Salvatore Lupo “La Questione” (Donzelli)


La questione meridionale una delle questioni irrisolte dell’Italia di oggi


di Emanuele G. pubblicato il 14 novembre 2016

E’ da quando sono nato che sento nominare “la questione meridionale”. Utilizzata sotto tutte le latitudini e spesso abusata. Rassomiglia al più classico dei prezzemoli nel senso che si può accostare a tutto e al suo esatto opposto. Chi intende fare bella figura innanzi al proprio corpo elettorale o nel corso di una conferenza oppure in un articolo deve per forza metterci “la questione meridionale”. Invece di farla diventare una seria piattaforma programmatica per aiutare il Meridione “la questione” si è trasformata in un Leviatano capace persino di impedire una corretta visione delle ataviche problematiche che affliggono le regioni a Sud di Roma.

Quindi, ho accolto molto favorevolmente il nuovo saggio del professore Salvatore Lupo uno dei più attenti e preparati studiosi della materia. E mica ha dato alle stampe un voluminoso saggio spesso quanto un mattone. Il risultato di un incredibile lavoro di sintesi è un “libriccino” di neanche 200 pagine. Duecento pagine ricche e faconde di spunti su cui si potrebbe discutere per giorni e giorni. Per certi versi il saggio intitolato “La Questione”, con un azzeccato sotto-titolo recante la dicitura”Come liberare la storia del Mezzogiorno dagli stereotipi”, rappresenta una guida per raccapezzarci in questo ginepraio indicato come “la questione meridionale”.

Certo si parte da un assunto che il Meridione è rimasto indietro. Tuttavia, tale giudizio è fin troppo affrettato in quanto a fatica il Meridione è andato avanti. Non per nulla l’autore esplicita dati economici che sfatano la nomea di un Meridione simile a un gambero. E’ ovvio che il Meridione ha sofferto e soffre di debolezze congenite. Basta vedere la gravissima crisi agricola che investì il Meridione negli ultimi decenni dell’Ottocento. Tuttavia a quel periodo si fanno risalire delle innovazioni e modernizzazioni senza precedenti nella storia del Sud d’Italia. Dopo di che l’autore si interroga sulla classe dirigente che ha rappresentato il Meridione a partire dagli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia. Rimarchevole la citazione del palermitano Gaetano Mosca. Il periodare del professore Lupo si staglia su una tripartizione della sua analisi: i primissimi anni del Regno d’Italia, quelli a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento ed infine gli anni del fascismo. Per ogni periodo individua i pensatori più acuti del pensiero meridionale e li ricollega alle grandi questioni nazionali. Il problema è che non ci si ricorda di loro, ma dei saggi – per la verità negativi e deleteri sul Meridione – scritti da Banfield e Putnam.

In sintesi, si ha la netta impressione che “la questione meridionale” sia diventata un qualcosa di assolutamente differente rispetto al Meridione. Anzi è una questione che vive in modo autonoma per colpa di una certa storiografia anni ‘50/’60 che ha dipinto il Meridione come un’area perduta per sempre e distaccata in maniera decisiva dal resto del paese. Mi piace chiudere tale recensione – ahimé breve – con le parole riportate nella quarta di copertina:

“In questi centocinquant’anni il Sud è effettivamente rimasto indietro (rispetto al Nord), ma nel contempo è anche andato avanti (rispetto al suo passato). Il punto è che, delle due affermazioni, la prima occulta la seconda e, possiamo dire, l’ha sempre occultata. Perché? Per il fascino della grande metafora dualista che sta dietro e sotto la questione meridionale: progresso contro arretratezza, modernità contro arcaismo, civilizzazione contro barbarie. A contro B. Nord contro Sud”.

Appunto questo è il senso della storia del Meridione e del saggio. Un saggio da consigliare perché apre il nostro cervello a più di un dubbio e butta dalla finestra i catafalchi imbiancati della “questione meridionale” ufficiale.

LINK UTILI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Lupo

http://www.donzelli.it/

CREDITI ICONOGRAFICI: La foto della copertina ci è stata fornita dalla casa editrice.

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