Sicilia a testa alta


Siamo stati quasi la metà a votare Rita Borsellino. Siamo stati quasi la metà a scegliere una storia diversa per una Sicilia in perenne immobilità. Ed anche se siamo stati pochi per vincere siamo abbastanza per continuare, a testa alta.


di Serena Maiorana pubblicato il 1 giugno 2006

Sole e terra secca. Fichi d’india e parmigiana. Granita alla mandorla e pizzo da pagare. Fine giugno, anno duemilasei: signore e signori benvenuti in Sicilia.

Prego, accomodatevi pure. Godetevi i frutti di questa terra generosa, e tra una cassata ed un bicchierino di malvasia ponetevi una domanda. La stessa. La solita.

Ma il tempo alla Sicilia a cosa serve? Che utilità ha qui il tempo che passa? A cosa serve ai Siciliani essere nel 2006 se qui tutto è rimasto fermo?

Magari avete letto “il Gattopardo”, conoscete Sciascia, avete seguito con terrore quella che fu la mattanza, l’epoca delle stragi, ed anche le vecchie vicende di Lima e Mannino. E ricordate anche di quando una volta (in una puntata speciale del Maurizio Costanzo show e Samarcanda contro la mafia) un uomo si alzò gridando contro Giovanni Falcone e tutta l’antimafia sul palco, perché a suo dire stavano insultando “la migliore classe politica che la Sicilia abbia mai avuto”. Che vergogna.

Quell’uomo era Totò Cuffaro, appena rieletto Presidente della Regione Sicilia. E la vergogna si fa più forte. Anche Mannino è tornato in politica. In Senato per la precisione, così gode dell’immunità, e nessuno potrà più indagare su di lui. È stato eletto a furor di popolo. Che fine abbia fatto Falcone invece lo sappiamo tutti.

Eppure glielo avevamo promesso. A Falcone come a Borsellino, a Libero Grassi e a Peppino Impastato: “non siete morti, le vostre idee camminano sulle nostre gambe”. Ma ai Siciliani piace l’antimafia al cinema e nelle fiction in tv. Commoventi. Peccato che nella cabina elettorale sia tutta un’altra storia. Ipocriti.

E così si scopre che non è che tutto sia rimasto proprio fermo fermo. Qualcosa è cambiato, anche se sempre, irrimediabilmente, in peggio. Perché ai Siciliani piace venderli i voti, e poi amano fare favori: all’avvocato, al dottore, al professore, al notaio. A tutti.

In Sicilia è con i favori che si risolve tutto. Stai cercando lavoro? Vuoi un voto alto? Hai bisogno di una visita medica e la lista d’attesa è troppo lunga? Favori, favori ed ancora favori.

Anche a questo servono la malvasia buona e le uova fresche. Le cassate e le paste di mandorla. A riempire ceste e cestini per ricambiare servili i favori ricevuti. Ma si può anche ricambiare col voto, appunto.

È capitato così che la maggioranza dei Siciliani abbia preferito ancora il potere inquisito e forse connivente alla cultura della legalità. I favoritismi ai diritti. Quell’uomo che sbraitava forte contro Falcone all’antimafia onesta di Rita Borsellino. Che amarezza.

Eppure quasi la metà dei Siciliani ha fatto un’altra scelta, portando l’antimafia fin dentro la cabina elettorale. Certo, non abbiamo vinto, ma questo è solo un motivo in più per provare a crescere, per lottare più forte. Per rendere più robuste le nostre gambe e portare in giro una Sicilia diversa. È importante che questo accada. Glielo abbiamo promesso.

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