Votare o rimpastare?


Dubbi amletici in un’Italia che non ama le persone serie


di Adriano Todaro pubblicato il 3 febbraio 2021

Nel momento in cui scrivo queste note, non so cosa abbia deciso fare il presidente della Repubblica Mattarella, dopo aver ascoltato il presidente della Camera, Roberto Fico.

Hanno detto, in tantissimi, che questa è la crisi di governo più pazza che ci sia. In realtà, i cosiddetti “pazzi” seguono una logica; qua l’unica logica è l’ego smisurato di certi personaggi, i ricatti, le imposizioni. Se l’arabo di Rignano, l’uomo che ci invidia tutta l’Arabia ed ora anche la Birmania, fosse una persona seria e responsabile, si andrebbe a nascondere in qualche isolato posto, un posto dove non è possibile fare danni. Invece, è ancora fra noi. Invece, ogni mattina, alza l’asta dell’asticella del ricatto, considerato che tantissimi giornali ancora l’incensano e pendono dalle sue labbra. E non c’è solo lui. Ci sono anche le sue quinte colonne all’interno di vari partiti. E, prima di tutto, all’interno del Pd, personaggi come Marcucci.

Siamo in un momento di stallo. E qui tutti offrono la loro medicina per guarire il malato che è l’Italia. Elezioni? Sì, ma se vince la destra? Rimpasto? Bello, ma se poi ricominciano i ricatti? E nel frattempo non solo i miliardi del Recovery Fund ma la pandemia chi la gestisce? Marcucci? Rosatello Ruffino? Elenuccia dai Boschi Fioriti a Bolzano?

Io non ho medicine miracolose. Non so cosa sia meglio fare. Esprimo solo qualche considerazione. Vista così, a mio parere, bisognerebbe andare a votare. Purtroppo ci andiamo con quel capolavoro di legge partorita dal Rosatello. E, quindi, la domanda di poco prima ritorna inesorabilmente: e se vince la destra? Beh, significa che l’Italia vuole la destra. La democrazia è fatta anche di numeri e se i numeri dicono destra…

Se così sarà, significa che gli italiani non meritano di essere governati da persone serie. Giuseppe Conte si è dimostrato serio, avulso dalle logiche delle segreterie dei partiti, ha governato in un momento difficilissimo, non è stato colpito da scandali e, a livello europeo e internazionale, abbiamo avuto molti elogi. Dunque siccome Conte è stato serio, posato e autorevole, gli italiani lo bocciano e vanno a votare per quelli che erano all’opposizione. Così magari ci possiamo trovare un Ignazio La Russa a gestire la pandemia e la sora Meloni alla Giustizia al posto di Bonafede, un altro galantuomo che l’ometto di Rignano non vuole.

Ogni popolo ha il governo che si merita. E noi ci potremmo meritare questi quattro quaquaraquà. Certo, ci sono delle varianti al mio pensiero. Invece di votare, allarghiamo la compagine governativa. Dentro lo Statista, qualche suo ometto o donnetta, magari vota a favore della nuova compagine anche la moglie di Mastella, Emma Bonino e cucuzzume vario. Cosa possiamo aspettarci da un governo così siffatto? Solo ricatti, perché questi sono bari e ricattatori.

Periodicamente leggo che Berlusconi potrebbe diventare presidente della Repubblica. Probabilmente ci meritiamo anche questo, ci meritiamo un personaggio definito dal tribunale con “una naturale capacità a delinquere” e fra i nomi del toto presidente del Consiglio compare anche Lorenzo Guerini. Cosa ha fatto d’importante questo Pd? È stato, pensate un po’, sindaco di Lodi. E ho detto tutto, aggiungerebbe Peppino De Filippo.

Meglio Conte o Guerini? Meglio andare a votare. E Conte dovrebbe lasciare perché è persona seria e gli italiani non vogliono persone affidabili. Mi viene in mente una frase di Vitaliano Brancati, lo scrittore siciliano: “L’Italia non si stanca mai di essere un Paese arretrato. Fa qualunque sacrificio, perfino le rivoluzioni, pur di rimanere vecchio”. Una prece.

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo