De Masi: "Non sono un pettegolo, ma un galantuomo. Altrimenti ne avrei da dire"


In questo gioco delle parti siamo sicuri che alla fine prevarrà la responsabilità, la serietà e il senso delle istituzioni nell’interesse del Paese?


di Massimo Stefano Russo pubblicato il 3 luglio 2022

È uno dei più prolifici scrittori di sociologia del lavoro. Pioniere di questi studi in Italia. Dal 2015 a oggi si contano ben 12 libri e ce ne sono di corposi: basti pensare a Mappa Mundi: modelli di vita per una società senza orientamento, Rizzoli 2014, 877 pp.; Il lavoro nel XXI secolo, Einaudi 2018, pp. 819. Smilzo, sintetico tra le sue ultime fatiche La felicità negata, Einaudi 2022, p. 137 ed en passant l’introduzione a Ci siamo voluti tanto bene, di Renzo Arbore e Marisa Laurito, Mondadori 2022.

L’enciclopedico professore Domenico De Masi passerà alla storia per aver messo in crisi, ma solo per un attimo, con le sue imprudenti rivelazioni, tre uomini (Conte, Grillo, Draghi) e un governo? Il potere della comunicazione! Chi è la “gola profonda”, l’informatore che fa la spia? Per i comuni mortali si tratta di pettegolezzi, per i politici di bassa lega di questioni di primaria importanza che richiedono un chiarimento ai massimi livelli. Che il professore sia un sociologo creativo che sa fare bene i propri affari anche quando ozia non c’è ombra di dubbio. I pentastellati di tanto in tanto gli commissionano ricerche e consulenze e lui incassa. Qualche anno fa intervistò in forma scritta 15 esponenti del Movimento 5 stelle che pare redassero di proprio pugno le risposte alle sue domande, evitandogli così la fatica della trascrizione dall’orale.

De Masi è iperattivo e già di buon mattino presenzia gli studi televisivi: pacato, riflessivo, divertente è un verace pacioso piacione. Un uomo di mondo e di cultura, non a caso ha presieduto per otto anni La Fondazione che dirige il Festival di Ravello ed è stato preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione a cui ha dato vita nell’Università di Roma e di cui oggi è emerito.

Draghi parla male di Conte ha affermato don Mimmo alla radio: non l’ha detto a lui in prima persona, ma in una riunione a esponenti del Movimento. C’è da chiedersi perché l’autorevole professore si faccia portavoce di Grillo e renda pubblico quello che il Grillo parlante ha riservato ai suoi militanti. Don De Masi, dall’alto del suo rango, in modo creativo, nel rincarare la dose, in un’intervista al “Fatto quotidiano” ha dato di Draghi l’immagine di un maldicente “malignazzo”. Se le parole hanno un loro significato dipendente dall’uso che se ne fa, bisogna sempre tenere conto dei danni che in particolare le malignità e gli insulti verbali comportano alla persona. Draghi che formula un giudizio negativo sull’agire politico di Conte e l’infastidisce chi danneggia? È un discredito che rischia di ritorcersi contro chi? … e a chi giova? È una scelta incoerente, non funzionale dal punto di vista utilitaristico. Si ravvisa una deformazione dell’immagine sociale di un leader politico e ci si chiede: di quale disegno fa parte?

Il professore che sprizza intelligenza, sincero e onesto, spontaneo e sereno, che si accompagna al capocomico, nelle sue esternazioni popolari, vuol far sapere la verità dei fatti e dire la sua nell’interesse degli italiani. Lo troveremo in qualità di prestatore di manodopera intellettuale in parlamento o in un prossimo governo? Draghi avverte l’esigenza profonda e irrinunciabile di tutelare il suo governo riconosciuto da più parti come un “bene socialmente utile.” Conte da bravo stoico dovrebbe tollerare la situazione senza irritarsi o ha motivo di prendersela sul personale e sentirsi danneggiato? Si può tollerare che Draghi maltratti Conte? Spesso esprimiamo giudizi irrazionali, senza controllarli che possiamo e dobbiamo sostituire con la razionalità, a conferma di come le scelte ottimali si rivelano le migliori. Ma oggi sembra che la politica importi il peggio delle illusioni e dei condizionamenti tipici del mondo funambolico, dove lo spettacolo suggestiona il pubblico degli spettatori per riscuotere fragorosi applausi. In questo gioco delle parti siamo sicuri che alla fine prevarrà la responsabilità, la serietà e il senso delle istituzioni nell’interesse del Paese?

Dietro le quinte, nascondendosi tra i litigi, da un lato c’è chi vuole colpire e indebolire il governo, dall’altro chi minaccia che le votazioni anticipate bloccherebbero i fondi Pnrr col rischio di un esercizio provvisorio del bilancio nell’impossibilità di approvare la legge di bilancio.

Per tornare sulla scena della dialettica politica altre sono le priorità di un esecutivo che non vuole subire dei ricatti. In un contesto critico ed emergenziale, per rispondere al malessere sociale, con l’inflazione salita dal 6,8% di maggio all’8% di oggi (che si calcola costi un mese di stipendio in meno), vanno individuati i nodi da sciogliere e le questioni prioritarie da porre; le scelte vanno condivise e sono imprescindibili riforme e passaggi indicativi, tali da offrire prospettive e soluzioni valide. Le situazioni logoranti richiedono un cambiamento significativo, con piani di riforma e rilancio, con rapide risposte di intervento sul costo della vita, senza dimenticare la crisi energetica, l’emergenza siccità, il rinnovo dei contratti di lavoro, la legge di bilancio. L’invasione dell’Ucraina ha peggiorato la realtà: in tutti i Paese europei i prezzi al consumo aumentano ed è aumentato il costo delle materie prime, i prezzi del gas, del petrolio e delle materia prime agricole. Tutti ne siamo colpiti, ma diversamente, sono le famiglie meno abbienti a pagare il prezzo più alto e rimetterci di più. Per mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori si sostiene la necessità del salario minimo e di rivedere sul piano fiscale i salari in busta paga, il tanto declamato “cuneo fiscale.”

De Masi dal canto suo dichiara: “Non ho tradito Beppe e non sono un pettegolo, ma un galantuomo. Altrimenti ne avrei da dire. Comunque Grillo, ne aveva parlato con altri, compreso Conte. Se con Beppe è finita? Pazienza.”

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