Il presidente di un’azienda di nettezza urbana va scelto per affinità di partito?


Il problema atavico e irrisolvibile della raccolta rifiuti nella città di Palermo.


di Augusto Cavadi pubblicato il 9 giugno 2021

Sono ormai decenni che la crisi della raccolta dei rifiuti a Palermo mi intriga: dal punto di vista antropologico, infatti, è una miniera di dati. Da profano della materia mi zampillano due o tre domande.

La prima: perché, a differenza di ciò che è notato in varie altre nazioni, la città non viene divisa in settori e a ciascun settore non viene assegnata una squadra di operatori sotto la responsabilità di un capo-squadra? A tutti noi capita di constatare che certi angoli della città sono perennemente trascurati, ridotti a discariche a cielo aperto, ma di questi scempi non c’è un nome e un cognome a cui chiedere conto.

La seconda: bisognerebbe ammettere con sincerità che un sistema organizzativo del genere metterebbe i capi-squadra (e i dirigenti superiori) a rischio di gravi ritorsioni. Ho raccolto con le mie orecchie le rassicurazioni di un giovane dell’Albergheria che, anni fa, dopo avermi comunicato di essere stato assunto come spazzino, si premurava di precisarmi: “Comunque mi hanno detto che basta mettere la firma per prendere lo stipendio a fine mese. Non è proprio necessario che lavori”. Con queste premesse, l’eventuale rampogna di un capo-squadra sarebbe vissuta dall’inadempiente come uno sgarbo, una prepotenza. Se è così, perché non dirlo apertamente? Possiamo combattere la “mafia” e subire, quotidianamente, la tracotanza dei “mafiosi”? La scorta a un magistrato o a un giornalista può essere senz’altro necessaria. Ma , se fosse l’unico modo per mettere i responsabili in grado di far rispettare le regole ai sottoposti, perché non ricorrervi? Sarebbe una piccola, grande, rivoluzione etica e politica.

La terza e ultima domanda: perché un presidente della Rap (come Giuseppe Norata) viene licenziato dal Sindaco nel bel mezzo di una tempesta politica? Il criterio di assunzione e di licenziamento in questi casi non dovrebbe essere la capacità manageriale, misurata dai risultati effettivamente raggiunti? Il messaggio che arriva al cittadino ‘normale’ , come me, è fortemente ambiguo: o Norata era al posto giusto e vi doveva rimanere per meriti propri (licenziarlo è stato sbagliato) o Norata non era all’altezza del compito assegnatogli e doveva essere rimosso a prescindere dalle dispute fra i partiti presenti nel Consiglio comunale (assumerlo e poi lasciarlo per anni in carica è stato un errore).

So di rivelare un’ingenuità adolescenziali, ma non posso vietarmi di sognare che certi incarichi amministrativi vengano, un giorno, assegnati in base alla professionalità certificata e non ai colori della tessera di partito. Sino a quel giorno, le chiacchiere sulla trasversalità politica e sul superamento delle pregiudiziali ideologiche resteranno chiacchiere: utili, se mai, a raccattare qualche voto in più alle prossime elezioni.

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