Salerno, l’Università non fa rispettare il divieto di fumo



di Vincenzo Raimondo Greco pubblicato il 9 aprile 2013

Salerno ( 9 aprile 2013).- Nella pagina che l’Università di Salerno dedica ai ‘Regolamenti’ ho cercato invano il “Regolamento concernente il divieto di fumo”. Una dimenticanza o una mia svista? Speriamo nella seconda soluzione. Sta di fatto che nel Campus di Fisciano, nei locali chiusi e in diversi uffici, si fuma anche sotto i famosi cartelli “Divieto di fumo” fatti affiggere dall’amministrazione universitaria. E dire che, secondo i più recenti studi, il fumo da tabacco contiene più di 4000 sostanze chimiche, alcune delle quali dotate di marcate proprietà irritanti ed altre, circa 60, che sono sostanze sospettate o riconosciute cancerogene, cioè sostanze che causano il cancro. Secondo la Commissione Tecnico Scientifica istituita dal Ministero della Salute sull’inquinamento dell’aria nei locali chiusi (cosiddetto inquinamento indoor), il fumo passivo è la principale fonte di inquinamento dell’aria negli ambienti confinati. Questa conclusione è stata fatta propria dal Ministero della Salute e dalle Regioni Italiane nell’accordo sulle Linee Guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati. Cosa fare quando ci si ostina a violentare i non fumatori? Cosa fare quando si è costretti ad attraversare vere e proprie nuvole velenifere? Cosa fare per far rispettare una nostra legge? Basta leggere il cartello che indica il "Divieto" e si noterà che vi è l’indicazione di colui o colei che è preposta al rispetto della legge. Secondo la normativa, infatti, per vigilare sul rispetto del divieto devono essere nominati degli addetti autorizzati ad elevare multe. «Coloro – si legge dal portale dell’INAIL -cui spetta per legge, regolamento o disposizioni di autorità, assicurare l’ordine all’interno dei locali dove vige il divieto, nonché i conduttori dei locali pubblici, curano l’osservanza del divieto, esponendo, in posizione visibile, i cartelli elaborati ai sensi del D.Lgs. 14 agosto 1996 n. 493 e del D.P.C.M. 23 dicembre 2003». E’ ancora il portale dell’Istituto nazionale contro gli infortuni che ricorda come «oltre alle sanzioni di carattere generale, per l’inosservanza del divieto di fumo nei luoghi di lavoro, altre sanzioni sono previste per i lavoratori, datori di lavoro, dirigenti e preposti come da D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008 e s.m.i.». I fumatori, si badi bene, non sono messi al bando. La legge, infatti, prevede che «si può fumare unicamente in locali riservati ai fumatori. Questi ultimi devono essere dotati di impianti, per la ventilazione ed il ricambio di aria, regolarmente funzionanti, aventi le caratteristiche tecniche fissate con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003». Ho, invano, cercato un locale per fumatori ma, nella struttura del rettorato dell’Università di Salerno, manca. O meglio, stando ai ben informati e alla mia memoria visiva, c’era; una stanzetta piccola, dotata di finestra, ma priva di impianto di aspirazione forzata dell’aria. Probabilmente questa carenza ha fatto decidere l’amministrazione, con buona pace di tutti, anche degli RlS (Rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza), per la chiusura della stanza per fumatori (indicata da cartelli ben visibili). Oggi, quella stanza è utilizzata da una associazione studentesca. Eppure le norma in “materia di tutela dei non fumatori” sono chiare tant’è che, solo per fare un esempio, l’Università di Pavia, con un apposito regolamento, non solo individua i «soggetti responsabili e preposti alla vigilanza» ma definisce anche i loro compiti. Per l’Università di Salerno la difesa del “non fumatore” non va oltre una adesione ai principi di legge. L’applicazione della stessa è tutt’altra cosa. Per il datore di lavoro, per il dirigente e per i preposti, che in base al d.Lgs. 81/08 e s.m.i., sono passibili di sanzioni, nulla viene deciso. Né ci sono sanzioni per chi nell’Ateneo salernitano trasgredisca il divieto di fumo negli ambienti in cui ciò è proibito perché nessuno le contesta ai sensi dell’art. 20, c.2, lett. b del d.lgs. 81/08 e s.m.i. In qualità di dipendente dell’Università di Salerno, ho più volte richiamato l’attenzione dell’amministrazione su queste cattive abitudini. E non da oggi, come dimostrano altri articoli pubblicati da Girodivite (Salerno, all’Università il fumo la fa da padrona – 30 marzo 2006). Ma non ne ho cavato un ragno dal buco. Di qui la decisione di inviare una richiesta di intervento alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Polizia Municipale di Fisciano, comune nella cui area insiste il campus universitario (vedi allegato). Cambierà qualcosa? Non lo so. So però che il generale silenzio non sarà per me un ostacolo. Credo , infatti, che si possa parlare di libertà e democrazia se ognuno di noi non calpesta quella degli altri. Infine una annotazione finale; o meglio, una domanda: perchè i non fumatori sopportano le prepotenze degli amanti della sigaretta e del sigaro?

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