Rossi contro neri, livornesi contro laziali


Da una parte un’enorme bandiera nera, altre più piccole con il tricolore e la croce celtica, slogan fascisti, scritte razziste e saluti romani. Dall’altro lato bandiere rosse, slogan con la falce e martello, inni e cori rossi, saluto con il pugno chiuso.


di Tano Rizza pubblicato il 13 aprile 2005

Da una parte un’enorme bandiera nera, altre più piccole con il tricolore e la croce celtica, slogan fascisti, scritte razziste e saluti romani. Dall’altro lato bandiere rosse, slogan con la falce e martello, inni e cori rossi, saluto con il pugno chiuso. Una sequenza di sfottò politici lunga due ore. Da una parte i militanti dell’estrema destra, dall’altre i militanti dell’estrema sinistra.

O meglio, da una parte i tifosi della Lazio, dall’altre quelli del Livorno. In mezzo? Una partita di calcio. Una semplice partita di pallone che è stata pretesto per alimentare gli odi tra le due tifoserie. I tifosi laziali alzano uno striscione che recita: Roma è fascista. La risposta degli ultrà livornesi: “bella ciao” e pugno chiuso. Cori da ventennio per i tifosi laziali che attaccavano i livornesi con “Livornese ebreo”-“Boia Chi molla” e vi a discorrendo.

Tifoseria rossa contro tifoseria nera per un derby tutto dal sapore politico retrodatato. Tensione alta sugli spalti e in campo. A confrontarsi erano le tifoseria più politicizzate d’Italia. Con i leader più schierati d’Italia: Di Canio con il suo saluto romano e Luccarelli con il suo pugno chiuso. Nessun intervento da parte delle forze dell’ordine per far scompartire gli striscioni, nessun controllo nel non farli entrare. L’importante per loro era non alimentare tensioni e scontri all’interno dell’Olimpico. E ci sono pure riusciti, in parte.

Strascichi della giornata di “sport”

Conseguenze per i livornesi: fuori dallo stadio qualcosa di grave è successo. Alla stazione S. Pietro il treno che doveva riportare i tifosi amaranto a casa, si è bloccato. Qualcuno ha tirato il freno a mano. Da quel punto il finimondo, inizia una lunga guerriglia con i poliziotti. Risultato 248 denunce e 6 arresti.

I tifosi accusano i poliziotti di violenza ingiustificata; i poliziotti denunciano gli ultrà per devastazione, resistenza e attentato ai trasporti. Ricordiamoci che i tifosi erano li per vedere una partita di pallone. I 248 tifosi del Livorno sono stati trattenuti nelle caserme romane fino alle 20. Quello che è successo al loro interno non è dato saperlo. Le tifoseri livornesi hanno dichiarato che si respirava un clima caro alle forze dell’ordine, quello della scuola Diaz e di Bolzaneto, Genova G8. Ma la notizia non ha trovato conferme.

Conseguenze per i laziali: multa di 25.000 euro alla Lazio per “apologia di nazismo” più la diffida. Due indagini aperti dalla Figc, la Federazione Italiana Gioco Calcio, una sul comportamento di Di Canio e una su quello di Luccarelli. Indignazione di tutta Italia e sdegno da parte della comunità ebraica nei confronti dei tifosi laziali, colpevoli di aver fatto sventolare per tutta la durata dell’incontro le bandiere naziste. L’organizzazione sportiva ebraica Maccabi ha chiesto alla Fifa di punire severamente la società laziale.

Il risultato della partita? Quello conta ben poco in queste situazioni.

Quello che sembra più assurdo è come una partita di calcio pùo diventare pretesto per un simile succedersi di fatti. Nelle tribune come in campo, la sfida è sembrata nettamente extra-calistica. Un duello tra opposti che ha avuto come scusante (cornice) una partita di calcio. Tensioni ideologiche, scontri, feriti, devastazioni ed arresti sembrano ben lontani dagli ideali sportivi. Ma nel nostro paese questa è una prassi che và avanti da decenni. Sono state avanzate le soluzioni più disparate: chiusura degli stadi, allontanamento dei facinorosi, alzamento di barriere mobili in caso i scontri tra tifoserie, telecamrere puntate su tutti. Ma il problema prima ancora che di ordine pubblico è culturale. Se non si capisce che lo stadio è luogo di sport e non luogo per sfogare le tensioni, tutte le proposte si infrangeranno contro un muro di ignoranza e politica deviata.

Quello che ci vuole è un cambiamento culturale forte, non le barriere mobili per contenere i "tifosi".

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