Il quadro della settimana: “Il cambiavalute e sua moglie” di Marinus Van Reymerswaele


1539. Olio su tavola, cm 83 x 97. Museo del Prado, Madrid


di Orazio Leotta pubblicato il 6 maggio 2014

Nei primi decenni del Cinquecento si fece evidente in Europa una profonda trasformazione sociale: una nuova economia di tipo capitalista e borghese aveva di fatto sostituita quella di radice feudale, protagonista della quale era l’antica aristocrazia. Il commercio dell’oro e dell’argento favorì in particolare la creazione di nuove grandi fortune e Anversa divenne capitale di un fiorente mercato monetario, avvantaggiata in questo anche dall’imperatore Carlo V, che aveva tutto l’interesse a proteggere i finanzieri che sostenevano la sua politica di espansione in Europa e nel Nuovo Mondo.

Marinus, 82)_Il_Cambiavalute_e_sua_moglie pittore olandese molto attento ai problemi sociali e religiosi degli anni della Riforma protestante, si inserì con le sue opere in una vivace corrente artistica che condannava esplicitamente l’avidità degli speculatori e dei banchieri. Furono quelle, dunque, le motivazioni che lo indussero a dipingere, con un’analisi impietosa, questa coppia di cambiavalute, più probabilmente usurai o esattori delle tasse. L’artista raffigura i due ricchi borghesi nell’atto di verificare con una bilancetta il peso esatto delle monete, che venivano spesso limate per ricavarne polvere d’oro.

Seduti l’una accanto all’altro, appoggiati su un tavolo coperto da una stoffa verde, confrontano il peso di un pezzo d’oro con quello di un piccolo disco e contano ansiosamente, con mani rapaci, le monete sparpagliate; la penna è pronta per annotare il risultato della pesatura. L’intensità dello sguardo con il quale la donna scruta attentamente le monete sfogliando il libro con le sue lunghe dita affusolate è segno evidente della sua avidità. Una luce nitida viene da sinistra, da una finestra che non vediamo.

Essa consente al pittore una descrizione analitica della realtà, nella quale sfoggia una prodigiosa maestria: agli oggetti viene conferita una sorta di consistenza “tattile”. In particolare egli valorizza ogni dettaglio con un disegno minuzioso. Sul tavolo, in primo piano, sono riprodotti scrupolosamente i libri dei conti e i registri, la pena e la borsa vuota e poi la mensola di fondo, la candela spenta e i rotoli di carta sparsi all’interno della stanza.

Quanto ai due personaggi abiti colorati e ricchi, toni accesi, vistose pieghe delle stoffe e un copricapo per entrambi. Della tavola del Prado esistono varie repliche dello stesso Marinus con poche modifiche e varianti, riconducibili alla stessa epoca, gli anni Quaranta del Cinquecento.

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