Giuseppe Fava: Un anno


La raccolta di scritti di Giuseppe Fava, "Un anno", edito dalla Fondazione Giuseppe Fava a cura di Elena e Claudio Fava. Sono passati vent’anni dal delitto...


di Pina La Villa pubblicato il 6 gennaio 2004

Sono passati vent’anni dal delitto Fava, delitto di mafia compiuto il 5 gennaio 1984 nella strada solitaria del Teatro Stabile, oggi Via Giuseppe Fava, a Catania.

Cosa è successo in questi vent’anni a Catania? Il 3 gennaio 2004 alla Cappella Bonaiuto, in un incontro organizzato dalla Fondazione Fava, Antonio Pioletti, Claudio Fava, Pippo Pattavina e i diversi interventi delle numerose persone presenti hanno provato a dirlo, o almeno a provarci con qualche strumento in più. Soprattutto col volume che raccoglie gli scritti di Giuseppe Fava apparsi su I Siciliani nel 1983.

All’ingresso della sala, su due tavolini, il libro, edizione fuori commercio: Giuseppe Fava, Un anno. Raccolta di scritti per la rivista "I Siciliani". Un libro prezioso, auguriamo alla Fondazione Fava di continuare...

Dicono Elena e Claudio Fava nell’introduzione: "Abbiamo raccolto gli articoli, i racconti, gli editoriali, i bozzetti seguendo lo stesso ordine che Giuseppe Fava avrebbe dato a questo libro: progettato, titolato e pronto per le stampe già alla fine del 1983. Poi ci fu il 5 gennaio". Dai mafiosi ai palazzi del potere, ma non solo. Sotto vari pseudonimi Fava scriveva anche di cinema (un bellissimo articolo su Blade Runner e Victor Victoria confrontati con la mediocrità del cinema nostrano), di letteratura, di costume, di teatro, di sport.

Oltre a restituirci gli scritti di un giornalista e di un intellettuale dell’importanza di Giuseppe Fava, il libro è così anche una fonte per la storia di quell’anno in Sicilia. Un anno particolare, che viene dopo il delitto Dalla Chiesa del settembre 1982. Ce lo descrivono lucidamente, nell’ultimo capitolo del libro, in un articolo scritto a nome della redazione de "I Siciliani", Claudio Fava, Miki Gambino, Riccardo Orioles, Antonio Roccuzzo. E’ il gennaio 1985, un anno dopo la morte di Giuseppe Fava. Rispetto a quanto ci raccontava Fava negli articoli su "I Siciliani" il loro è già uno sguardo retrospettivo. L’articolo parte infatti dal delitto Dalla Chiesa per ricostruire il contesto in cui matura il delitto di Giuseppe Fava. Uno spaccato di come andavano le cose nei primi anni ottanta a Catania e dintorni dal punto di vista della storia giudiziaria e della mafia.

Gli scritti di Fava ci raccontano invece quegli stessi anni attraverso lo sguardo di un testimone attento e a tutto campo. Non c’è solo la mafia, non c’è solo il delitto Dalla Chiesa, non c’è solo Comiso. Ci sono i vizi dei potenti anche non mafiosi di una città, gli uomini e le donne, i paesaggi, il "buon mangiare", il "sapore del mare", le cose che si seguivano a teatro, si vedevano al cinema e in Tv, si leggevano sui libri. Il delitto, inevitabilmente, ha costretto a focalizzare l’attenzione sulla mafia.

Ora, a distanza di vent’anni, si può recuperare anche tutto il resto, per apprezzare e capire meglio l’autore - cristallizzato dal delitto nell’unica, pur se grande, dimensione dell’eroe della lotta alla mafia catanese e invece di una complessità e di una ricchezza che sarebbe un peccato continuare a trascurare - per fare i conti con la nostra storia, tutta, e magari utilizzando alcuni degli strumenti per leggerla che sono presenti negli scritti di Fava. Adesso è, forse, possibile e, sicuramente, necessario leggere gli scritti de "I Siciliani" come Fava voleva: "il documento critico di una realtà meridionale che profondamente, nel bene e nel male, appartiene a tutti gli italiani. Libro della storia che noi viviamo. Scritto giorno per giorno..." .

La domanda "Cosa è successo a Catania in questi vent’anni" è rimasta nell’aria, tra le sale e le salette della Cappella Bonaiuto, fra le persone che testimoniavano e quelle che ascoltavano. Quanto possono essere lontani venti anni?

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