Taxi contro Draghi, chi ha vinto?


In tanti hanno a più riprese cercato di farci "ragionare" invitandoci a trovare un punto di caduta, del tipo: «sapete che abolire l’art.8 (poi diventato art.10) non sarà possibile, allora cercate di trovare qualcosa di percorribile».


di Redazione Lavoro pubblicato il 1 agosto 2022

Per come si era messa c’erano pochi dubbi, a Ottobre 2021 eravamo sull’altare sacrificale, e il sommo sacerdote della finanza internazionale, chiedeva la nostra testa. L’Europa lo chiede e se l’Italia vuole prendere i soldi del PNRR non deve fiatare. Non erano solo i taxi sul patibolo, ma attraverso un complesso di 32 articoli definito DDL Concorrenza si sviluppava una manovra, o meglio una crociata che già nel 2011, insieme a J.C. Trichet (suo predecessore alla guida della BCE) aveva disegnato. I Tassisti però fin da subito non hanno accettato quel ricatto e attraverso un percorso non facile, gli hanno tenuto testa. La resistenza era orientata su due linee guida, non accettare nessuna mediazione e non farci isolare.

In tanti hanno a più riprese cercato di farci "ragionare" invitandoci a trovare un punto di caduta, del tipo: «sapete che abolire l’art.8 (poi diventato art.10) non sarà possibile, allora cercate di trovare qualcosa di percorribile». Viceversa noi insieme ad altre organizzazioni sindacali e sopratutto alla maggioranza dei tassisti abbiamo tenuto il punto, ovvero l’attacco al TRASPORTO PUBBLICO LOCALE (TPL) non di linea non doveva passare. Dietro la manovra dell’Esecutivo man mano si è evidenziato il vero burattinaio, la speculazione finanziaria, che attraverso le multinazionali, voleva introdurre nel nostro lavoro, l’intermediazione. Cioè mentre si parlava di modernità, di evoluzione al passo con i tempi, in realtà si riproponeva un modello simile alla mezzadria medievale, un subappalto, che superando perfino la proprietà dei mezzi di produzione, estraeva profitti senza dover far altro che usare una piattaforma digitale per veicolare la domanda, nostra è la fatica, nostre le spese di gestione, per loro solo il "succo". Abbiamo fatto manifestazioni, scioperi, incontrato capigruppo, viceministri, la cantilena era sempre, «lo stralcio non si può avere, accontentatevi di qualcos’altro».

Si è arrivati così alla fase più calda, quella in cui la minaccia era sempre più pressante. Nel frattempo, abbiamo cercato di dimostrare che Draghi mentiva sapendo di mentire. In primis non era vero che l’Europa lo chiedeva, perché direttive e sentenze delle corti di giustizia si erano pronunciate sull’argomento, confermando l’esclusione del TPL dalle regole del mercato. Ma allora chi è che lo chiedeva? Come USB-Taxi abbiamo anche partecipato alle mobilitazioni generali contro il ddl concorrenza, promosse dai movimenti sociali, quelli per la democrazia di prossimità e sopratutto quelli per l’acqua pubblica proprio perchè convinti che si dovesse lavorare per allargare il fronte contro questo processo.

Si è arrivati allo sciopero di 48 ore del 5 e 6 luglio. Una prova di forza mai tentata prima, c’erano stati altri fermi del servizio, anche per diversi giorni, ma mai una proclamazione (con un fronte sindacale molto ampio) di 48 ore. I tassisti come tanti altri lavoratori dei servizi pubblici hanno sulla testa la L.146/90 (scioperi servizi essenziali), non era quindi una cosa banale, serviva però da un lato a separare dalla Categoria Taxi quelle rappresentanze che non difendevano gli interessi dei lavoratori, ma i propri e che vedevano nella mossa del Governo un’opportunità per approfittare della situazione, e dall’altra far capire al Governo che i Tassisti non cedevano e che saremmo andati avanti senza piegare al testa. A quel punto Draghi ha lanciato uno dei suoi diktat, nemmeno lui si sarebbe fermato.

Abbiamo così alzato ancora di più il tiro, anche per i tempi, siamo passati ad una mobilitazione forte della Categoria, una mobilitazione di fronte a Palazzo Chigi, dove 4 delegati sindacali di diverse sigle si sono incatenati cercando di far salire l’attenzione sulla manovra. La mobilitazione è durata 3 giorni, con tutti i taxi d’Italia fermi. A quel punto le contraddizioni nella maggioranza si sono acuite, c’erano 11 emendamenti richiedenti per lo stralcio, da quasi tutti i gruppi parlamentari (PD compreso, unica eccezione Italia Viva) questo comporta una sospensione dei lavori della Commissione. Alla ripresa dei lavori, con Draghi dimissionario il Parlamento decide di eliminare l’articolo 10 del testo del DDL Concorrenza e quindi si conclude la vicenda "TAXI vs Concorrenza".

Chi ha vinto? Sicuramente l’aver impedito un simile stravolgimento ha portato vantaggio ad una posizione che come Organizzazione Sindacale da sempre difendiamo, ovvero la tutela dei lavoratori e al contempo la difesa dell’utenza che si rivolge a questo SERVIZIO. I tassisti sono governati dagli Enti locali, in maniera quasi "subordinata", la tariffa, ma anche orari, regolamenti e molto altro sono imposti dai Comuni. La tariffa basata su 4 parametri indicati dal Ministero dei Trasporti, ha un unico punto "flessibile", il costo della mano d’opera per cui l’ingerenza delle Multinazionali, che senza alcun rischio d’impresa, ne tasse, prelevano i loro utili, è un danno che può determinare ulteriori costi all’utenza oltre a una precarizzazione dei lavoratori. Inoltre come risulta da tutta una serie di studi internazionali, i profitti di queste società sono esentasse, vengono appunto trasferiti, fin dal primo passaggio in paradisi fiscali, determinando un danno anche per l’erario equivalente circa al 10% della spesa sanitaria o se preferite al 15% della spesa per l’istruzione. Inoltre come evidenzia un’inchiesta di questi giorni prodotta da un consorzio di giornalisti indipendenti di tutto il mondo, e ripresa dal Guardian e dal gruppo Espresso (in Italia), la capacità di orientare la politica da parte di queste multinazionali è devastante. Agiscono come una sorta di SPECTRE della finanza. Macron, Baiden, Netanyahu, fino agli italici De Benedetti, Renzi e Boschi, Berlusconi, sono alcuni dei nomi dell’inchiesta. Anche Draghi potrebbe non essere immune a queste sollecitazioni. Non soltanto per l’atteggiamento della sua "delegata" On. Teresa Bellanova che ha tentato con ogni mezzo di farci digerire una delega legislativa inaccettabile, ma sopratutto per il "ricevimento clandestino" organizzato a fine maggio nel quale la Presidenza del Consiglio aveva incontrato il CEO mondiale di UBER in visita a Roma (ai lavoratori questa possibilità di confronto era sempre stata negata). Su questo episodio abbiamo chiesto alla Deputata di ManifestA Simona Suriano di presentare un’interrogazione parlamentare, disposizione alla quale Draghi si è sottratto, evidenziando non solo l’imbarazzo per risposte che non poteva dare, ma soprattutto che l’azione della società californiana non è mutata nonostante le dichiarazioni rilasciate dopo la pubblicazione dell’inchiesta.

Cosa ci può insegnare questa "vertenza"? A non arrenderci. USB ha nel suo DNA questa caratteristica e noi ci siamo comportati conseguentemente. Per questo possiamo dire che non è stata una coincidenza temporale il risultato portato a casa, ma piuttosto il frutto di una resistenza che nonostante le difficoltà, ha cercato di fare controinformazione e sopratutto di far riflettere tanto l’utenza quanto i colleghi. Proprio il non restare isolati è stato uno degli elementi importanti. L’altro elemento è stato quello di argomentare le nostre motivazioni con dati certi e incontrovertibili. Ed infine quando la situazione è diventata pesante di riuscire, anche con l’esempio, a far schierare tutta la Categoria contro il progetto Draghi.

Cosa ci aspetta? Le attività delle multinazionali nel nostro settore come dimostrato anche dall’inchiesta del Guardian, non si fermerà, appena potranno riprenderanno da dove sono stati fermati. Perciò il nostro compito è quello di sensibilizzare i lavoratori del servizio TAXI riguardo i pericoli che si nascondono dietro le mosse di queste società. Al contempo dobbiamo sensibilizzare l’utenza riguardo le pratiche (come ad esempio il dumping) che queste società sviluppano. Quello che oggi non paghi, domani pagherai il doppio. Non è quindi la contesa tra "vecchio e nuovo", i tassisti non sono contrari all’utilizzo delle tecnologie, il nocciolo del problema è chi detiene quelle tecnologie. Perché nessuno parla o promuove la piattaforma tecnologica (gratuita) di Roma Capitale CHIAMATA 060609? Perché Renzi, Boschi, Bellanova ecc. sono così disponibili a sostenere le multinazionali ma non proferiscono parola sulla possibilità di creare un’APP nazionale che migliori concretamente il servizio creando anche occupazione (call center) e tuteli l’utenza attraverso un ruolo diretto degli Enti locali? La risposta è probabilmente sempre la stessa, gli interessi che vengono privilegiati sono quelli della speculazione finanziaria, il progetto che vogliono supportare è un attacco ai SERVIZI per incrementare il proprio PROFITTO.

L’obiettivo perciò è quello di arruolare in quella che è sempre più una battaglia di civiltà, il maggior numero di soldati, non solo reclutandoli tra i tassisti, ma anche nella società. L’algoritmo con cui gestiscono la domanda è l’antitesi del sistema pubblico che non deve speculare sulla domanda, ma rimanere ancorato alle regole tariffarie degli enti locali. Come USB-TAXI abbiamo lavorato in tutte le occasioni e in tutte le città in cui siamo presenti, per cercare di fare "controinformazione", sia con l’utenza che con i colleghi, sollecitando per quanto possibile anche con gli organi d’informazione (in Italia non è semplice) e responsabilizzando gli Enti locali.

Le multinazionali, in virtù della loro potenza finanziaria e tecnologica, impongono modelli e consumi frutto delle loro esigenze, per farlo modellano i poteri pubblici e la "democrazia" sulle loro esigenze. La contesa anche in questo caso riguarda il valore del lavoro ,e le relazioni sociali, umane e culturali, che ne derivano. Spesso si paventa un futuro in cui i tassisti sconfinano nelle condizioni di quei rider che in bici attraversano le nostre città, per portare le cene a casa, a fronte di una retribuzione insultante, noi viceversa pensiamo che dobbiamo lavorare per "alzare l’asticella dei diritti", ampliandoli e non riducendoli, Dobbiamo stroncare la concorrenza che i padroni del mondo vogliono portare avanti anche attraverso le nuove tecnologie, ognuno di noi può essere arruolato in questa battaglia, perché ci troviamo tutti dalla stessa parte.

Unione Sindacale di Base - TAXI

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Taxi vs Draghi

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