Del tempo libero in ascolto


Abbiamo voci diverse che esprimono personalità e sensibilità naturalmente diverse. La voce ci serve...


di Massimo Stefano Russo pubblicato il 14 agosto 2022

Ascoltare è un’attività sensoriale di primaria importanza che necessita di tempo e tempo libero. L’ascolto permette di riconoscere i rumori e i suoni dell’ambiente e dello spazio circostante. È fondamentale nelle società tradizionali di fronte ai pericoli della natura.

L’ascolto che si articola nel tempo libero è soprattutto relazionale e per molti aspetti “disinteressato”, nel ritrovarsi nella leggerezza del conversare “involontario”, svincolati da obblighi e impegni formali, se non legati alle buone maniere, senza essere diretti a uno scopo ben preciso.

Chi ascolta manifesta attenzione rivolta all’esterno, a ciò che lo circonda. Com’è cambiato l’ascolto? La tecnologia amplifica i suoni, li cattura, li incide e permette di poterli riascoltare. Chiedere all’altro: “mi stai ascoltando”, segnala la necessità di avere un riscontro nell’essere inteso.

Nelle conversazioni telefoniche che si interrompono avvertiamo l’altro: “non ti sento … mi senti? … ” In primo luogo ascoltiamo la voce espressiva dell’altro che si imprime nella nostra mente e lascia delle tracce di richiamo.

Ogni voce ha una sua identità, una sua singolarità che timbricamente riconosciamo e siamo in grado di identificare, nell’essere rievocativa. Quale ruolo assume l’ascolto nella società contemporanea? La voce esprime la temperatura emotiva di chi parla e deve essere appropriata al contesto, a chi si rivolge, soprattutto se si ricerca comprensione con la volontà di esplicitare condivisione e consenso, intonata all’umore giusto. La voce impatta nell’altro a cui si raccorda, ancor di più se si tratta di un vasto pubblico.

JPEG - 334.6 Kb
The Scream, di Edvard Munch

Chi è inascoltato comprende la propria impotenza, nell’accorgersi di sprofondare lentamente e inesorabilmente in un monologo, un assolo che si fa angoscioso. La soddisfazione dell’ascolto è data dai segni di consenso che si ricevono esplicitamente dall’altro, accolti e avvertiti tali. L’ascolto è qualcosa che viene intenzionalmente richiesto per essere compresi a fondo. È di fondamentale importanza per capire le domande poste, soprattutto quando queste sono problematiche. Sono le orecchie a cogliere e riconoscere i legami anche tra quelle emozioni che si presentano apparentemente opposte.

Quale importanza attribuire alla voce che parla e viene ascoltata? La voce che parla è sonoramente narrativa, nel voler descrivere e rappresentare il vissuto, spesso inconsapevolmente. È la voce ad attirare l’attenzione, soprattutto quando si fa preminente.

Nei luoghi di costrizione e di cura le voci, pervase dal dolore, si fanno cupe. Diventano da un lato richieste di aiuto e dall’altro comandi imperiosi. Ci sono voci in grado di donare pace all’individuo sofferente. La voce esprime anche un’esperienza estetica. In campo politico abbiamo il portavoce che è chiamato a esprimere e rendere pubblico “il dire” del leader. Il richiedere di abbassare la voce ha un significato profondo, segnala un’accentuazione di toni che genera disturbi. Chi alza la voce arriva a urlare. La voce si altera negli scatti d’ira.

Scopriamo nella voce dei poteri ancora difficili da comprendere. Ci sono voci straordinariamente simpatiche, forti, alte e immediate, capaci di vivere pienamente la loro indiscussa amabilità. Ci si serve della sensibilità assunta dalla voce per presentare caratteristiche salienti ed esprimere abilmente il surreale e il grottesco. Le voci che si accavallano generano confusione.

Abbiamo voci diverse che esprimono personalità e sensibilità naturalmente diverse. La voce ci serve per relazionarsi in modo efficace. Il sentire è importante per prendere delle decisioni. Ci sono voci sgradevoli al punto di essere indesiderate quanto temute. La voce delle Sirene, dal fascino seduttivo, è potente, ambigua, accattivante e insidiosa, capace sia di traviare che di trasmettere conoscenza.

La voce fuori dal coro che si discosta dalla norma, colpisce per la sua singolarità e le sue peculiarità, ha un significato espressivo. Cosa ci dice la voce, cosa la caratterizza? La voce che ha carattere vocativo diventa anche atto di accusa, anche se c’è uno scarso interesse nei confronti di ciò che la voce testimonia. La voce che comunica motivazione fa la differenza. Nella voce, nel suo farsi parola, c’è un potere innato che si traduce nel saper parlare bene, capaci di ottenere consenso convincente.

Ma anche la voce persuasiva che si appella alla parola è tenuta in poco conto. È la voce a riconoscere nella parola un potere quasi assoluto, capaci di argomentare e di mettersi alla prova, utilizzando le parole nel modo più efficace possibile, per sfruttarne tutte le loro potenzialità. La vita che riaffiora nella voce che si fa parola diventa persino voce spiritosa, scherzosa, esuberante e anche buffonesca. È possibile rintracciarvi elementi apollinei e dionisiaci, capaci di provocare effetti inebrianti o narcotici.

Alla voce propagandista che infervora e ispira nello schierarsi a sostegno di un’idea si dà un comando, un mandato. Spinta ai suoi estremi retorici, l’enfasi si fa sfrontata senza timore alcuno.

JPEG - 221.3 Kb
Ragazza alla finestra - Salvador Dalí (1925)

Chiunque nel far sentire la propria voce attinge alla libertà. Se la voce non è chiara le parole si capiscono male e non ci si intende. È la voce altrui in forma di dato sensoriale che ci orienta, quando ci muoviamo in un territorio sconosciuto.

Le voci hanno frequenze e intensità diverse. Con la voce ci presentiamo e manifestiamo il nostro esserci. Quale potere si dà alla voce, con le sue molte sfaccettature, nel riannodare le fila del discorso ed enfatizzare la propria presenza? Perché è necessario riflettere sulla voce? Quale ruolo esercita?

La voce autorevole è efficace e potente, soprattutto nell’animare il discorso sociale e rivolgersi alla massa indistinta sia verticalmente che orizzontalmente. Ricordiamoci che i sensi sono limitati nel raccogliere le informazioni presenti territorialmente e nel rendere conoscibile la realtà.

L’informazione sensoriale è sempre filtrata mentalmente e la realtà è legata soggettivamente alla percezione dei singoli; possiamo credere diversamente sulla stessa cosa, con idee anche diametralmente opposte.

Capaci di riconoscere e saper apprezzare il valore della voce probabilmente avremmo meno litigi e più conversazioni utili e interessanti, perché più pronti ad ascoltare, più aperti e tolleranti verso il prossimo. La qualità delle nostre relazioni aumenterebbe sensibilmente. Il trambusto crea distanza emotiva e fisica. Se le persone rispondono bene i risultati sono immediati. È la voce scomposta che ci fa perdere il senso delle parole e peggiora la comunicazione. Il sentire delle voci appartiene ai fenomeni occulti, alla chiaroveggenza, ai sogni profetici e agli incontri con i fantasmi. Nella mente in stato onirico o ipnotico lo spazio e il tempo svaporano, con il futuro che si insinua nel presente.

Dietro a una voce tendiamo sempre a vedere una persona che cerchiamo subito di individuare. Nella parola parlata c’è prima di tutto un evento sonoro. Se qualcuno ci parla da molto distante, riusciamo in ogni caso a percepire il suono delle parole, anche se il loro senso ci sfugge. La parola parlata ha una sua forma fonica espressa dalla voce che la sostiene ed emerge soprattutto a fronte del carattere sonoro delle voci: marcato, insolito e preponderante. Nel carattere sonoro troviamo echi, richiami fonici e figure timbriche articolate, ma anche toni che ci risultano familiari.

JPEG - 220 Kb
Stanza a New York, di Edward Hopper

È nello sforzo propagandistico che il tono può diventare pomposo e sfiorare l’inverosimiglianza, con la voce che seduce, blandisce e vuole incantare. La seduzione può fare a meno della parola, preesiste a essa e l’acustica, espressa in forma politica, si propone anche come sistema di controllo e vigilanza. Per capire bisogna saper ascoltare. La realtà, dall’intreccio aggrovigliato, può essere districata con la forza della ragione. È in particolare l’ascolto, quale esercizio musicale, che affina le orecchie e le rende sempre più “intellettuali.”

Ma oggi, rispetto al passato c’è più rumore e si è costretti a sopportare intensità sonore molto più forti, si arriva così a ottundere i sensi, indeboliti e inadatti a distinguere, con l’orecchio sempre più grossolano, incapace di sostenere il pensiero analitico. Dimentichi che per ascoltare si è tenuti a rimanere in silenzio, ma siamo disabituati anche agli effetti sonori della retorica.

È lo spirito visionario e ascetico che si inoltra con disinvoltura nei territori dell’alterità, con l’udito ad accogliere la conoscenza dell’ispirazione divina. Alla musica che in quanto strumento divino lenisce la tristezza e aspira alla serenità, all’armonia del mondo si assegna il potere di tramutare tutto in concordia, in un anelito rivolto all’ordine celeste e terreno.

Già per i sofisti la musica aveva un potere consolatorio. La sua forza motrice ha una visione idealizzata della realtà umana. Nella musica si ascolta il tempo che scorre. Nel suono la forza reattiva della natura nasce dalla spiritualizzazione della materia. La vigilanza nell’oscurità è uditiva, con l’orecchio teso per intercettare e decifrare i suoni che ci circondano. La percezione amplificata, acuta e specializzata si scopre impotente di fronte al sonoro che incombe come un incubo. Nell’ascoltare si intercettano i suoni e si cerca di interpretarne il senso. Ci sono rumori che si ripetono in un ordine abituale. La sostanza fonica appartiene alle parole, con l’orecchio che percepisce la voce vibrante nella gola.

L’unicità delle voci esprime l’unicità dell’essere umano e quanto di più nascosto e vero c’è in esso. Il suono freddo e artificiale fa mancare la passione vitale, e rischia di ridurre la voce umana, a segnale acustico fra gli altri. Il rumore spersonalizzato, che si afferma soprattutto negli spazi e nei luoghi del tempo libero ed è tutto da cogliere e decifrare, annulla la voce umana che confusa con i rumori perde la sua peculiarità.


Per saperne di più

- R. Andrés, Il mondo nell’orecchio. La nascita della musica nella cultura, Adelphi, Milano 2021.

- C. Bologna, Flatus vocis, il Mulino, Bologna 2000.

- I. Calvino, Sotto il sole del giaguaro, Mondadori, Milano 2010.

- A. Cavarero, A più voci. Filosofia dell’espressione vocale, Castelvecchi 2022.

- W. J. Ong, Oralità e scrittura, il Mulino, Bologna 1986.

- L. Pepe, La voce delle sirene. I Greci e l’arte della persuasione, Laterza, Roma-Bari 2022


Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo