All’INPS inizia il balletto delle pagelline, la colpa è di chi ha firmato il contratto integrativo



di Redazione Lavoro pubblicato il 5 gennaio 2022

I sindacati cosiddetti “responsabili”, quelli che negli ultimi decenni hanno permesso che diminuissero i diritti dei lavoratori, quelli che hanno fatto passare la riforma delle pensioni Dini nel 1995 con l’introduzione del sistema di calcolo contributivo che ha impoverito le pensioni pubbliche, quelli che non si sono opposti al Jobs Act di Renzi che ha alimentato la precarietà nel mondo del lavoro e cancellato l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, quelli che la Riforma Brunetta del 2009 l’hanno criticata soltanto a parole e in quegli anni hanno svolto la funzione di pompieri di ogni accenno di ribellione nel pubblico impiego rassicurando i lavoratori sugli effetti di quelle norme, quelli che sulla funzione della Vigilanza hanno parlato con lingua biforcuta a seconda se si trovassero all’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) o all’INPS, i sindacati cosiddetti “responsabili” sulle schede di valutazione oggi vi dicono che sono riusciti a contenere i danni, che le pagelline avranno un effetto talmente contenuto sulle retribuzioni che non bisogna allarmarsi, anzi, sono stati talmente bravi che per molti anni hanno evitato che fossero introdotte all’INPS.

Noi conosciamo molto bene il valore dei rapporti di forza: se in questi decenni la maggioranza dei consensi non fosse andata a quelle organizzazioni “responsabili” il corso della storia probabilmente sarebbe stato diverso. USB ha svolto un ruolo di traino, ha pungolato, ha costretto gli altri a misurarsi su un terreno più avanzato, altrimenti i passi indietro nel campo dei diritti dei lavoratori sarebbero stati ancora più vistosi.

Il contratto integrativo 2020-2021 ha sdoganato le pagelline all’INPS e i sindacati “responsabili” non hanno opposto alcuna resistenza, anzi, come al solito, hanno osteggiato chi come la USB ha cercato di opporsi ad uno strumento apertamente divisivo, discrezionale, dannoso per il clima aziendale e superato, in quanto retaggio di una burocrazia che alimenta la contrapposizione individuale invece di favorire il sostegno reciproco e la collaborazione.

In questi giorni è partita la macchina organizzativa interna che sfornerà le schede di valutazione e i primi scricchiolii cominciano a sentirsi. Una valutazione sui primi nove mesi dell’anno, senza avvertire per tempo i lavoratori su cosa sarebbero stati valutati. I dirigenti stanno scaricando sui responsabili di processo e titolari di posizione organizzativa l’onere di fare le proposte di valutazione, con l’indicazione di tenersi in un arco di voti medio basso e di diversificare la valutazione tra i lavoratori. Già questo basterebbe per considerare nullo l’intero processo. Se si deve procedere ad una valutazione oggettiva del personale che senso ha dare indicazione di tenersi stretti di manica con i voti? Vuol dire che è tutto falsato ancora prima di partire. Saranno i dirigenti, se lo vorranno, ad aggiustare il tiro elevando i voti espressi dai funzionari. Sembra che l’indicazione di essere avari nei giudizi sia partita direttamente da Roma, dalla Tecnostruttura centrale.

Tuttavia, prima ancora di prendervela con i funzionari titolari di posizione organizzativa, con i dirigenti territoriali e con l’amministrazione centrale, vi invitiamo a ricercare le responsabilità sindacali e a trarne le dovute conseguenze.

USB continuerà ad opporsi a questo obbrobrio e sosterrà le lavoratrici e i lavoratori che dovessero essere penalizzati dalle schede di valutazione. Vale la pena ricordare che il contratto collettivo nazionale di lavoro 2019-2021, del quale è stata firmata una pre-intesa da tutte le organizzazioni sindacali tranne che dalla USB, prevede di assegnare un peso prevalente alla valutazione nei percorsi di carriera. L’aver introdotto le schede di valutazione all’INPS, quindi, avrà effetti negativi sulla retribuzione e sulla crescita professionale. Volete continuare a rafforzare i sindacati “responsabili”? Avete ancora un giorno, fino al 31 dicembre 2021, per mandare un segnale chiaro a quei sindacati scegliendo di rafforzare la USB in vista del conteggio sulla rappresentatività.

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