Coronavirus: canzoncine e Tricolore


Facciamoci anche qualche domanda. Perché mancano i posti negli ospedali? Di chi è la colpa del taglio della sanità pubblica?


di Adriano Todaro pubblicato il 25 marzo 2020

Ieri mattina sono andato ad acquistare il pane. Ho compilato l’autocertificazione in ogni sua parte, in modo diligente; ho segnato l’orario e il percorso che dovevo compiere per andare al panificio. Tutto bene. Il pane, per una settimana è assicurato considerato che lo acquisto sempre, anche prima del Coronavirus, per tutta la settimana.

Mentre raggiungevo il panificio, ho visto di fronte a me, appeso sulla facciata di un condominio, un grande lenzuolo con sopra disegnato l’arcobaleno e poi la scritta: “State a casa, ce la faremo”. Un auspicio certamente che tutti noi desideriamo si compia. Cartelli simili, più o meno grandi, li vedo appesi, mentre cammino, sulle finestre o balconi. Leggo sul giornale che molti, di sera, accendono una candela, altri cantano, altri ancora, rinchiusi ai “domiciliari” s’inventano giochi o altro così da passare il tempo, altri ancora espongono il tricolore.

Tutte cose importanti se si vuole esorcizzare la paura. Il mio telefonino è subissato da messaggi di ogni tipo. Tutti inviano poesie di poeti che mai prima di ora avevano sentito e letto, inviano disegni, filastrocche, s’inventano (ma per lo più copiano da internet) rebus e quant’altro.

Ripeto, tutte cose importanti per esorcizzare la paura. So di non essere “in linea” con tanti di voi ma a me, questi estemporanei comportamenti mi sanno tanto di “moda” conformistica. La mia preoccupazione è che, inconsciamente, possa passare nella mente delle persone che basti esporre il tricolore o cantare una canzoncina del balcone per debellare questo terribile virus. La mia paura è che non si pensi, invece, al perché siamo a questo punto, perché non ci sono le camere negli ospedali per curare i malati, perché mancano i medici, perché gli ospedali non hanno più posto.

Nella regione in cui io vivo, la Lombardia, è stato attuato il più grande e massiccio trasferimento dei fondi nazionali al privato. Per 18 anni l’ormai ex galeotto, ora ai domiciliari Roberto Formigoni, ha presieduto la sanità regionale e regalato agli amici degli amici, e suoi, miliardi in continuazione con il risultato d’impoverire la sanità pubblica e ingrassare quella privata. Per 18 anni, incredibilmente, migliaia e migliaia di imbecilli hanno dato il loro voto a questo squalificato personaggio dalle improbabili giacche. I risultati si vedono. Fra queste migliaia di persone, mi domando, quanti oggi fanno ammenda? Quanti, invece, espongono dai loro balconi le frasi fatte e la sicurezza che “ce la faremo”?

In Italia, negli ultimi 10 anni sono stati tagliati 37 miliardi alla sanità pubblica, di cui 25 nel periodo 2010-2015 e i restanti 12 fino al 2019. Fate mente locale: da chi era governato il nostro Paese in quegli anni? Sono stati tagli al personale ospedaliero (42 mila dipendenti in meno) e finanziari (2 miliardi di euro in spese per il personale). E sono stati tagli di posti-letto. Dal 2010 al 2017 abbiamo perso il 30% dei letti negli ospedali arrivando a 3,2 letti ogni mille abitanti, due punti in meno rispetto alla media europea. Ma siccome dobbiamo primeggiare nelle cose negative ecco, allora, che nel settore delle malattie gravi, le cosiddette “acute”, abbiamo tagliato di più: 2,6 posti-letto ogni mille abitanti contro una media Ue di 3,7. Oggi abbiamo 5 mila posti in terapia intensiva; in Germania, 25 mila!

Fra il 2012 e il 2017 sono stati chiusi 750 reparti ospedalieri. Il nostro Servizio sanitario nazionale, una volta fiore all’occhiello, nato nel 1978 alla fine di grandi lotte per la salute, oggi ha 3,3 posti-letto ogni mille abitanti contro i 6 della Francia e gli 8 della Germania. Mancano 56 mila medici e 50 mila infermieri. E, molto grave, non si fa più prevenzione perché sono stati tagliati i servizi di prevenzione sul territorio.

Fa specie sentire l’assessore lombardo alla Salute, Gallera che in Tv afferma che hanno chiesto e ottenuto dalle strutture accreditate private, personale e posti-letto. Questo, però, non è beneficenza da parte dei privati considerato che i privati ricevono annualmente fondi regionali e statali per coprire buona parte delle attività che svolgono in regìme di collaborazione con il pubblico. Ai privati non conviene fare prevenzione né occuparsi del pronto soccorso perché non producono guadagni. Loro sono concentrati solo sulla cura e il profitto perché sono aziende a tutti gli effetti.

Ora vedo paginate intere sui giornali da parte del Comune di Milano con l’invito ai cittadini di partecipare al fondo di mutuo soccorso. Solo poco tempo addietro, il sindaco-manager Sala invitava i cittadini ad uscire, andare nei parchi, fare “vivere Milano” perché, si sa, “Milano non chiude”.

Siccome nel nostro Paese le tragedie diventano farse, ecco allora che malgrado la gravità del momento che stiamo attraversando, si svolge il Grande Fratello Vip e apprendiamo così che Valeria Marini ha pianto al telefono nel sentire la mamma che non sentiva da mesi. La mamma è sempre la mamma e anche i papà. L’Omino Con Una Naturale Capacità a Delinquere, è andato nella villa della figlia in Costa Azzurra e secondo il suo Giornale “sfollato per la seconda volta”. Una volta quando c’era la guerra ed una volta oggi. E voi credevate essere gli unici a soffrire. Ogni tanto, fra una canzone e l’altra dei vostri balconi pensate a chi è stato costretto ad abbandonare l’amato suolo per un Paese straniero. Della serie: “Questo è il Paese che amo”.

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