto di coltivare la nostra conoscenza. Affrontare un test del genere segna innegabilmente il proprio percorso di vita, dimezza o raddoppia i propri sogni e lascia sui selciati di un cammino la cui fine è ancora molto lontana. Che dire a coloro che non ce la fanno? “Sogna ragazzo sogna, non cambiare un verso della tua canzone, non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu!”.

Ivonne Carpinelli

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