La Val di Susa contro la TAV


Accade in Val di Susa, la mobilitazione delle popolazioni locali contro lo scempio dell’alta velocità. Contro una decisione dall’alto e senza nessuna consultazione delle popolazioni interessate, per un’opera dal dubbio valore economico e dall’impatto ambientale devastante. Mentre in Sicilia c’è il Ponte...


di Marisa Ghiano pubblicato il 3 novembre 2005

Erano circa 15 anni che cercavamo inutilmente di far conoscere all’Italia la contrarietà - sulla base di solide argomentazioni tecniche - della popolazione della Valle di Susa (la valle “olimpica” in provincia di Torino) al progetto della linea ferroviaria ad alta velocità, erroneamente chiamata Torino-Lione (erroneamente, perché Torino, con tutta probabilità, verrà “tagliata fuori”).

Ora siamo su tutte le pagine nazionali e sui TG, ma l’informazione è distorta: come tempo fa tentavano di far credere che ad opporsi fossero solo alcune frange di squatters, ora cercano di sminuire l’opposizione facendo credere che sia frutto della sindrome “non-nel-mio-giardino”.

Non neghiamo che alla base della mobilitazione popolare ci siano delle più che fondate - e crediamo legittime - preoccupazioni ambientali e legate alla salute, ma quello che ci rende ancor più determinati e che dovrebbe preoccupare tutti gli Italiani intellettualmente onesti, soprattutto in momenti di “finanziaria stretta”, sono le motivazioni tecniche ed economiche, nel cui merito finora non siamo riusciti a far entrare nessuno dei nostri interlocutori, che continuano soltanto a rispondere a suon di luoghi comuni, ben sapendo che altrimenti non avrebbero argomentazioni.

E’ per questo che vi allego due schede sulle motivazioni, invitandovi per approfondimenti a visitare il sito www.legambientevalsusa.it, dove troverete tutti i documenti da cui sono tratti i dati che usiamo quotidianamente per contestare l’opera, documenti - badate bene! - dei proponenti dell’opera.

Per quanto riguarda in specifico quello che è successo in questi ultimissimi giorni, cioè una vera e propria sollevazione popolare del tutto spontanea in conseguenza della militarizzazione di un territorio, voglio solo chiedere a tutti di riflettere, in tutta coscienza e indipendentemente dal colore politico, se si crede compatibile con uno Stato che si definisce democratico che, sul territorio del comune di Mompantero, vengano mantenuti per giorni dei posti di blocco in cui i residenti devono esibire ad ogni passaggio i documenti, dove è limitato il movimento agli stessi amministratori pubblici, dove viene impedito l’accesso ai non residenti, persino l’ingresso al cimitero nel giorno dedicato ai defunti!

A quelli che credono nella forza della verità: fate circolare queste notizie, perché qui non è più in ballo solo la vivibilità di una valle o il futuro economico della nostra nazione, qui è in ballo la democrazia!

Vi allego anche alcune fotografie, scattate il 31 ottobre 2005 sulle pendici del monte Rocciamelone, a quota 850 metri, in cui sono ripresi i “pericolosi squatters”, i “facinorosi rappresentanti dell’ala estremista del movimento no-tav” che contrastano l’accesso ai fondi alle forze dell’ordine. Per inciso, a questo proposito vorrei rimarcare che la quarantina di giovani carabinieri, poliziotti e finanzieri e il bellissimo pastore tedesco che sono saliti per quello stretto sentiero dovrebbero essere grati alla radicata convinzione nonviolenta dei suddetti “facinorosi”, perché la conformazione del luogo avrebbe potuto facilmente essere usata contro di loro con esiti veramente gravi: forse i “facinorosi” hanno avuto più buon senso di chi ha mandato lassù le forze dell’ordine.

Per ulteriori approfondimenti e aggiornamenti, oltre al già citato sito di Legambiente, potete consultare anche www.notav.it.

Aggiornamento del 4 novembre 2005:

Il 31 ottobre l’IMPONENTE (hanno mobilitato 900 uomini tra guardia di finanza, carabinieri e polizia) schieramento di forze dell’ordine NON è comunque riuscito durante tutta la giornata ad accedere e a far accedere i tecnici sugli appezzamenti per i sondaggi; su uno dei due a quota 850 metri e su un altro a quota ancora superiore non hanno neppure provato ad andare. La quasi totalità delle fotografie apparse sui media nazionali riguardano la resistenza - che se non sembrasse retorico dovremmo definire gloriosa - condotta più a valle in diversi punti dai cittadini che hanno contrastato l’avanzata del grosso delle forze dell’ordine dalle sette del mattino fino a sera, ma TUTTI gli appezzamenti a monte sono stati presidiati TUTTA la giornata da altri cittadini.

Quello che sui media nazionali hanno cercato di far passare come la beffa della polizia, che avrebbe permesso nella notte l’installazione delle trivelle sui siti, è falso. Non c’è alcuna trivella sui siti e lo documentano fotografie scattate da persone che sono riuscite ad accedere ai luoghi nonostante il perdurante stato di assedio. La polizia ha semplicemente approfittato della notte per prendere possesso di ogni angolo di strada. E la cosiddetta “beffa” si è rivelata un boomerang, perché ha dimostrato: 1) che i funzionari della questura non mantengono la parola data; 2) che comunque per accedere ai luoghi devono farlo di nascosto, perché diversamente la resistenza della popolazione non glielo permette.

E’ in atto una battaglia legale a tale proposito e relativamente alle formalità con cui sono stati inoltrati ai proprietari dei terreni i decreti di occupazione. Ritengo che il mantenimento delle forze dell’ordine sul territorio sia in funzione dell’eventuale ripetizione dei decreti di occupazione sugli stessi siti e su quello di Venaus, che è a pochissimi chilometri di distanza e su cui avevano già tentato l’ingresso nell’estate, dopo averci provato su dei terreni a Borgone di Susa e a Bruzolo, sempre scortati dalle forze di polizia e sempre respinti dalla popolazione che, su questi ultimi siti, facendo dei turni, ha mantenuto quotidianamente dallo scorso giugno dei presidi permanenti. Questi presidi sono diventati luoghi di aggregazione in cui si leggono i giornali, ci si scambia informazioni, si discute di politica, si facevano grigliate nell’estate e ora polentate e castagnate. Luoghi di DEMOCRAZIA PARTECIPATA che -essendo prati e campi - sono stati attrezzati per resistere al freddo invernale. Comunque vada a finire questa vicenda, è cresciuta nella popolazione una consapevolezza che continuerà a dare frutti.

Questa sollevazione è di TUTTA la popolazione (anche i parroci erano con noi sui posti dei presidi, c’erano le famiglie che recitavano il rosario e quelle che cantavano “Bella ciao”, è stata costruita un’edicola spostabile alla Madonna del Rocciamelone che ci accompagna su tutti i luoghi di lotta, e i ragazzi dei centri sociali hanno sempre rispettato la nostra scelta di nonviolenza). E’ di tutte le forze politiche della Valle (tutti i Consigli comunali hanno sempre deliberato all’unanimità contro l’opera e tutti i Sindaci sono sempre stati presenti in prima linea insieme ai loro cittadini).

Non esistono dei capi del movimento, anche se alcuni articoli apparsi qua e là sulla stampa nazionale indicano di volta in volta questa o quella persona come “uno dei capi dei movimenti no-tav”: queste notizie, oltre ad essere pericolose per le persone indicate, che possono diventare bersaglio di qualche fanatico, sono anche false, e i giornalisti che le scrivono non seguono certo l’etica professionale. Il movimento NON ha capi, ed è questa la sua forza, anche se è difficile da capire per chi ha sempre solo visto una democrazia basata sulla delega.

Ancora due cose relativamente alla democrazia: Un sindaco (molti di loro il 31 ottobre al pari dei loro concittadini sono stati malmenati nonostante la fascia tricolore che indossavano) ci raccontava sorridendo amaramente di aver avuto una crisi di identità e guardato perplesso la fascia che egli stesso indossava quando, alle sue rimostranze, si è sentito rispondere da un agente “tu con quella fascia non rappresenti nessuno, qui lo stato sono io”.

L’1 novembre è stato impedito ad un’infermiera dell’ASL deputata all’assistenza domiciliare di raggiungere un malato di Mompantero bisognoso di cure, nonostante si fosse qualificata, perché l’accesso era consentito ai soli residenti: se proprio temevano che fosse una pericolosa sovversiva, non era possibile distaccare uno dei 900 poliziotti e farla accompagnare? Temevano di sguarnire i blocchi?

Aggiornamento dell’8 novembre 2005:

Non ci sono grosse novità, tranne, come avrete visto dagli organi di informazione nazionale, che è spuntata regolarmente la bomba! In compenso una fiaccolata proposta un giorno e mezzo prima, pubblicizzata solo con passa parola, sms ed email, senza volantini nè manifesti ha visto in piazza circa 15.000 persone, sabato scorso. Quando siamo arrivati sulla piazza ed abbiamo visto quella folla, mi sono venute le lacrime agli occhi dalla commozione. Poi ieri [7 novembre 2005] mi sono venute dalla rabbia, quando ho sentito Lunardi chiamarci "15.000 nullafacenti", ma questo è forse anche il segno che gli stanno saltando i nervi. Per il 16 novembre è stato indetto uno sciopero, che non sarà generale perché i sindacati di Torino sono favorevoli al TAV! In compenso abbiamo avuto già adesioni da tutta Italia e da Libera (vi allego per vostra conoscenza il loro volantino).

Sono state annunciate centinaia di denunce per sindaci e cittadini che hanno partecipato alla giornata del 31 ottobre: vi faremo sapere se ci siamo anche noi...


[I documenti in allegato sono disponibili per il download nel menù di destra]


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