Stragi di migranti nel Mediterraneo: Il 29 aprile mobilitazione nazionale davanti alle Prefetture


Nel Mediterraneo è strage continua di migranti, ma Italia ed Europa stanno dalla parte degli schiavisti e dei caporali.


di Piero Buscemi pubblicato il 28 aprile 2021

Che il problema dei migranti annegati nel Mediterraneo non fosse una questione prioritaria nell’agenda delle tematiche trattate nelle commissioni europee, era fin troppo scontato e davvero superfluo ipotizzare una variazione di tendenza con il passato. L’Italia, centro principale della questione, non solo per la sua posizione geografica, non ha mai assunto né forse potrà mai assumersi un ruolo di discontinuità con la gestione europea del problema.

C’è un passato da dimenticare, che forse definirlo vergognoso appare alquanto un eufemismo, che lega i rapporti del nostro Paese con la Libia, vero ago della bilancia di tutta la vicenda migrazioni in questo bacino di mare diventato ormai la tomba di migliaia di persone, o di esseri umani come si preferisce chiamarli nei soliti discorsi emozionali a tempo, preconfezionati e consegnati all’opinione pubblica ad ogni occasione di una nuova strage.

Ogni tanto è spontaneo, quasi nostalgico se non nascondesse un dramma e una ricostruzione storica eccessivamente macchiata di sangue, pensare ai decenni passati e ai rapporti altalenanti che hanno caratterizzato lo scambio politico e culturale tra Italia e Libia. Oltre cinquanta anni fa, il colonnello Gheddafi cacciò circa 20.000 Italiani, parzialmente rimborsati con l’istituzione di un’indennità frutto del D.L. 28 agosto 1970, n. 622.

I rapporti tra le due nazioni non ne risentirono particolarmente e gli interessi legati all’aspetto economico, tra gas e petrolio, armi e quant’altro sia necessario per battere cassa, hanno negli anni mitigato qualsiasi ipotesi di scontro politico, nonostante l’intervento degli Stati Uniti che ha sempre cercato di ridimensionare le idee espansionistiche e di potere del colonnello Gheddafi.

Storia più recente ci riporta alla "spiata" del governo italiano dell’allora presidente in carica Bettino Craxi sulle intenzioni bellicose degli Stati Uniti nel 1986, decisi a liquidare la faccenda Gheddafi con raid aereo, sventato anche grazie alle informazioni fornite dai nostri servizi segreti. Nello stesso anno, indimenticabile fu l’attacco missilistico libico contro l’isola di Lampedusa, senza alcun danno e la cui divagazione nella ricostruzione dell’accaduto, si trasformò nel tempo in una mera occasione di satira politica. Ancora più emblematico fu un paio di decenni dopo, quando proprio nella ricorrenza della cacciata degli Italiani dalla Libia, fu inaugurato il 7 ottobre del 2004 il Green Stream, il gasdotto che collega la Tripolitania alla Sicilia.

Berlusconi completò l’opera di riavvicinamento, se ci fosse stato poi realmente un allontamento, con il Trattato di amicizia tra Libia e Italia, firmato a Bengasi dal cavaliere e Gheddafi nel 2008. La successiva visita del colonnello a Roma il 31 agosto 2010 con relativa festa in presenza di 250 ragazze prima dell’incontro ufficiale con Berlusconi, sembrò proprio il completamento di quel percorso di scuse che il governo italiano si sentl di riconoscere alla Libia per i danni provocati nel periodo del colonialismo di inizio ’900.

Gli accordi internazionali, come abbiamo visto, di natura sicuramente più economica che umanitaria, impediscono una presa di posizione ben definita dell’Italia sull’argomento migrazioni, ammettendo poi che ne esista una. I viaggi della disperazione, gli sbarchi e soprattutto gli annegamenti continuano a riempire le cronache e a scuotere le coscienze di chi pone la vita umana davanti a qualsiasi interesse politico economico.

Pubblichiamo di seguito il comunicato diramato dalla Usb sull’iniziativa di protesta rivolta al governo italiano, prendendo spunto dalla recente ennesima tragedia del mare di qualche giorno fa, dove sono state registrate le morti di 130 migranti al largo della Libia. Giorno 29 aprile, davanti alle prefetture di diverse città italiane il sindacato Usb ha organizzato dei presidi di protesta contro l’indifferenza dimostrata dal nostro governo e dall’Unione Europea nei confronti di questo inarrestabile massacro.

COMUNICATO USB

Centinaia di persone lasciate morire annegate, senza soccorso, nel Mediterraneo. Ancora una volta. Perché il governo Draghi, in perfetta continuità con quelli di Conte, Gentiloni, Renzi, Letta, Monti e Berlusconi, affronta l’incessante migrazione dall’Africa verso l’Italia e l’Europa come un problema di sicurezza nazionale, quindi come un pericolo da azzerare, nemici da respingere.

Si spiega così la rinnovata connivenza con il regime criminale libico, sancita dagli accordi stretti dal nuovo governo fantoccio libico con l’uomo dell’Unione Europea, il Presidente del Consiglio Draghi, che proprio la Libia ha scelto come scenario della sua prima uscita internazionale. Il risultato è che mentre le stragi nel Mediterraneo si succedono senza tregua, le nazioni coinvolte non si scomodano nemmeno più a rispondere ai disperati sos lanciati dai migranti in pericolo.

Le responsabilità politiche e materiali sono tutte dell’Unione Europea e dell’Italia, accuse sottoscritte anche dall’ONU con la nota congiunta dell’OIM e dell’UNHCR che “ribadiscono il loro appello alla comunità internazionale affinché vengano prese misure urgenti per porre fine alla perdita di vite umane in mare. Queste misure includono la riattivazione delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, uno stop al ritorno in porti non sicuri e la creazione di un meccanismo di sbarco che sia sicuro e prevedibile.”

Le ultime ricerche degli istituti internazionali confermano che le mutazioni climatiche saranno la causa principale di migrazioni continue di milioni di persone, soprattutto dall’Africa. Di fronte a questo scenario, l’Italia e l’Unione Europea che si ergono a difensori dei diritti umani quando si parla paesi fuori dall’influenza occidentale, nascondono le proprie responsabilità quando le tragedie del mare accadono per colpa delle loro precise scelte politiche.

Identico comportamento il nostro governo tiene nei confronti dei lavoratori migranti presenti in Italia, centinaia di migliaia di lavoratori sfruttati in ogni parte del paese e resi irregolari con i decreti di quel Salvini oggi rinviato a giudizio proprio per i reati legati alle tragedie nel Mediterraneo.

La cosa più assurda è che i provvedimenti per riparare ai danni fatti da Salvini sono stati i due decreti chiamati “Bellanova” e “Lamorgese”, che da decreti farsa si sono rivelati decreti truffa: a un anno dalla loro approvazione più di 200.00 lavoratori (esattamente 207.542), dopo aver versato al posto dei datori di lavoro oltre 600 euro a testa (per un totale di quasi 125 milioni finiti nelle casse dello Stato), si ritrovano ancora nella stessa condizione ante-decreti.

In aperto contrasto con il decreto “Lamorgese”, che teoricamente permette un ritorno alla legalità parziale di buona parte delle vittime dei decreti Salvini, una circolare del Ministero dell’Interno stesso ostacola infatti la presentazione delle domande, impedendo nuovamente a centinaia di migliaia di lavoratori di riemerge dalla illegalità, dallo sfruttamento e dal lavoro nero, il tutto sullo sfondo dell’ipocrita narrazione del Tavolo sul Caporalato, che esalta successi e risultati difficili da riscontrare.

Per questi motivi il 29 aprile manifesteremo in tutta Italia davanti alle prefetture. Ci rivolgiamo con forza a tutti coloro che ancora ritengono la vita umana inviolabile e da salvaguardare sempre, senza mai sacrificarla agli interessi politici ed economici di squallidi politicanti e imperialisti senza scrupoli.

Giovedì 29 aprile saremo nelle piazze, davanti alle prefetture, per commemorare le migliaia di migranti vittime della spietatezza dei governi occidentali, per chiedere la fine del regime dei decreti anti-migranti, per esigere lo sblocco delle regolarizzazioni e il varo di un nuovo piano nazionale per l’accoglienza e l’integrazione.

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29 aprile Giornata di Protesta

Gli appuntamenti del 29 aprile

Roma - piazza Santi Apostoli, ore 15

Ragusa - piazza Matteotti, ore 16.30

Reggio Calabria - piazza Italia, ore 10

Bari - piazza Prefettura, ore 10.30

Napoli - piazza del Plebiscito, ore 14

L’Aquila - corso Federico, ore 11

Viterbo - piazza del Comune, ore 10

Bologna - via IV Novembre 24, ore 14

Torino – piazza Castello, ore 10

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