Lady in the Water


Un film di M. Night Shymalan, con Paul Giamatti e Bryce Dallas Howard.


di Antonio Cavallaro pubblicato il 11 ottobre 2006

Lady in the Water è l’ultima attesa opera del regista indiano M. Night Shymalan, che si è imposto, in appena otto anni di carriera, all’attenzione di critica e pubblico grazie a film come Il Sesto Senso, Unbreakable, Signs e The Village; reinventando il genere thriller pur tenendo fede ai consolidati meccanismi della suspence.

Lady in the Water è una fiaba moderna che viene raccontata attraverso i clichè canonici delle favole. C’è un paese lontano dove si svolge l’azione: il condominio “The Cove”; c’è un luogo incantato: la piscina a forma d’occhio, attorno alla quale il condominio è stato costruito; c’è una principessa di grande bellezza, capace di suscitare nell’animo di chi le sta accanto speranza e coraggio: una narf, ninfa emersa dalle acque del mondo azzurro per annunciare un futuro migliore; c’è un mostro cattivo: uno Scrunt, malvagio essere dalle sembianze lupesche, ricoperto da peli che sembrano ciuffi d’erba ed in grado di muoversi sotto la superficie del terreno senza essere visto; e naturalmente c’è un eroe, il più improbabile: il custode balbuziente del condominio, Cleveland Heep, che si metterà alla testa di un battagliero manipolo formato da altri coinquilini, sfidando lo Scrunt e i propri demoni personali, per servire la causa della narf e quella della salvezza del mondo.

Se per originalità, Lady in the Water, può apparire un film minore, la straordinarietà di questa opera va ricercata nella sua forma, nell’ennesima prova di grande abilità fornita da Shymalan di narrare una storia. Abile manipolatore di paure, Shymalan adopera strumenti che lo tengono legato al cinema di genere, utilizzati come punti saldi attraverso cui muoversi nell’esplorazione delle paure dell’uomo, servendosi allo stesso tempo di linguaggi convenzionali per fare breccia nello spettatore, al solo scopo di provocarne un totale abbandono di fronte a modelli consueti, col risultato di suscitare riflessioni e interrogativi su temi fondamentali attraverso delle emozioni pure.

In questo ultimo film, l’autore abbandona il finale a sorpresa, ormai quasi diventato un marchio di fabbrica. Mantenendo la visione dicotomica di ogni sua opera (bene contro male), dove suspence e paura diventano il percorso con il quale attraversare questi due territori e con un saldo equilibrio ed un lucido controllo dell’emotività, Shymalan dimostra di aver affinato ancora di più le sue abilità, dando prova di maturità. La sua grande peculiarità, cioè saper mettere in scena “discorsi alti” attraverso tradizionali approcci alla narrazione, fonte di smarrimento e ridicolo per i detrattori, in Lady in the Water raggiunge livelli di vertice.

Le sovrastrutture vengono ridotte al minimo: il nome della ninfa protagonista è Story, la storia che si svela mentre si racconta. E’ lei che spiega i meccanismi d’attuare affinché l’equilibrio venga ristabilito, è sempre lei che definisce i ruoli funzionali allo scopo. Shymalan porta all’estremo l’uso di quei codici comuni che con sapienza ha imparato a gestire nel suo cinema. Lady in the Water va ad aggiungersi al suo straordinario bouquèt di favole pedagogiche a tinte scure, con cui scandaglia l’oscurità gettata da quelle ombre che negli ultimi decenni si sono allungate sulla coscienza e l’animo umano.

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