Una umanità che cammina nella storia


Ieri sera ho letto lunghi stralci dell’ enciclica di Leone XIV "Magnifica humanitas" e dei commenti su Avvenire...


di Luigi Boggio pubblicato il 27 maggio 2026

Ieri sera ho letto lunghi stralci dell’enciclica di Leone XIV "Magnifica humanitas" e dei commenti su Avvenire.

È una Chiesa, come scrive il cardinali Zuppi, che "Cammina nella storia" perché affronta i temi dell’oggi senza fughe in avanti ma con saggezza e conoscenza del reale.

Per profondità e continuità di analisi e di visione si collega alla Rerum novarum di Leone XIII sulle contraddizioni della rivoluzione industriale a alla riflessione dell’enciclica Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII " il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli, i loro rapporti non possono essere regolati per mezzo della forza". Eravamo nell’aprile del 1963. Ad oggi sono trascorsi 63 anni e viviamo in un pianeta di guerre, di morte e di sofferenze.

Nell’enciclica Magnifica humanitas, magnifica umanità, ritroviamo il pianeta come si presenta oggi con tutte le sue contraddizioni e disperazioni umane, la guerra e la fame, le tecnica e il suo dominio. Scrive padre Paolo Benanti "leggere l’enciclica come documento religioso sarebbe un errore di categoria. E’ un testo di filosofia politica , e lo è nel senso più rigoroso del termine: affronta la domanda di chi detiene il potere di definire le regole dell’accesso all’informazione, della visibilità pubblica, dell’organizzazione delle opportunità economiche e delle preferenze individuali".

Il documento nomina esplicitamente "l’algocrazia" il governo degli algoritmi e "l’algoretica" le gestione etica degli algoritmi riconoscendo che oggi sono attori privati internazionali che sono i soggetti di dominio. E le nuove forme di schiavitù digitale, di sfruttamento lavorativo di giovani e di donne, e di traffico di esseri umani. Con uno dei passaggi sull’Intelligenza artificiale di grande impatto sulle condizioni in cui siamo immersi.

Il problema non è più se governarla ma chi governa chi, secondo quali criteri e con quale distribuzione reale dei benefici e della vulnerabilità. Sono tutte questioni che ci appartengono "una questione laica" prima ancora che religiosa.

Mi sono immerso nella lettura andando indietro nel tempo quando da giovane comunista mi sono trovato immerso in una discussione sulla Pacem in terris di Giovanni XXIII. Ho ascoltato e poi letto la prima enciclica papale non perdendo l’abitudine. Qualcuno mi dirà: nel Pci? perché il partito ci teneva nella formazione e nella conoscenza ed anche perché eravamo un partito con una forte componente cattolica, non solo anche laica, valdese ed ebraica.

Un luogo con una visione e impegno in un mondo diviso in due e pieno di contraddizioni che prendevano anche la nostra vita politica perché eravamo dentro la società e il vivere delle persone. Un partito che con i suoi inevitabili errori ha contribuito alla nascita della Repubblica Italiana.


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