L’AZIENDA PALERMITANA DEL GAS NON CERCA CLIENTI



di Augusto Cavadi pubblicato il 19 aprile 2021

L’AZIENDA MUNICIPALE DEL GAS DI PALERMO NON HA BISOGNO DI MOLTI CLIENTI

Non so voi, ma io – quando il promotore di una compagnia mi snocciola per telefono i costi della luce o del gas - non ci capisco nulla. A sentir loro, ogni proposta è più conveniente della precedente e dovrei fare nelle mie giornate, come lavoro principale, il cliente migrante da un’azienda all’altra. Per non lasciarmi sommergere e frastornare dagli zeri-virgola-qualcosa preferisco seguire altri criteri, anche se poco convenienti dal punto di vista economico. Ad esempio, la prossimità. Così qualche giorno fa ho pensato di rivolgermi all’Azienda del gas di Palermo per attivare due nuove forniture di gas e di luce, ritenendo più opportuno far guadagnare una municipalizzata del Sud – dunque un’azienda che dà lavoro a concittadini - piuttosto che qualche altra impresa nazionale dai bilanci più robusti. Purtroppo il mio patriottismo formato bonsai – diciamo pure il mio municipalismo a rischio di sciovinismo – è stato stroncato sul nascere da una telefonata. L’addetto dell’AMG Gas, infatti, molto cortesemente ma inflessibilmente, mi ha spiegato che non potevo stipulare nessun contratto per telefono e che avrei dovuto recarmi di persona nella sede dell’azienda. In risposta alle mie obiezioni balbettanti, ha specificato che – dovendo firmare un “atto notorio” (?!) – non potevo farlo neppure per posta elettronica certificata. Ora: giovane giovane non sono più da molti anni. Le cose da fare sono tanto numerose da apparirmi inesauribili. Col maltempo lo spostamento da dove abito (Palermo ovest) a via Tumminello (Palermo est), e ritorno, sarebbe un’impresa da Guiness dei primati: farei prima a spostarmi in aereo da casa mia a Roma. Conclusione: ho alzato la cornetta del telefono, ho chiamato la prima compagnia elettrica nazionale che mi è venuta in mente e dopo cinque minuti sono diventato un nuovo cliente, riverito e ringraziato (ovviamente anche per la fornitura del gas metano). Forse è un luogo comune affermare che da Napoli in giù tutto dev’essere maledettamente più complicato. Per parte mia, cerco di combattere i pregiudizi e gli stereotipi nella mia testa prima che a voce o per iscritto. Ma posso confessare, con sincerità, che mi dispiace verificare ancora una volta che – come mi ha spiegato anni fa il mio amico antropologo Alberto Cacopardo – i luoghi comuni non sarebbero diventati comuni se non avessero un fondamento oggettivo?

Augusto Cavadi www.augustocavadi.com

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