La ribellione popolare passa per Vicenza


Metti una manifestazione popolare, di quelle che partono dal basso e giorno dopo giorno crescono le adesioni, e solidarietà e partenze da tutta Italia.


di Simone Olla pubblicato il 15 febbraio 2007

Metti una manifestazione popolare, di quelle che partono dal basso e giorno dopo giorno crescono le adesioni, e solidarietà e partenze da tutta Italia. Metti che questa manifestazione popolare diventa pericolosa dal punto di vista politico, sono troppe le attenzioni che i media le rivolgono: troppo trasversale e troppo numerosa. Insomma a Vicenza c’è troppo chiasso e gli arresti (eccellenti?) di questi giorni sembrano studiati a tavolino per distrarre la massa televisiva. Sì, appunto, la massa televisiva, non i vicentini e la loro “riconquista del luogo”. Perché il rifiuto popolare all’allargamento della base americana Dal Molin è il desiderio di una comunità di riprendersi il proprio territorio e decidere le sorti dello stesso.

Il governo in carica, su questo punto, rischia molto di più che su altri dieci passaggi parlamentari di rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. L’allargamento della base americana di Vicenza costituisce un banco di prova cruciale, e non soltanto nel breve periodo in termini di stabilità parlamentare. È un banco di prova per tutta la classe politica italiana, da destra a sinistra; una classe politica vecchia, sorda e corrotta che pare (finalmente) giunta al capolinea.

Questa volta siamo a Vicenza ma ieri eravamo in Val di Susa, a Venezia, sullo Stretto: da una parte la trasversalità politica interessata che ha accompagnato (e accompagna) le grandi opere (TAV e Ponte sullo stretto in testa), dall’altra i movimenti popolari che si sono opposti. Il No TAV è partito dal basso e dal basso ha visto crescere adesione, sdegno e opposizione feroce. Si è mossa l’Italia che non accetta imposizioni, scelte politiche calate dall’alto per interessi di pochi; si è mossa l’Italia che si oppone tanto alla destra quanto alla sinistra. A Vicenza si sta compiendo un’altra tappa di quel processo di partecipazione pubblica (termine abusato e temuto nel contempo); e questa ennesima ribellione popolare si scaglia sia nei confronti di chi l’allargamento della base americana l’ha previsto (il centrodestra col passato governo), sia nei confronti di chi, pur avendone i poteri, questo allargamento non ha impedito (l’attuale governo).

La manifestazione del 17 febbraio contro l’allargamento della base USA Dal Molin non è solo la ribellione di una città, ma il grido di partecipazione di ogni singolo cittadino italiano.

Metti quindi che ci vogliano tappare la bocca per soffocare questo grido, cosa tolgono fuori? Le Brigate Rosse ovviamente.

Sempreverdi. Loro.

Sempreattenti. Noi.

Tutti.

A Vicenza.

Io non potrò, ma sarà ugualmente… camminare al vostro fianco!

Fonte: www.opifice.it

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