Q&P n. 161- Ok le dimissioni di Durigon, ma quelle di Di Maio e Crimi? Gino Strada non è italiano


Ovviamente ho firmato la petizione per le dimissioni da tutte le cariche pubbliche di Durigon...


di Franco Novembrini pubblicato il 18 agosto 2021

Ovviamente ho firmato la petizione per le dimissioni da tutte le cariche pubbliche di Durigon, anche se penso si stato una specie di trappolone della guerra, nemmeno tanto sotterranea fra Salvini e la Meloni, per la leadership della destra fascio-razzista italica. Purtroppo in questo semestre nero e fino alle elezioni amministrative ne vedremo delle belle ma soprattutto delle brutte. Che Durigon, lo testimonia il suo curriculum, sia uno dei tanti politici in cerca di riconferma non vi sono dubbi e lui lo fa con manifestazioni tutt’altro che improvvisate. Su input di Salvini ha fatto alcune "uscite’’, che paiono entrate a gamba tesa. Lo scopo è far sapere alla marmaglia di Casa Pound. Forza Nuova e vari gruppi fascisti, compresi i nipotini dei "ragazzi di Salò’’, tanto cari a Violante, che sono germogliati in Italia grazie ai governi degli ultimi venti anni ed allo sfascio dei partiti dei quali i capibastone erano troppo presi a farsi le scarpe l’uno contro l’altro. Pensate, con la storia del piazzale ora dedicato a Falcone e Borsellino, volerlo intitolare ad Arnaldo Mussolini il duro Durigon ha ottenuto la simpatie dei fascisti, dei razzisti e anche una condiscendente attenzione della mafia di Latina e del litorale romano che qualche voto glielo porterà.

DI MAIO E CRIMI - Contemporaneamente alle dimissioni del sottosegretario Durigon chiederei anche quelle del duo Di Maio e di Crimi. Forse il ministro degli Esteri non si è reso conto che ha avallato la nomina di Mario Cattani, noto come fascio-rock ad ambasciatore a Singapore, cioè una sede strategica per importanza mondiale, che certamente Cattani arricchirà con busti di Mussolini, con libri del ventennio e farà concerti evocativi di tale periodo. Che figura ci farà l’Italia nel vedere un tal figuro rappresentarla in sede internazionale? Bastasse questo il nostro ministro riguardo alla vicenda Durigon mentre si raccoglievano 130 mila firme per farlo dimettere da tutte le cariche pubbliche ed alcuni partiti chiedevano timidamente il solito "passo indietro’’, che in altri paesi si chiamano dimissioni immediate, il genio avellinese creava un neologismo politico cioè "un passo di lato’’. Forse ispirato, cosa che molti vecchi ricordano, quando usciva un nuovo ballo sui giornali si vedevano disegnati come muovere i passi uno avanti, uno indietro o di lato, tipo cha cha cha o mambo. Non si è reso conto che con queste tragiche figure in "ballo’’ c’è la democrazia italiana.

Di Crimi bisognerà parlarne anche nei trattati di psicologia politica in quanto è stato uno delle eminenze grigie, molto, ma molto grigie, che dopo una crescita del MoVimento fino al 32% delle ultime politiche è riuscito, certamente non da solo, a far perdere milionate di voti. Lo ha fatto con un grigiore tipo fumo di Londra. Pochi ricordano che, messo a dirigere i 5stelle appunto per il suo tono di grigio, per un breve periodo che doveva durare pochi mesi è riuscito a trasformarlo in una investitura interrotta solo dall’arrivo di Conte. In questo periodo ha usato in modo personale lo Statuto del MoVimento, espellendo e favorendo la formazione di correnti e sottocorrenti tra i 5stelle. Non si è reso conto il novello Torquemada de’ noantri che il suo compito era solo burocratico e non usare certe sciocchezze, tipo: uno vale uno (ma quando mai), oppure la votazione tramite una piattaforma con quesiti degni di Emilio Fede. Forse il suo ispiratore era uno della Sacra Rota e lui ne ha anche il grigio phisique du role. Non posso esimermi dal dargli un consiglio interessato: Vito invece del Sacro Statuto faccia una lettura approfondita del libro che è il Vangelo dei Pastafariani "Il libro del Sacro Spaghetto Volante’’, di Bobby Henderson, forse imparerebbe a sorridere e farebbe certamente felici tutti noi. Credo poi che con lo scolapasta in testa migliorerebbe molto la sua immagine.

GINO STRADA NON E’ ITALIANO - Addolorato della morte di Gino Strada, per alcuni giorni dovremmo sorbirci i piagnistei e gli ipocriti riconoscimenti post mortem di giornalisti e telecronisti e la pletora di quelli che lo ammiravano e lo conoscevano, ma che solo ora lo dichiarano, dicendo che è morto un grande italiano. Non sono d’accordo. Non lo conoscevo, ho comprato, letto e condiviso alcuni suoi libri, ho versato il mio contributo con la dichiarazione dei redditi e sostengo della sua creatura Emergency, ma credo che non si possa diminuire un grande uomo classificandolo solo in base al luogo di nascita. No Gino Strada è e resta uno di quei rari uomini che appartengono all’umanità, almeno alla sua parte migliore, che ha trascorso gran parte della sua vita in giro per il mondo, ovunque c’erano guerre, epidemie, stragi. Non credo, avendo egli sempre rifiutato i contributi degli stati che nascondono spesso secondi fini che abbia piacere che una canea di politici anche di tricolor fasciati gli facciano piacere partecipando ad un dolore che appartiene alle migliaia di esseri umani che Strada ed Emergency hanno salvato. Per quelli che hanno voluto, appoggiato e pagato 9 miliardi l’occupazione dell’Afghanistan, ed ora molto velocemente ignominiosamente fuggiti con gli USA intesta, ricordo che Strada in vita ha dichiarato che agli F35 e alle portaerei, ha sempre preferito una sanità veramente pubblica, gratuita e di eccellenza. Alle esequie spero che la famiglia faccia esplicito riferimento a non partecipare a chi non faccia parte di Emergency e ella sua grande famiglia. Ci saremo noi con il nostro affetto e il nostro grato ricordo.

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo