Catania 1974/1980: Il Circolo Giovanile Salvatore Novembre del Fortino, una storia di quartiere e non solo


Un momento della storia di Catania negli anni Settanta del Novecento. Dalla parte del movimento e della Sinistra. Il Cirocolo Giovanile del Fortino, nei ricordi di Alfonso Di Stefano.


di Alfonso Di Stefano pubblicato il 25 dicembre 2020

Ho avuto modo di aver partecipato in gioventù alla nascita del Circolo Giovanile del Fortino, scioltosi dopo 7 anni di intensa attività.

L’esperienza dei Comitati di quartiere nacque a Catania all’inizio degli anni 70 con le occupazioni del Comune di Catania nel ’71 per l’acqua e nel ’73 per le fognature da parte degli abitanti del Pigno; allora militavo nell’Unione della Gioventù del PCdI ed intervenivamo con una capillare sensibilizzazione degli abitanti (allora 3000, in buona parte ex-contadini, che a Catania lavoravano nell’edilizia), che negli anni precedenti avevano costruito un quartiere ghetto in estrema periferia, vicino l’imbocco dell’autostrada Ct-Pa totalmente sprovvisto di qualsiasi servizio.

Allora si dibatteva sul processo di “urbanizzazione senza industrializzazione, che produceva terziarizzazione” ; l’esperienza del Comitato di quartiere del Pigno stimolò la nascita di altri comitati di quartiere, come quello di S.Leone, prime esperienze di autorganizzazione territoriale stimolata soprattutto dall’intervento esterno di militanti della sinistra rivoluzionaria.

Nel 1974 con alcuni compagni pensammo di tradurre l’esperienza accumulata nei quartieri in un’esperienza che ci coinvolgesse in quanto giovani soggetti politici rivoluzionari. In quei mesi nascevano in varie città italiane i primi circoli giovanili , coordinati dal giornale” Gioventù in lotta”. Personalmente ero uscito, come quasi tutti, dal PCd’I-ML, e partecipai alle prime riunioni di costituzione del Circolo Giovanile del Fortino promosso da compagni studenti che facevano riferimento al Movimento Studentesco/MLS; entrammo subito in conflitto con alcuni “dirigenti” di questa organizzazione poiché rifiutavamo l’impostazione di sezione mascherata e di “dopo-lavoro” studentesco. Allora proponemmo di fare un’inchiesta di massa nel quartiere sulla condizione giovanile, ci attivammo ed elaborammo la prospettiva del Fronte di Lotta Anticapitalista della Gioventù Proletaria. Iniziammo a mobilitare i giovani del quartiere per l’utilizzo di un campo di calcio, ma nel frattempo tentavamo di sensibilizzare i giovani che lavoravano come camerieri, garzoni, meccanici e nelle attività artigianali del quartiere e di sindacalizzare gli apprendisti nella zona industriale (alla Scuderi vi lavoravano 2 nostri compagni). Il Circolo Giovanile superò la fase del nucleo promotore, autonomizzandosi dal Movimento Studentesco e gli studenti del Boggio Lera (residenti in quartiere) accettarono la nostra impostazione classista della questione giovanile; l’assemblea di costituzione fu indetta nel giorno del 15° anniversario dell’assassinio del diciannovenne edile comunista Salvatore Novembre, l’8 luglio 1975, che si concluse con una festa popolare in piazza Palestro.

Alla fine del ’75 partì il movimento per l’autoriduzione delle bollette del telefono contro i rincari della SIP, su circa 3000 bollette raccolte a Catania, circa 800 le raccogliemmo in quartiere, ottimo segnale del nostro radicamento sociale; nel quartiere Fortino organizzammo alcune assemblee di caseggiato fra autoriduttori , costruendo con loro un rapporto diretto, anche grazie ai rapporti famigliari di alcuni di noi con la locale sezione A. Miraglia del PCI. Partecipavamo alle assemblee cittadine della sinistra il minimo indispensabile, visto che prevalevano le polemiche. In poco più di un anno eravamo diventati un collettivo consistente (circa 20 militanti, di cui solo 2 esterni), vivevamo una militanza totalizzante (il personale è politico era una nostra pratica) e la sera cenavamo spesso insieme e la via enologica al socialismo ci confortava.

Rispetto al resto della sinistra rivoluzionaria ci distingueva il rifiuto di piantare bandierine recintando i propri orticelli, nel ’76 costituimmo la Lega degli apprendisti contro il lavoro nero, organizzando 2 vertenze (agenzia pubblicitaria Pubblias e la fabbrica metalmeccanica Scuderi) che purtroppo portarono al licenziamento di una compagna e dei nostri apprendisti.

Sostenemmo nel giugno ’76 la lista di Democrazia Proletaria battendoci per un controllo dal basso, ma oramai il processo di istituzionalizzazione della vecchia “nuova sinistra” era più che avviato. Intanto nei quartieri catanesi sorgevano nuove esperienze simili alla nostra: nel quartiere Civita sorse il Circolo Giovanile Claudio Varalli e nel Villaggio S. Agata operava il Collettivo di Unità Popolare. Anche a Catania costruimmo, insieme ad alcuni operai della SGS Ates ,la redazione del giornale ” Lavoratori in Lotta”, promosso a Palermo da nuclei operai dei Cantieri Navali ( area Fronte Unito) e Fatme (area Praxis) e seguimmo vari percorsi di confronto con i disoccupati organizzati di Napoli e con varie esperienze di Opposizione Operaia nel Veneto e a Milano.

La legge 285 del ’77 aprì nuovi canali di avviamento al lavoro dei giovani di età non superiore a 29 anni ed anche a Catania arrivarono le leghe dei disoccupati , noi ne organizzammo una alquanto “movimentista” in quartiere ; sapendo che alla SGS Ates (oltre 2000 operai in maggioranza donne) si praticava il sabato lavorativo con straordinario e quantificando l’obiettivo di 100 nuove assunzioni , se si fosse abolito lo straordinario, iniziammo ad organizzare assemblee di disoccupati all’ufficio di collocamento con la richiesta di 100 nuove assunzioni divise a metà fra giovani delle liste speciali ed operai iscritti al collocamento, per 2 mesi si riuscì a picchettare il sabato di fronte ai cancelli.

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Con l’irrompere del movimento del ’77 anche a Catania varie esperienze di base si autonomizzarono dai gruppi della nuova sinistra ; oltre al Circolo giovanile della Civita e al Collettivo di Unità popolare del Villaggio S.Agata, anche il Collettivo studentesco di Scienze (ex area MLS) iniziò a coordinarsi con noi , così da queste 4 realtà nacque il giornalino ” Nuova Opposizione”. Il ’78 segnò, in seguito all’omicidio di Moro, un doloroso passaggio nel conflitto sociale, che espropriò il protagonismo di massa di 10 anni di lotte ; inoltre l’assassinio di Peppino Impastato a Cinisi colpì tutte le realtà che resistevano in Sicilia “alla luce del sole”. Le realtà di movimento che si riconoscevano nello slogan “Né con lo stato, né con le br” furono tutte prese di mira dalla repressione, che chiuse militarmente tutti gli spazi di agibilità politica.

Negli anni ’78 e ’79 eravamo diventati, anche per l’affievolirsi della militanza nei gruppi organizzati della vecchia nuova sinistra, una realtà cittadina consistente. Nel dicembre ’78 si tenne un convegno dell’Eurodestra e contribuimmo ad organizzare una manifestazione unitaria di 4000 compagni/e, delle ronde antifasciste notturne e d urante l’isolato evento dei fascisti ,vari presidii militanti in zone limitrofe.

Con i compagni di Peppino Impastato partecipammo a Cinisi alla prima manifestazione nazionale contro la mafia, 9 maggio 1979, nel primo anniversario dell’assassinio e sperimentammo per alcuni mesi l’esperienza di una radio libera di quartiere, che si chiamò naturalmente Radio Aut; ma oramai la “crisi della militanza” stava dilagando, per chiudere il cerchio qualcuno di noi venne indagato per terrorismo ed i dirigenti della Cgil ne approfittarono per insinuare che eravamo “fiancheggiatori” delle br ; il “covo” della nostra sede (dove avevamo dipinto un grande murales con la scena dell’assassinio di Salvatore Novembre durante il governo Tambroni) andava chiuso, la Digos intimidiva i famigliari dei nostri compagni . Riuscimmo a resistere alla repressione, ma non alla depressione nel vedere disperdere anni di lotte ed una generazione di compagni/e.

Nel 1980 decidemmo di scioglierci, dopo estenuanti e sofferte riunioni per ostinarci a tenere in vita un’esperienza oramai moribonda . Dopo alcuni mesi s’iniziò a parlare dell’installazione a Comiso degli euromissili Cruise, alcuni di noi ripresero la passione durevole di lottare per cambiare il mondo; da allora ho partecipato sia a quel movimento che a quello NoMuos a Niscemi, sempre per la smilitarizzazione della Sicilia, sempre per un altro mondo possibile, dal Rojava al Chiapas.


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