Cos’hanno in comune Luciano Canfora e Donald Trump?
Cos’hanno in comune Luciano Canfora e Donald Trump? NULLA, ma proprio nulla. Anzi, sono ai poli opposti – tanto è raffinato, intelligente ed erudito il primo, quanto è volgare, becero, ignorante il secondo. Fra questi due esemplari della specie umana passa uno spazio misurabile solo in miliardi di anni luce. Ora qualcuno sorriderà: perché qualcosa che li ha fatti sfiorare per un momento, ai lati opposti del cosmo, in realtà c’è stata, ed è la parola comunismo.
Da una parte abbiamo il libro di Luciano Canfora, un professore emerito – filologo, storico, grecista e saggista. Che pubblica quasi in sordina Comunismo: un’altra storia (Feltrinelli 2026), un saggio che ripercorre tutte le tappe del pensiero egalitario, marxista, leninista, dalle rivoluzioni all’internazionale, dall’utopia agli esperimenti socialisti.

Canfora cita, fra gli altri, Hewlett Johnson, che nel 1939 dichiarava che, diversamente dal comunismo, il capitalismo “non ha una base morale”, e risale ancora più indietro, a Tocqueville, che nel 1848 scriveva “La lotta politica ben presto sarà tra coloro che possiedono e coloro che non possiedono”; Proudhon (“la proprietà è un furto”); fino al Manifesto di Engels e Marx, che si basa sulla “graduale ma sicura estirpazione della ineguaglianza”. Il libro procede illustrando le varie fasi della stesura del Manifesto (il primo e il secondo), a cui Canfora dedica l’attenzione del filologo, regalandoci anche un termine usato nientemeno che da Victor Hugo (e che – confesso – non conoscevo), oclocrazia:
L’oclocrazia è una forma degenerata di democrazia in cui il potere è esercitato direttamente dalla folla o dalla massa, guidata dall’emotività e dall’irrazionalità. Il termine deriva dal greco antico óchlos (moltitudine o massa) e kratos (potere), ed è stato storicamente concettualizzato dallo storico Polibio.
Vi dice qualcosa?
Il libro esamina anche i rapporti del comunismo con la teoria evoluzionistica di Darwin, il positivismo, il bolscevismo, la sinistra socialista americana, fino a quella che pare oggi l’eredità più concreta della Rivoluzione d’ottobre, ovvero la decolonizzazione versus l’imperialismo. Si ratta di un processo ancora in corso, basato in primo luogo sul progetto di “estirpare la corruzione materiale e morale indotta dal colonialismo e di impedirgli di attuare più sottili e perciò più efficaci forme di rinnovata penetrazione nei paesi un dì sottomessi direttamente”. Ancora, scrive Canfora, “Come la democrazia non è un dato di fatto ma consiste nella ricerca costante di essa, lo stesso può dirsi del comunismo. Esso si risolve nell’incessante necessità di attuarlo. […] La libertà è un ideale intermittente – osservò Tocqueville […] l’uguaglianza, invece, è una necessità che si ripresenta continuamente. E oggi il suo scenario è l’intero pianeta”.
Per contro, l’attuale occupante della Casa Bianca ha riesumato i “comunisti” (dopo aver attaccato i terroristi, i migranti, gli anti-fa, i vaccini, le donne, ecc.) senza nulla conoscere della loro storia, della loro filosofia, del loro ruolo nella realtà geopolitica mondiale. Nel discorso alla vigilia di un evento che riguardava tutta la nazione (i 250 anni dall’Indipendenza) Trump ha scelto come nemico il comunismo, che ha definito testualmente “l’esatto opposto di vita, libertà e ricerca della felicità. È morte, tirannia, e la ricerca del male […] È il nemico della Costituzione […] il partito comunista è composto di immigrati illegali, criminali e tutti quelli che non hanno voglia di lavorare”.
Ci tengo a precisare che negli Usa esiste ancora il Communist Party (CPUSA) e che è formato da degnissime persone.

Fondato nel 1919, ha visto crescere il numero dei suoi membri di 20.000 unità da quando Trump fu eletto la prima volta nel 2016. Ma per Trump ogni suo avversario è comunista, a partire dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, per finire col Papa, Leone XIV.
Ora vorrei suggerire a chi fosse indeciso su cosa sia il comunismo di informarsi sul libro di Canfora e non su Truth.
PS - per chi voglia acquistare una maglietta comunista prima di partire per gli USA, ce ne sono di molto carine in vendita su Amazon.




Traduzione del testo della terza maglietta: Sì, sono comunista. E lo considero uno dei più grandi onori, poiché noi lottiamo per la completa liberazione della razza umana (Angela Davis).
Postilla dell’autrice
Avendo ricevuto numerose esternazioni sull’incongruenza di concludere il mio articolo con le magliette in vendita su Amazon, vorrei rassicurare i miei solerti amici della mia assoluta volontà ironica del finale, già a mio parere esplicito nell’invito ad acquistarle prima di recarsi negli USA. Nella "convergence culture" (Jenkins) in cui siamo immersi, in una società che ha amato la Coca Cola e Mao Tse-Tung grazie a Andy Warhol, trovare il testo di Angela Davis su una maglietta, o la scritta "literally communist", mi pareva molto più divertente ed efficace rispetto a una foto del disgustoso tiranno d’oltreoceano o del suo cappellino. Evidentemente sbagliavo sulla mia capacità di mostrare, appunto, le incongruenze in chiave ironica. Avete ragione - torniamo nel dramma, e siamo seri. E mi pare altrettanto ovvio (ma a questo punto dubito della mia salute mentale) che raccomando la lettura del libro di Luciano Canfora, di tutti i suoi libri. Proprio per dimenticare, per qualche minuto, o per qualche ora, l’orrore.