Nazanin Zaghari-Ratcliffe è stata liberata dopo 5 anni di carcere in IRAN


La cittadina anglo-iraniana è stata scarcerata domenica 7 marzo, ma è stata riconvocata la prossima domenica.


di Piero Buscemi pubblicato il 10 marzo 2021

Era stata arrestata nel 2016 presso l’aeroporto di Teheran, mentre attendeva la figlia per condurla dai nonni. Condannata a 5 anni di galera con l’accusa di complotto nei confronti del regime iraniano, accusa che Nazanin-Zaghari aveva sempre respinto.

La scorsa primavera era stata trasferita agli arresti domiciliari presso i genitori a causa dell’emergenza Covid-19. Il calvario della donna non sembra però sia stato risolto definitivamente, vista la convocazione da parte del tribunale giudicante che l’ha convocata per la prossima settimana.

Nata e cresciuta a Teheran, dove ha conseguito la laurea in lingua inglese. Corrispondente in qualità di traduttrice per l’Agenzia Internazionale giapponese durante il drammatico terremoto del 2003 nella città di Bam in Iran e che provocò oltre 26.000 morti, ha collaborato anche con la Croce Rossa Internazionale e con la World Health Organization (WHO).

Si è trasferita a Londra con un ingresso studio per frequentare un master in comunicazione presso l’università della città. Dopo essersi sposata nel 2009 e diventata madre nel 2014, ha continuato a viaggiare tra la Gran Bretagna e il suo Paese d’origine dove vivono i genitori.

Durante una di queste visite, il 17 marzo del 2016 subì l’arresto ad opera della Guardia Rivoluzionaria iraniana, con conseguenze iniziali anche per la figlia, allora di soli 22 mesi che successivamente fu rimpatriata in Inghilterra, trattenendo invece la madre.

Sin dall’inizio della vicenda le accuse rivoltele non furono molto definite. La stessa Amnesty International che si interessò al caso, sospettò un eventuale collegamento con un precedente arresto nel 2014 di alcuni impiegati di un sito web iraniano che si occupava di notizie sulla tecnologia iraniana.

L’accusa fece riferimento invece ad un suo ruolo esclusivo nel tentativo di rimuovere il governo iraniano, grazie all’aiuto di fondi inglesi e la collaborazione della BBC persiana e dei servizi segreti inglesi. La donna aveva svolto lavoro di collaborazione con la BBC per dei corsi di giornalismo rivolti a studenti iraniani e molti di loro, come già accennato, furono arrestati nel 2014 e condannati a 11 anni di carcere per aver partecipato a questi corsi.

L’accusa nei confronti di Nazanin Zaghari da parte del tribunale di Teheran per il sospetto di attività di spionaggio e di attività contro la sicurezza del Paese. Condannata a 5 anni di reclusione, come abbiamo visto, è stata costretta al regime restrittivo e senza alcun rispetto dei diritti umani, situazione riscontrabile nelle carceri iraniane in moltissimi casi simili, denunciati ma glissati dal governo centrale che è arrivato a rinnegare il doppio passaporto iraniano-inglese della Nazanin.

Nonostante l’intervento del governo inglese e il sostegno di diverse associazioni umanitarie, la donna è rimasta in carcere fino a marzo del 2020, quando l’emergenza pandemica ha costretto le autorità a trasferirla a casa dei genitori, sotto controllo con un braccialetto elettronico. Un anno prima, ad aprile 2019, fu oggetto addirittura di una proposta di scambio da parte delle autorità iraniane, interessate alla liberazione di un cittadino iraniano, detenuto in Australia, ma il governo inglese rifiutò la proposta.

Il sospetto sollevato da diverse associazioni a difesa dei diritti umani di eventuali torture subite, come riscontrato in altri casi analoghi, non è stato comprovato da prove certe, per quanto la Nazanin più volte ha esternato sintomi di panico e di stati confusionali.

La soluzione di questa disumana vicenda e di arroganza condotta da parte di uno dei governi più discussi della storia internazionale del passato e del presente, non vede ancora un esito positivo, visto che la donna sarà convocata dal tribunale iraniana domenica prossima. C’è da auspicare davvero che le autorità iraniane non trovino altri "cavilli" per rafforzare le accuse e riprendere il percorso di un calvario dagli eventuali risvolti drammatici.

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