Le mani di dio e le mani degli uomini


Autobiografia di un cattolico marginale / Giovanni Franzoni ; nota introduttiva di Salvatore Ciccarello e Antonio Guagliumi. - Soveria Mannelli : Rubbettino, 2014. - 261 p., [9] : br. ; 22,5 cm. - (Storie). - ISBN 978-88-498-3964-7.


di Sergej pubblicato il 9 agosto 2021

Una delle figure più interessanti della recente letteratura italiana è quella di Nicolas Eymerich, il personaggio utilizzato da Valerio Evangelisti per una serie di romanzi.

Eymerich era un terribile inquisitore domenicano, omonimo di un inquisitore che realmente esistette e operò nella Catalogna del secondo Trecento.

Nella seconda metà del Novecento operò un altro domenicano. Non fu un inquisitore, ebbe un ruolo di primo piano nella Chiesa cattolica conciliare, e fu scomunicato. Era noto come "dom" Franzoni. Il dom si riferiva a "dominicus", il fatto che non era un prete (un don) ma un monaco. Prima di prendere i voti ci chiama Mario, poi prese il nome di Giovanni Battista; dopo che fu scomunicato avrebbe dovuto riprendere il nome di prima, ma tutti continuarono a chiamarlo dom Franzoni.

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Copertina di: Autobiografia di un cattolico marginale, di Giovanni Franzoni

Sono incappato nella figura di dom Franzoni negli anni Novanta del Novecento. Mi occupavo di Sessantotto. Per me che ero stato bambino in quegli anni era perlustrare cose e luoghi di cui solo in parte avevo sentito parlare. Così la parte della storia che riguardava il cattolicesimo prima e dopo il Concilio Vaticano Secondo, in anni che furono anche per i cattolici turbolenti e problematici. Dopo gli anni Ottanta la memoria storica era stata resettata. L’unico Franzoni di cui si aveva conoscenza comune era quella di una donna che per un certo periodo aveva riempito le cronache di nera e lo show di Bruno Vespa. Documentarmi e provare magari a scrivere poi sulle vicende di La Pira, dell’Isolotto, di don Milani, su quei diversi rivoli che fu il cattolicesimo della ricerca pre- e post-conciliare, del “dissenso”, era in parte legato al mio interesse allora per la specifica ricerca, ma era anche legato a cercare di comprendere come il mondo cattolico non era stato solo quello della repressione sotto un patriarca come Giovanni Paolo II. All’epoca, negli anni Novanta, mi occupai solo marginalmente di dom Franzoni, nell’ambito di una ricerca sul Sessantotto in Sicilia. Nei primi anni del Duemila mi occupai di un filone legato alla presenza dei fuorisede e degli immigrati nelle aree universitarie del Centro e del Nord, dal Sud - come avevano vissuto la trasformazione di quegli anni - e nel corso di una intervista a un funzionario del PCI saltò fuori dom Franzoni: sai, mi disse, alle riunioni di sezione veniva anche quel prete, dom Franzoni.

E ora, l’occasione di segnalare ai nostri lettori questa autobiografia dettata da Giovanni Battista Franzoni. Che è un pregevole e importante documento, umano e religioso, che consiglio davvero di leggere. Pubblicato nel 2014 da Rubbettino, onore a questa casa editrice, pochi anni prima della sua morte (nel 2017).

Attraverso le vicende di dom Franzoni, le vicende di uomini e donne che, all’interno del cattolicesimo, hanno vissuto "anni turbolenti" (non che ora lo siano meno). Con al centro quella cosa inaspettata e "visionaria" che fu il Concilio Vaticano Secondo - quando con sarcastica determinazione Giovanni XXIII prese la decisione e la disse ai primi vescovi che aveva davanti riuniti, subito dopo la disse uscendo dalla sala a due ragazzi che bazzicavano il "sancta sanctorum" delle stanze vaticane: "Aspettatevi delle belle novità", gli disse (e ce lo immaginiamo che già si sfregava le mani) [1]. Uno di queste due era proprio il giovane dom Franzoni che poi eletto a capo di San Paolo divenne uno dei più giovani presenti al Concilio.

Insomma questo per dire che dom Franzoni non era uno qualsiasi all’interno della gerarchia. E la sua scomunica voluta da Paolo VI avviene proprio in concomitanza con la scomunica di monsignor Lefebvre: nelle intenzioni di Paolo VI si volevano colpire gli "eccessi" a destra e a sinistra della "linea". Una linea, quella di Paolo VI, che dom Franzoni non volle mai abbandonare e anzi anche nell’autobiografia continua a difendere. A difendere assieme le ragioni del Concilio e quella della sua Comunità di base. Perché poi, in tutto questo non c’è solo dom Franzoni. Ma ci sono le esperienze dei fedeli, che allora si riunivano, e discutevano, e rinnovavano la propria fede a dispetto della "politica" e in nome di una politica altra e diversa, a dispetto delle imposizioni disciplinari e in nome di una fede e di un cattolicesimo fortemente influenzati dallo "spirito del tempo".

Demonizzato, sottoposto a damnatio memoriae, dom Franzoni ha continuato assieme alla sua Comunità di base di fedeli, a testimoniare la sua fede.

È qualcosa che, dopo gli anni Ottanta del Novecento, che tutto ha piallato, resettato, smemorato - sembra anni luce lontano. Rileggere dom Franzoni forse permette di tenere accesa una scintilla.


Sinossi

Giovanni Franzoni racconta, per la prima volta in modo non episodico, la sua vita, dandoci modo di riflettere sulle circostanze che hanno influito sulle sue scelte. Oltre ottant’anni, cruciali nella storia del nostro Paese e della Chiesa cattolica, scorrono sotto i nostri occhi attraverso i ricordi di un protagonista. Dopo l’età giovanile trascorsa a Firenze nel periodo fascista e della guerra, completa i suoi studi a Roma e nel 1950 entra nel Monastero benedettino di S. Paolo. Divenuto abate nel 1964, partecipa alle ultime due sessioni del Concilio Vaticano II, del quale ricorda fatti poco noti e personaggi importanti. Di questi ultimi sono riportate in appendice lettere inedite, accanto alla testimonianza toccante delle zie, che, a Firenze, seguivano "dal basso" le sue travagliate vicende. Infatti, quei "profeti di sventura" che Giovanni XXIII aveva temporaneamente messo a tacere, rialzano presto la testa e vedono nelle scelte sue e di altre chiese locali, una pericolosa deriva radicale. Seguiamo quindi i retroscena del suo strano "processo", al termine del quale è costretto a rassegnare, nel 1973, le dimissioni e a trasferirsi in modesti locali lungo la Via Ostiense con la Comunità nel frattempo costituitasi attorno a lui e che tuttora opera cercando di testimoniare un modo "altro" di essere Chiesa.



[1] La scena non è presente nell’autobiografia, ma è riportata nella puntata di "Passato & Presente" dedicata a dom Franzoni, e che è possibile rivedere su RaiPlay.

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