La riforma Moratti dell’Università


Docenti, ricercatori, studenti e sindacati contro la riforma Moratti dell’Università e della Ricerca


di Redazione pubblicato il 7 aprile 2004

La riforma Moratti della docenza universitaria sta incontrando forti resistenze. L’abolizione dei contratti a tempo indeterminato per i ricercatori, la novità più discussa, scatena le ire soprattutto dei 55mila ricercatori precari che già affollano i laboratori italiani. Tutte le componenti, dai docenti agli studenti, sono comunque coinvolte dal progetto della ministra che apre gli atenei al mondo dell’impresa e taglia i fondi pubblici per la ricerca.

Il clima di agitazione di queste settimane ha rimesso in discussione le stesse riforme dei governi di centro-sinistra: sotto accusa è anche il "3+2", il modello universitario anglosassone importato dalle università italiane, che per unanime opinione ha causato lo scadimento della didattica.

Con tanta carne al fuoco, non sorprende che assemblee e manifestazioni si susseguano, dopo quel 17 febbraio che ha visto convergere alla Sapienza migliaia di ricercatori di tutta Italia. Sotto la spinta di sindacati, collettivi studenteschi e reti di ricercatori precari, anche dagli accademici più austeri sono giunte voci di opposizione al ministro. Solo la Conferenza dei Rettori, per ora, è disposta a trattare sul disegno di legge. E i primi risultati delle mobilitazioni si vedono già: dal ministero si annuncia la riscrittura della legge alla luce delle critiche ricevute. Ma la sostanza non cambia: il ricercatore d’ora in poi sarà precario, se la "Moratti" passerà.

La precarizzazione, infatti, è fortemente richiesta dal mercato: uno scienziato senza garanzie per l’avvenire è costretto a privilegiare ricerche di rapida applicazione pratica, per giustificare il proprio posto di lavoro di fronte ai suoi finanziatori. Così, oltre a calpestare i diritti dei ricercatori, si mette a rischio il delicato meccanismo che regola la comunità scientifica: la scienza è fatta anche di pause di studio e di ricerca di base apparentemente inutile o poco redditizia.

Contro una legge tanto sciagurata, ricercatori e docenti ricorreranno persino allo sciopero, strumento di lotta inconsueto nelle università: il 23 aprile vi aderiranno tutti i sindacati e le associazioni per l’intera giornata, mentre a Roma si svolgerà una manifestazione nazionale per chiedere il ritiro del progetto di riforma.

di Andrea Capocci, Aprileonline.it

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