Berlusconi acquista la radio della sinistra bolognese


Giornali che festeggiano e si rinnovano – Amazon si compra il Leone americano – Repubblica: se non vuoi la pubblicità, paga


di Adriano Todaro pubblicato il 9 giugno 2021

MEDIASET SI COMPRA RADIO CITTÀ DEL CAPO ‒ Una delle radio storiche del “movimento” di sinistra ‒ Radio Città del Capo ‒ ha ceduto frequenze e impianti a Radio Subasio srl, che fa parte del Gruppo Mediaset. La storia della radio bolognese inizia nel 1987 quando a Radio Città ci mette il “cappello”, diciamo così, Democrazia proletaria. Un gruppo di dipendenti non ci stanno e il 12 ottobre 1987 fondano Radio Città del Capo con un trasmettitore di fortuna che trasmette sui 96.250. La storia di questa radio è la storia della sinistra non solo bolognese. La radio cresce grazie alla cronaca politica e culturale di Bologna e grazie allo spazio che dedica alla musica emergente. Non è un caso, infatti, che la radio organizza uno dei primi concerti dei Nirvana in Italia. Viene, inoltre, ampliata l’offerta con l’adesione al circuito di Radio Popolare di Milano, di cui Radio Città del Capo trasmette i notiziari. La radio non si occupa solo di informazione locale e nazionale, ma fornisce anche servizi sugli esteri, ad esempio ospitando negli anni successivi rassegne stampa sul Medio Oriente e sugli Stati Uniti redatte da esperti. La storia di Radio Città del Capo si intreccia con quella della sinistra bolognese e le spaccature che nascono al suo interno. Nel 2000, la sinistra perde Bologna e il Pds decide di investire sulle radio giovanili e crea Radio Fujiko . Un’esperienza fallita. L’Arci, proprietaria della frequenza della radio, si ritira e vende la frequenza a Radio Città del Capo . Dopo tutta una serie di vicende che riguardano non solo la Radio ma la sinistra intera, oggi l’epilogo: Berlusconi si è comprata la radio della sinistra bolognese. Il segno dei tempi.

IL MAGAZINE 7 SI RINNOVA ‒ Dalla fine di maggio in edicola c’è il magazine del Corriere della Sera 7 completamente rinnovato. Formato più grande (28,7x22 cm.), carta pregiata, nuova grafica. « È un restyling per valorizzare un prodotto che ha ottenuto ottimi successi diffusionali e tenuto sul fronte pubblicitario », ha dichiarato la direttrice Barbara Stefanelli. « Non era scontato in tempi in cui il mercato presenta difficoltà soprattutto per i periodici. Gli inserzionisti hanno accolto bene la nostra proposta, considerata la raccolta del numero del 28 maggio e le prenotazioni per le settimane successive ». La struttura del nuovo 7 mantiene le tre sezioni parallele d’accesso ai contenuti, affidate alle firme di 7 e del Corriere , tra cui Massimo Gramellini, Lilli Gruber, Claudio Magris, Antonio Polito, Roberto Saviano, oltre che di scrittori e scrittrici italiane come Silvia Avallone, Teresa Ciabatti, Chiara Gamberale, Rosella Postorino e personalità della società civile.

IO DONNA FESTEGGIA – In maggio, il settimanale femminile del Corriere della Sera , Io Donna , ha festeggiato i 25 anni di vita. Voluto da Paolo Mieli, allora direttore del Corriere della Sera , che lo progettò assieme a Edvige Bernasconi e a Fiorenza Vallino (direttrice fino al dicembre 2009), Io donna è nato il 23 marzo 1996, primo magazine femminile di un quotidiano italiano e la principale testata con cui Urbano Cairo, attuale editore di Rcs MediaGroup, avviò in quell’anno l’attività della sua concessionaria di pubblicità. Per esplorare pensieri, desideri e aspirazioni delle giovani donne il numero pubblica le interviste a dieci 25enni – tra le quali la sciatrice Marta Bassino, l’attrice Lodovica Martino, la designer Chiara Pasini, la rapper e cantante Roshelle, la scrittrice italo-srilankese Nadeesha Uyangoda – a cui è stato chiesto di raccontarsi nel presente e, in prospettiva, tra 25 anni. Inoltre un servizio è dedicato alle under30 “che cambieranno l’Italia”: giovani protagoniste di un futuro del nostro Paese che immaginano più sostenibile e attento al sociale. Forte il riscontro pubblicitario, con 110 pagine e 94 aziende presenti sul numero del compleanno. « Un traguardo importante che abbiamo raggiunto non solo con i brand del lusso, grandi protagonisti del fascicolo, ma anche con aziende di dimensioni e settori merceologici diversi » , sottolinea Uberto Fornara, amministratore delegato della concessionaria CairoRcs Media. ​

 AMAZON SI COMPRA IL LEONE ‒ Come annunciato nei giorni scorsi è arrivata la firma sull’accordo per l’acquisizione della casa di produzione cinematografica Metro Goldwyn Mayer da parte di Amazon . La cifra che dovrà sborsare Jeff Bezos è di 8,45 miliardi di dollari. In cambio, Amazon avrà a disposizione gli oltre 4mila titoli e le 17mila serie Ttv del catalogo della storica compagnia con il leone ruggente, fondata nel 1924 dal magnate dell’intrattenimento Marcus Loew. E ora sembra che Amazon sia interessata ad acquistare la catena Esselunga.

A REPUBBLICA L’AD BLOCK NON FUNZIONERÀ PIÙ ‒ Dopo l’annuncio della nuova app e l’arrivo del nuovo contenitore verticale dedicato alla Tecnologia, Italian Tech, inaugurato ieri con una intervista del direttore Riccardo Luna al ministro Colao, ecco la navigazione “zero pubblicità”. Si tratta di navigare tra le pagine del sito senza essere disturbati dalla pubblicità. Per gli abbonati, per i primi tre mesi, la formula sarà gratuita. Poi, però, si pagherà. Secondo la direzione questa decisione va incontro « ad una richiesta arrivata dai lettori » ma va anche verso la ricerca di « formule innovative di offerta e di fruizione » per raggiungere « la sostenibilità dell’informazione di qualità » , che non può essere totalmente gratuita. In questo modo i lettori potranno scegliere la modalità preferita di navigazione, senza che venga intaccata una risorsa fondamentale per l’equilibrio dei conti come la pubblicità. Ma la grossa novità è per coloro che erano già abituati a bloccare la pubblicità grazie alla funzione “ad block” (quella che inibisce i formati pubblicitari). Ora non sarà più possibile poiché il sito non sarà più accessibile nella modalità “ad block”. Per continuare a leggere sarà necessario attivare il servizio “Zero pubblicità”, cioè pagare. ​

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