La morte di Mario Marenco


"Tra i credenti e i non credenti io scelgo gli incredibili. Faccio voto di vastità" (Alessandro Bergonzoni)


di Sergej pubblicato il 18 marzo 2019

Non era solo un “comico”, né solo un architetto, o uno della banda di amico di Arbore & Boncompagni. Mario Marenco era l’emersione nel contemporaneo dell’assurdo, lo “spiritello” incongruo rispetto alla realtà e ai meccanismi stessi della comicità.

La questione della comicità è una faccenda seria (molto più del tragico o della messinscena del dolore in chiave trista), tanto seria che non può essere affrontata in maniera seria (diventa retorica). La realtà televisiva e il consumismo pongono tutto sullo stesso piano, riportano passato e futuro nell’eterno presente (appiattito) dello schermo televisivo. Il passato, incancellato, può così continuare ad operare, accumulandosi con le sue tossine. L’accumulazione di reperti è quello che ha determinato la confusione attuale - per cui un fascista può avere come proprio eroe Che Guevara -, e la realtà “post-moderna” in cui filoborbonici e finolanazisti, filocomunisti e filoladri, filolocalisti e filoimperialisti coesistono, ognuno ritrovando le proprie file del “passato” ricostruito nel presente. Con la tendenza alla dissipazione, alla riduzione, alla bambinizzazione tipica dei postumi rispetto agli “originari”: chi viene dopo ripete il verso degli antichi, ma come farebbe comunque un bambino - orecchiando, decontestualizzando, favoleggiando.

Lo stesso avviene sul fronte del “comico”. Qui e ora si continua a ridere delle battute carognesche della comicità del B-movie del passato: gli scoreggioni e i sessisti dal ventre molle. L’abbassamento del “comico” a esaltazione della parolaccia (che ormai infarcisce qualsiasi normale parlare quale intercalare permanente), la barzelletta di Berlusconi che ripete spiriti “che manco mì nonno”. I tristo-comici che storpiano i nomi delle persone o creano neologismi scroto-bambineschi. Proprio il comico testimonia da una parte l’involuzione dell’educazione, dall’altra la sconfitta di classe. La comicità pelosa che prevede un pubblico bifolco, che mette alla berlina il bifolco (cioè il debole) è una precisa comicità classista, che prevede il marchese del Grillo che dà al "popolo" le monete infuocate.

C’è stato un momento in cui il comico ha rappresentato l’unico documento superstite del fronte democratico, sistematicamente rintuzzato dal fronte senatorio: sono gli unici frammenti superstiti del "comico" che ci permettono di avere una qualche voce dei partiti "popolari" (Aristofane), di contro alla monocorde voce dei documenti del passato tutti di parte "classi di potere" (Socrate, Platone, Aristotele...). Il comico del Bertoldo e del servo sciocco l’unica comicità ammessa.

C’è stato un momento in cui la lotta di classe veniva interpretata come educazione di classe. In tv la censura non faceva passare le sconcezze. Oggi, rivedendo gli sketch di Raimondo Vianello, Tognazzi, Panelli e dei mille altri comici della classicità degli anni Sessanta, si rimane sconcertati del livello del loro umorismo. La censura faceva bene, nel male e nel bene - per paradosso. Puntando a un pubblico medio, cercava comunque un pubblico “elevato” e non basso. Provava una comicità pedagogica, persino nella comicità che ha il suo guizzo vero nell’istanza anarchica e “anti”.

E poi, tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta del Novecento, vennero alcuni “comici” che erano altro da tutto questo. Cochi e Renato (oggi qualcosa è rimasto in Ale e Franz), Jannacci, Monica Vitti che canta “A me non piacciono i crauti”, Franca Valeri, il grammelot di Dario Fo e Franca Rame, Paolo Villaggio (più strutturato, con esiti successivi che lo portano a fare da punto d’unione tra comicità intelligente e comicità scoreggiona). E i comici che giravano attorno alla banda di Arbore e Boncompagni: l’amalgama che si formava attorno a questi due giovani (allora) ha fatto nascere - alla radio e poi in tv - alcune delle cose migliori della cultura comica del nostro Paese. E’ l’emersione all’interno dei media del tempo, di una classe “altra”, che proveniva dalla borghesia ma che rivendicava la disappartenenza nel nome della contrapposizione del nuovo al “vecchio”, del giovane all’anziano, del figlio al padre. Gli indiani metropolitani (le prime vittime di quel conflitto di classe), e i comici come Marenco, il primissimo e dirozzato dalla banda Arbore & Boncompagni Roberto Benigni (prima della perdita della verginità: dopo sarà un’altra cosa, un tizio di nome Benigni che imita se stesso, una specie di Vasco Rossi del varietà televisivo), Giorgio e Franco Bracardi - per rimanere all’interno del paradigma di Alto Gradimento / Indietro tutta - fino a Catalano e alcuni degli stralunati di L’altra domenica. Forse oggi solo Frassica mantiene un riflesso di quella tradizione.

La comicità del cazzeggio di Arbore & Boncompagni riusciva a proporre attraverso il linguaggio altramente scurrile, l’improbabile: personaggi improbabili ed “estremi”, l’assoluta illogicità, la deformazione gaddiana del linguaggio. Alla base, ovviamente c’era sempre Petrolini e la grande rottura linguistica primo-novecentesca e plautina. La realtà in questo modo veniva smontata, la decomposizione decantata e la certezza del discorso diretto dirompeva attraverso il singhiozzo, l’urlo, l’onomatopea, l’emersione dello scarto. Persino la realtà dominata dall’apocalisse atomica (in quegli anni) prevede l’ “estate romana” (1977, Renato Nicolini). Dopo, con gli effetti lunghi della strategia della tensione, non ci sarà più modo di ridere. Solo quando molti morti saranno passati sotto i ponti sarà possibile tornare a destrutturare il linguaggio attraverso forme anarchiche e libertarie di sabotaggio iper e ipo-bolico, tornare a una forma fuzzy e apparente di normalità (“Ripristineremo la normalità appena saremo sicuri di cosa sia in ogni caso il normale. Grazie.” cit. Douglas Adams).


Lista dei personaggi di Mario Marenco in Alto Gradimento (fonte: Wikipedia)

il Prof. Anemo Carlone (chirurgo emerito con altissime attribuzioni accademiche e professionali. "Abbiamo dovuto registrare un’incidenza altissima di decessi, pari al centoquattro per cento...", "Mi rrringrazio di essere intervenuto", ed escludendo di essere laureato dichiara: "...ho un titolo, ma non so, non mi ricordo quale...: socio A.C.I. dal 1909" - Marenco)

Léon lo Chef ("Preceduta da un tripudio di puttini... la Palla di Cacao! - Marenco)"

Colella lo zappatore: "... e se sterrando sterrando, canticchiando canticchiando, scavicchiando scavicchiando trovo qualche cosa, non so, una perla, un brillante, che faccio ? E se trovo un tubo del gas ?".

la Dottoressa Ada Venzolato in De Martiris, accanita fumatrice di pipa, affetta da cronici, interminabili accessi di tosse. Autorevole esponente del collettivo femminista oltranzista Caina e Abela (Marenco)

il Professor Aristogitone (anziano insegnante di italiano, ritiratosi a casa della Lontana Parente a rimpiangere i più antiquati modelli di scuola: "Quarand’anni di insegnamendo, quarand’anni di duro lavoro fra queste quattro mura scolastiche" - Marenco)

lo stilista Jean-Jacques le Baron de la Fiche de la Bagarre (Marenco)

Raimundo Navarro (astronauta spagnolo dimenticato in orbita da otto anni a bordo di una navicella spaziale, la Paloma secunda, mal costruita e piena di difetti tecnici: "Cornudos... cabrones! Me han ponido en esta orbita quadrada, esta orbita rectangular... cada curva es un golpe a la cabeza!" - Marenco)

il Colonnello Otto Muller (ex-ufficiale nazista - Marenco)

il Colonnello Buttiglione poi diventato Generale Damigiani ("Pronto? Chi sei? Bàllico? Passami Ruffolillo. Ruffolillo? Passami Bàllico" - Marenco)

il Lettore de "Il completo" (programma culturale a cura del Ministero della Pubblica Istruzione: " L’elenco dei principali 7 peccati capitali : accidia, invidia, ira, lussuria, avarizia, cattivèria, portinèria... L’elenco delle principali categorie degli uomini : primo - uomini buoni; secondo - uomini cattivi. Vi abbiamo trasmesso l’elenco delle principali categorie di uomini." - Marenco)

la Sgarrambona (impersonava con voce baritonale la donna più volte sedotta e abbandonata da Gianni Boncompagni - Marenco)

la signorina De Magistris

la signorina dei Grandi Magazzini ("Si ricorda alla gentile clientela che è vietato palpare le commesse" - Marenco)

lo Strillone della rivista "La Menzogna Illustrata" . (" La Menzogna Illustrata", "La Menzogna Illustrata" ! Correte nelle edicole! Clamoroso, clamoroso, Aroldo Tieri, Aroldo Tieri fecondato artificialmente dal mago Silvan! Silvan, grazie per avermi reso mamma! Sensazionale, tutti i particolari nella "Menzogna Illustrata" - Mario Marenco)

Pasquale Zambuto (ladro napoletano di assurdi bottini: "Non songo uno ladro! Songo uno sperimentatore abbbusivo!" - Marenco)

Il Venditore di generi di ristoro in spiaggia ("Patatata calda, grasso di maiale caldo, saponata bollita scaldata calda con patate carciofi cipolle agli peperoni maiale e lumache calde, sanguinacci caldi, sugna lardo sapone fangata schiumata calda, aranciata calda, bibite calde, canottiere calde...." - Mario Marenco)

Verzo (studente liceale svogliato e sgrammaticato: "C’hanno dato er tema: Bartolomeo Colleoni vita e morte. Ma noi amo fatto assemblea e amo deliberato de fa’ er tema: Er mio compagno de banco" - Marenco)

Vinicio (compagno di improbabili scorribande erotiche - Marenco)


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