Il virus dell’autoritarismo ha infettato la Commissione di garanzia sul diritto di sciopero


La Commissione di garanzia sul diritto di sciopero ha emesso lunedì 24 febbraio un’ordinanza con cui rivolge un fermo invito ai sindacati affinché revochino tutti gli scioperi fino al 31 marzo. Invito divenuto poche ore dopo un vero e proprio divieto allo sciopero del trasporto aereo indetto per oggi, martedì 25.


di Redazione Lavoro pubblicato il 26 febbraio 2020

L’ordinanza è di dubbia legittimità, impropria sul piano formale e pericolosa sul piano politico poiché fa il paio con altre disposizioni governative assunte in questi giorni che militarizzano il territorio, irreggimentano la vita di milioni di italiani, rendono indiscutibili atti autoritativi di dubbia necessità ed efficacia. Non vorremmo che si tentasse, utilizzando la paura per l’epidemia da coronavirus, di spostare in avanti i dispositivi autoritari e repressivi già largamente utilizzati per impedire il libero esercizio della critica e del conflitto necessari a contrastare derive che già si intravvedono.

Stiamo vivendo come in una bolla che tutto cancella e nega: non si deve più scioperare, le ordinanze ministeriali e governative diventano legge immediata che supera e annulla ogni fattispecie di diritto lavorativo. Si decide la legittimità dello smart working senza contrattazione, si impediscono il lavoro, lo studio, la socialità perché si deve chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati, quando è evidente ormai a chiunque che una sanità regionalizzata, spezzettata, privatizzata e depotenziata nelle risorse e nelle funzioni non è più in grado di garantire la sicurezza delle popolazioni. E allora il dirigismo autoritario diventa l’unico strumento di cui il potere dispone.

Ma quanto potrà durare questa situazione? Quanto PIL dovremo veder sfumare, quanti licenziamenti, quanta cassa integrazione sarà necessaria per riparare ai guasti di decenni di aggressione al servizio sanitario nazionale che l’hanno ridotto in questo stato?

C’è un enorme stato di incertezza, di imperizia e di confusione che sta governando il goffo tentativo di contenere il virus. I pronto soccorso sono vere e proprie fucine di infezioni da ben prima del Covid 19, infezioni da cui tutti coloro che abbiano dovuto frequentarli sono stati colpiti e ne portano spesso i segni. Il personale impegnato nel contrasto non è stato formato per affrontare una situazione simile e si regola come suggerisce la propria personale esperienza, senza alcuna direttiva e chiarimento se non la confusione profusa a piene mani dai media.

Insomma l’uscita da questa situazione non è alle viste, ma si intravvede la necessita di affrontare la situazione ristabilendo parametri corretti, rompendo la bolla, riprendendosi lucidità e ristabilendo diritti. Forse si può cominciare affrontando la Commissione di garanzia, i suoi editti inutili e strampalati, riaffermando il primato della democrazia sull’arroganza del potere, riaffermando il principio che i diritti indisponibili non si toccano, appunto perché sono indisponibili e tali devono rimanere.

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