La Sicilia delle brevi


In queste piccole notizie, buone per farci due trafiletti nei giornali nazionali c’è la Sicilia d’oggi. E non solo la soffocante presenza della mafia sull’isola.


di Lorenzo Misuraca pubblicato il 16 settembre 2006

Un commerciante di Palermo, rovinato dal pizzo, ha provocatoriamente messo in vendita un rene su internet per pagare i debiti. A Corleone un’azienda di abbigliamento della famiglia Riina ha fatto causa al Comune perché utilizza uno slogan registrato per i propri prodotti.

In queste piccole notizie, buone per farci due trafiletti nei giornali nazionali c’è la Sicilia d’oggi. E non solo la soffocante presenza della mafia sull’isola. C’è di più: è la lotta tra onesti e disonesti, tra valori e disvalori, tra principi e pregiudizi che s’intreccia, e dà vita a qualcosa di nuovo e antichissimo allo stesso tempo.

Il commerciante assediato dal racket non fa parte della borghesia illuminata palermitana, non è uno da girotondi. Ma un giovane di 36 anni, che è stato a suo tempo un soldato del battaglione San Marco impegnato nella guerra del Golfo.

“I love Corleone” è lo slogan registrato dalla ditta di abbigliamento legata alla famiglia di Totoò Riina. Il sindaco corleonese se l’è presa per promuovere un’immagine pulita e “diversa” del suo paese nel mondo. Ma a che serve un’immagine pulita se per affermarla si ruba qualcosa (fosse anche un’idea), al legittimo propriatario (fosse anche un mafioso)?

Questi due trafiletti, tra le righe, dicono di una realtà in cui spesso la responsabilità del cambiamento se la prendono uomini soli, che non frequentano gli olimpi di chi sta dalla parte giusta. E dicono della lotta quotidiana per l’affrancamento dalla mafia e delle tante scorciatoie che allontanano la meta.

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